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Il punto di vista de Il Terronista: intervista a Diego Capece

Il 12 marzo è uscito il suo primo EP “Le Ballate del Terronista”, quattro brani dalle atmosfere folk: storie di briganti, terre dimezzate e ubriachi d’ amore. Ecco un’intervista al cantautore lucano Diego Capece, in arte Il Terronista.

 

Un nome, una dichiarazione d’appartenenza. Chi è il Terronista?

Come dichiarato in altre occasioni, il Terronista non è altro che un brigante dei giorni nostri, non nel senso indigeno del termine ma in quello ideologico. Come i nostri antenati briganti anni fa hanno lottato per difendere la propria terra, anche oggi che la storia si ripete “bisogna luttà pe lu pane ca avimma mangià” ,tanto per citare una nostra canzone. Molti ragazzi, nostri coetanei, più che lottare per i propri ideali, per i propri sogni, preferiscono che siano altri a lottare per tutti, ma è soltanto uniti che possiamo toccare il nostro sogno, perché un sogno comune in fondo è soltanto un desiderio.

Interrogatorio: hai dei complici, hai formato una banda?

Proprio banda è la parola più azzeccata! Potremmo sembrare una banda di nullafacenti, una banda con cui fare volentieri una scampagnata, ma in fondo questa banda è una grande famiglia e insieme credo che faremo cose più grandi di noi stessi perché credo in loro, credo nella nostra unione e crediamo nel nostro sogno. Ne approfitto per presentare il resto della band(a) formata da: Domenico Carabotti (tastiera e fisarmonica), Giovanni Catenacci (sax e clarinetto), Graziano Lamarra (percussioni), il nuovo acquisto Carmine Picardi (chitarra), Rocco Sinisgalli (basso), Nura Spinazzola (cori e percussioni), Danilo Turi (batteria).

Racconti con leggerezza di amori etilici, terre dimenticate, esistenze precarie ma nei tuoi testi non c’è ombra di rassegnazione. Dov’è il trucco?

Questo perché l’ho già fatto, i testi spesso rappresentano lo stato d’animo dello scrittore, a volte raccontano un periodo storico, altre volte raccontano storie vissute da o con occhi altrui. Questo è il momento di lottare, per questo non può esserci rassegnazione chi parte con questo presupposto ha già perso prima di cominciare, poi la battaglia possiamo anche perderla ma non senza aver lottato, senza averci provato
Il trucco è credere fermamente in se stessi e in chi condivide con noi un progetto, un’idea o altro perché è risaputo che l’unione fa la forza, porsi un obiettivo alla volta e raggiungerlo, bisogna salire uno scalino alla volta per non rischiare di cadere, di bruciare tutto ciò che di buono col tempo si è creato

Nell’ EP c’è un riferimento al tema musicale de Il Padrino; il cinema è tra le tue passioni?

Il cinema è una mia grande passione, amo ogni genere di film, anche se quando ho bisogno di staccare la spina mi affido al buon vecchio cinema italiano, ai cosiddetti b-movie ovvero i nostri cari film trash. Tornando al nostro EP, inserire il tema musicale de “Il Padrino” è stata un’idea azzeccatissima del nostro Mimmo (Domenico Carabotti).

Il Terronista non può essere buonista. Cinque pezzi che non suoneresti mai.

Questa è la domanda più difficile a cui rispondere perché la lista sarebbe infinita, più che i brani scarterei degli “artisti”, anche se la lista sarebbe più lunga, per non parlare di reality vari o talent show altrimenti rischierei di non finire più questa risposta, mi fermo ai cinque peggiori che in questo momento mi vengono in mente: Tiziano Ferro, Gigi D’Alessio, Marco Mengoni, Dear Jack, Modà.

A cena, con le tue ballate in sottofondo. Associa un piatto ad ogni canzone dell’EP.

Sicuramente assocerei alla prima traccia, ovvero “Il Terronista”, un buon antipasto di monti, quindi affettati di salumi nostrani, accompagnati da un bicchiere di Aglianico del Vulture. A “ Il ballo del disoccupato” associo un piatto di spaghetti aglio e olio, perché essendo disoccupato non posso permettermi piatti più ricchi. Per “ La ballata dell’ubriaco d’amore” andrebbe bene del pollo alla birra, tanto per restare in tema alcolico ed infine a “ La ballata di Franco”, dedicata al brigante Antonio Franco , originario di Francavilla sul Sinni (PZ), assocerei un arrosto di gamberoni perché la corazza degli stessi mi ricorda la pellaccia dura dei briganti.

Ho letto che tra qualche giorno sarai a Faenza sul palco del Primo Maggio organizzato dal MEI. Parliamo di questa iniziativa.

Giorni fa tutti gli artisti che fanno parte del circuito MEI sono stati contattati ed invitati al “Primo Maggio per gli artisti emergenti” e visto che noi abbiamo avuto modo di collaborare con lo stesso MEI è bastata una telefonata a Giordano Sangiorgi per accordare il tutto, siamo stati da subito entusiasti di questa opportunità irripetibile, sia per il prestigio del MEI ma soprattutto per l’iniziativa presa visto che si parlerà di un equo salario, equa ripartizione ed equi diritti per un futuro migliore anche di noi giovani artisti di questo Paese che di questo passo rischia di non aver più nulla di artistico.
Vi aspettiamo tutti al primo maggio di Faenza in Piazza del Popolo.

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