Home > Interviste > Intervista ad Alessandro Grazian: la sua “Età Più Forte”

Intervista ad Alessandro Grazian: la sua “Età Più Forte”

Per Alessandro Grazian arriva la sua “Età Più Forte“, disco che segna un traguardo musicale a distanza di ben 10 anni dal suo esordio. L’artista ci racconta in un’interessante intervista di cosa parla il suo nuovo album, realizzato con l’ausilio di alcuni amici come Rodrigo D’Erasmo, Enrico Gabrielli, Antonio Cupertino. In “Età Più Forte” c’è un richiamo alle sonorità dei primi lavori di Alessandro, ma anche un sound più diretto e più rock.

Ecco cosa ci siamo detti

Il disco nasce alla fine del tour di “Armi”, si potrebbe dire che ne è il figlio?

Il figlio non lo so. Mio fratello forse.. Non esiste in natura questa cosa! (sorride).
E’stato scritto dopo il tour di “Armi” e sicuramente è figlio di determinate suggestioni, però allo stesso tempo dico che è fratello perché, in realtà, al suo interno ci sono degli elementi che hanno un ritorno a delle sonorità acustiche che avevo un po’ accarezzato nei lavori precedenti. Si riallaccia in qualche modo ai primi album. E’ un po’ una raccolta di tutto.

Ascoltando questo disco sembra più diretto dei precedenti e anche più rock, come nasce questa scelta?

E’ un esigenza che ho sentito in maniera naturale. E’ stata anche un po’ la voglia di rinnovarmi e di essere più diretto. Volevo arrivare un po’ di più. Insomma, più un un bisogno che avevo in quanto persona che come musicista. In alcuni casi mi sono imposto di essere più auto-comunicativo, in altri mi è venuto più naturale. E’ una cosa legata a delle esigenze proprio umane, non solamente artistiche.

“L’età Più Fort”e ruota intorno alla crisi come scelta, ma c’è anche la disillusione. C’è nella crisi anche un’opportunità?

Assolutamente. La caratteristica di questo disco è un po’ quella. Racconta l’atmosfera di riscatto, parlando di un momento d’incanto. La mia disillusione è un po’ un disincanto: rendersi conto che le cose non sono come te le aspettavi, quindi magari hai sognato nella direzione sbagliata, o comunque hai avuto la sensazione di fare un percorso e poi accorgerti che non è esattamente roseo come pensavi.

Le prime parole che canto nel disco sono proprio “Fotti il tuo dolore prima che lui fotta te”. L’idea è quella di riuscire ad anticipare la mossa del nemico, e quindi anticipare la mossa del disincanto e cercare di trasformarla in qualcosa di nuovo, e magari anche di positivo.

Accanto a vecchi collaboratori, come Enrico Gabrielli, ci sono anche dei nuovi, Rodrigo D’Erasmo  e il fonico Antonio ‘Cooper’ Cupertino, come ti sei trovato a lavorare con loro? Che contributo credi ti abbiano dato?

Con Rodrigo c’era la voglia di lavorare insieme perché avevamo fatto già delle cose, come uno spettacolo teatrale. Rodrigo ha fatto l’ospite in alcuni brani ed è stato molto bello. Con lui mi trovo molto bene.

Anche con Cupertino è stata un’esperienza altrettanto bella. Abbiamo lavorato a tutte le registrazioni e al mixaggio, e non come Rodrigo un solo pomeriggio. Sono contento di aver collaborato con lui perché non volevo semplicemente che venissero documentate le canzoni, ma che fossero di un certo livello artistico.

Per scegliere cosa vuoi e chi sei, con quale Satana hai dovuto confrontarti?
Eh eh bella domanda… Diciamo che non esiste un solo Satana. Ce ne sono tanti, e non è necessariamente una persona o una situazione soltanto. E’ un tipo di seduzione pericolosa che puoi trovare in vari contesti o periodi che stai attraversando. Sicuramente riguarda anche le scelte che fai riguardo al tuo percorso artistico, in questo momento in cui magari le cose non vanno proprio bene nella discografia e in generale. Per tutto quello che è il mondo culturale, è molto complicato riuscire a difendere le proprie idee alle quali magari credi molto.

A volte il fatto di intravedere qualche successo facile o scorciatoia, un po’ seduce e io per ora non sono mai stato sedotto, ma ho visto persone che ci sono cascate.

Il titolo del disco omaggia Simone De Beauvoir, cosa c’è di questa autrice nella tua musica?
In realtà il disco non ha alcun collegamento con il libro. Ho preso ispirazione solo dal titolo. Il libro di De Beauvoir è una sorta di autobiografia. Io ho vissuto questo disco come un’autobiografia artistica, un modo per tirare le somme del mio percorso. Sentivo la forza di fare questo album, e anche l’età in quanto arriva proprio a dieci anni dal mio primo disco.

