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Intervista ad Aga: questa non è una canzone

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Alessandro Gomma Antolini, in arte AGA, ha da poco pubblicato il video di “Questa Non È”, un brano visionario, psichedelico e allo stesso tempo dalle trame dance-pop di raffinata ricerca, dalla forte pretesa di essere in cerca (appunto) di risposte importanti. E le domande che ci propone AGA non sono per niente banali: l’inciso che si ripete con fare quasi lisergico ci porta a rivalutare il concetto di canzone, di cos’è e soprattutto di cosa non è. Ripercussioni ovviamente sociali in questo andare oltre l’effimera apparenza delle cose, concetto ampiamente portato alla luce dal video diretto da Enrico Zavalloni. Una forma canzone che cerca l’emancipazione, avanguardia non troppo spinta e non troppo anarchica ma pur sempre attenta a demolire o – come meglio dice lui – a trasformare, a codificare in altro modo ogni cliché di nostra abitudine. Un progetto davvero molto interessante che darà vita ad un Ep dal titolo “Dream On” in uscita a novembre. In questa intervista Aga ci racconta qualcosa di più su di sé e sul suo lavoro discografico.

Si parla spesso di non canzone riferendosi a questo tuo nuovo singolo. Come a dire: la verità ormai è in quello che non si vede?

Nella canzone esiste uno spiraglio di vita vissuta in più momenti dettati dal qui ed ora. Noi possiamo sentirci in un modo per poi essere nel lato opposto.

Dunque: per AGA cosa sono le canzoni? O meglio cosa non rappresentano?

La canzone per AGA è comunicare, portare alla realtà qualcosa che alla base non lo è.

E, pensando al passato storico della canzone a livello mondiale, cosa accadeva di diverso? All’epoca era proprio la canzone a rappresentare la verità, la vita delle persone… o sbaglio?

La canzone nella produzione di AGA non è verità ma riflessione senza pretese ed ognuno può farne l’uso che vuole. Bello è quando una canzone diventa efficace per il momento di vita che si sta trascorrendo.

Nel video hai “dissacrato” luoghi comuni, li hai mostrati con una nuova faccia. In particolare li hai messi a nudo. Ecco: come a dire che anche i luoghi sono ormai considerati in modo effimero per l’uso ne fa il popolo? Nel loro silenzio, nel loro tornare luoghi e basta, cambiano di senso e di significato? Dov’è la verità?

Non era il mio intento quello di dissacrarli ma di trasformarli sotto vesti in cui ci accorgiamo che i sentimenti cambiano non solo nel tempo ma anche nel momento in cui li viviamo. La verità è soggettiva è da qui che si può partire con una nuova trasformazione.

L’incedere costante e severo dell’inciso ha una forza caratterizzante e allo stesso tempo sognatrice. Un sapore agrodolce se vuoi… dunque il tuo è un punto di vista, un consiglio o un messaggio fermo e perentorio?

È rassegnazione con fiducia. Tutti quelli che hai citato nella domanda sono caratterizzati da un coraggio di fondo che ci permette di credere in ciò che stiamo facendo anche se “solo soli”.

Un taglio sociale e filosofico in una musica che ricalca sentieri di anni ’90 e quel tanto di psichedelia che lascia vagare oltre le linee dell’evidenza. Non pensi che tutto questo distolga o distragga l’attenzione del pubblico dal messaggio importante che veicola il brano?

Se gli anni ’90 sono alla base del brano non credo si possa pensare che questo distragga. Credo sia un modo nuovo per creare attenzione e contaminazione con tutto il suono odierno rievocando quel meraviglioso mondo.

A chiudere vorrei facessimo un cenno a questo nuovo Ep in uscita tra poco… a novembre se non sbaglio… “Dream On”. Cosa dobbiamo aspettarci dalle sue canzoni? Avrai un taglio sociale e filosofico? O andrai su qualcosa di più concreto e “pop”? Per quanto nella tua produzione non troveremo mai niente di “pop”… ma i cambiamenti non sono mai da escludersi vero?

Nell’Ep troverete AGA che si rivolge alla Musica come esperienza da vivere. Un connubio fra neopsichedelia e realtà. “Respiro” sarà il brano a confine fra il pop e l’ indie. A novembre uscirà “Dream On” a voi il piacere di ascoltarlo.

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