Nel libro di De Beauvoir c’è proprio questo concetto della forza e dell’età in cui mi riconoscevo. Era esattamente quello che stavo rivivendo io. E’ stato un album a cui mi sono dato veramente molto da fare. Ho impiegato molte energie per realizzarlo. Mi piaceva in qualche modo testimoniare questa fase della mia vita, che può essere la fase di tanti che si ritrovano a dover lavorare duro per difendere i propri sogni. L’idea del titolo è nata proprio per questo.

L’età più forte celebra 10 anni di carriera per te, cambieresti qualcosa guardandoti indietro?

Ma.. magari cambierei un po’ di sana ingenuità che c’è stata. Un’ingenuità che a volte è stata un po’ pericolosa. Avevo fiducia nelle persone attorno a me, e anche nel mondo in generale. Invece, questa ingenuità a volte mi ha creato qualche difficoltà e smarrimento. Adesso dopo 10 anni sono molto consapevole di come sono io e di come stanno le cose. Ma magari è andata bene così..

L’altra sera eri al Teatro Dal Verme di Milano al concerto di Cammariere, cosa apprezzi di lui?

Devo dire che io ho conosciuto Sergio, casualmente, 15 anni fa. L’ho conosciuto prima a Sanremo e poi c’è stato un pomeriggio che abbiamo trascorso a suonare. Ho un bellissimo ricordo di questa esperienza. Poi ci siamo continuati a sentire a distanza, e lui è stato molto carino con me.

La cosa che mi è piaciuta tanto di quella sera era il clima sul palco, e anche sotto il palco. Un clima che non sono abituato a trovare. Ho provato tanta gioia nel suonare perché mi ha dato una sensazione di vitalità che a volte nel mondo che frequento io non c’è.

Il disco è prodotto grazie al crownfounding con Musicraiser. Credi che questo tipo di piattaforme possano essere il futuro del mercato musicale, soprattutto indipendente?

Il futuro non lo so. Il presente secondo me si, a fronte del momento che è un po’ problematico, credo che alcuni progetti che hanno il dovere e il diritto di esistere possono trovare una risorsa nel crownfounding. Allo stesso tempo, può essere anche un’occasione di rifondare il rapporto che hanno le persone che ascoltano musica con la musica! Magari tutti danno un po’ per scontata la musica, come se fosse qualcosa che uscisse da sola dai rubinetti.. e invece, è anche è bene anche avere la percezione reale che la musica è fatta anche di impegni economici.

Nella tua carriera ti sei dedicato anche al teatro e alle colonne sonore, a tuo parere che rapporto c’è tra musica e immagini?

A me piace molto il rapporto tra musica e immagine. La musica applicata al visivo è una cosa che mi ha sempre affascinato. Sono un appassionato di colonne sonore. Credo che da sola, la musica, abbia una componente comunicativa gigantesca. Nonostante sia impalpabile ha il potere di dare un carattere alle cose.

C’è un film di cui avresti voluto firmare la colonna sonora?
Ce ne sono tanti! Mi vengono in mente quei film che hanno colonne sonore come quelle di Ennio Morricone, dove la musica e le immagini sono perfettamente aderenti, e fantasticando mi chiedo come sarebbero state con un altro. La sfida sarebbe quella di “rimusicare” dei film dove le musiche sono già perfette!

Potrebbe essere un esperimento un po’ spiazzante, ma una bella sfida: ad esempio immaginare “Il Buono, Il Brutto e Il Cattivo” o “Per Un Pugno Di Dollari” , brani che sono diventati famosissimi, con tutt’altra musica.

Vedrai il prossimo festival di Sanremo? Se si, farai il tifo per qualcuno?

Martedì sarò a Bologna quindi non lo vedrò, idem mercoledì sarà a Milano. Mi restano giovedì, venerdì e sabato.. Chi lo sa.. L’anno scorso c’è stata una cena con Enrico Gabrielli e abbiamo visto una puntata, è stato molto divertente, si parlava un po’ sopra le immagini e ogni tanto si ascoltava. Ma da solo non mi metterei mai.. Lo dico senza snobismo. In generale, non guardo la televisione.

Penso che Sanremo abbia una sua dignità come programma televisivo dal punto di vista musicale. Si capisce che tutto quello che accade è un po’ in funzione dello spettacolo televisivo. Ma ripeto, non voglio snobbare, sono io che non sono un appassionato.

Scroll To Top