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Intervista ai Mirò, la musica “utile” come impegno sociale

L’incontenibile flusso di musica pop di cui è possibile disporre oggi in Italia ha raggiunto sicuramente livelli quasi imbarazzanti, che nella stragrande maggioranza dei casi si accompagna all’analisi di prodotti nemmeno troppo impegnati (soprattutto a livello di stesura dei testi della varie canzoni). L’impressione che si ha è quella di un’estrema banalizzazione dei temi più classici (la vita, l’amore…) che, triste a dirsi, non sembra lasciare troppo spazio a quei messaggi volti più al sociale di cui un po’ se ne sente la mancanza. A meno che a prendere in mano la situazione non sia un’affermatissima pop star che il più delle volte finisce quasi con l’essere celebrata solo per aver preso spunto dall’ultimo argomento più in voga e in grado di toccare con estrema facilità le corde della sensibilità popolare. E il guadagno è assicurato.

Per fortuna della “nuovissima” generazione 2.0 (e non solo) esistono ancora delle eccezioni frutto di qualche valida produzione indipendente (dio le benedica!) che sceglie di portare avanti i progetti musicali di gruppi e solisti che ancora credono che la musica sia qualcosa di più importante rispetto a un semplice intrattenimento: un veicolo in grado di trasmettere messaggi positivi e di cambiare lo stato delle cose all’interno della nostra società. I Mirò (nome che nell’accezione latina rimanda al “meravigliarsi”), giovanissimo gruppo pop rock nato nel 2011 in Monza e Brianza (MI) ad opera principalmente di Fabio Ricci (voce e chitarra), costituiscono una di quelle eccezioni che hanno fatto di questo immenso potere della musica il loro stesso codice di vita, con la scelta di un percorso forse un po’ pretenzioso per questi tempi, ma che sicuramente rappresenta a modo suo ciò di cui si ha più bisogno in questo momento per tornare anche solo ad apprezzare la produzione indipendente italiana in chiave pop.

Abbiamo intervistato Fabio Ricci, cantante e chitarrista della band.

Come nasce il progetto Mirò?

[F. R.] Nasce nel febbraio del 2011 come evoluzione naturale della mia avventura iniziale come cantautore. Dopo aver portato in giro le mie canzoni grazie a una band di supporto (“Fabio Ricci e la F.P.R. band”) sono voluto andare alla ricerca di qualcosa di più particolare, dal sapore più rock. Il primo che ho voluto coinvolgere in questo nuovo progetto è stato mio fratello Cisco che nel frattempo era diventato un ottimo violinista e nel corso degli ultimi anni (tra varie produzioni e concerti) abbiamo riformato più volte la line up del gruppo. Ora siamo sei membri, compresi Valentina Sala (Cori/Tastiere), Margherita Carbonell (Basso), Mattia Scarpetta(Chitarra) e Diego Verzeroli (Batteria), in una media di età compresa tra i 20 e i 30 anni.

Nella vostra “carriera” c’è sempre stata una grande partecipazione a sfondo sociale.  

[F. R.] E’ una cosa voluta perché viene dall’educazione che ho ricevuto. Ho fatto parte per anni di una compagnia importante di teatro amatoriale che ha sempre lavorato in questo senso e questa cosa mi è rimasta. Ho voluto stringere dei legami forti con le varie associazioni con le quali ho collaborato e far conoscere alle persone che ci seguivano il mondo del volontariato che è bellissimo. Tutto ciò rimanda alla missione stessa dei Mirò.

Quindi anche la vostra musica è influenzata da questo impegno. Qual è lo scopo?

[F. R.]Il primo album “A Luce Spente” era una dichiarazione vera e propria del messaggio che volevamo trasmettere, oltre a costituire un sostegno per una delle associazioni (“LELE Forever ONLUS” per la costruzione della casa accoglienza per i familiari dei malati di leucemia). Da quel momento in poi siamo stati impegnati anche nelle nostre personali fasi di crescita (lo studio, il lavoro), finché lo scorso anno non abbiamo rilasciato l’ultimo album “Sogno Di Libertà”, con un sound più definito e testi meglio costruiti. Lo scopo è lasciare un messaggio propositivo alle persone parlando di temi importanti, ma senza risultare pesanti. Da qui anche la scelta del genere più rock. La canzone deve essere popolare e saltare subito all’orecchio.

Sembra quasi un combat folk il vostro. Avete dei gruppi che vi ispirano particolarmente?

[F. R.] Ascoltiamo tutti vari generi, però non ci rifacciamo a nessuno in particolare. Ognuno ha subito influenze diverse anche perché siamo giovani e alcuni di noi hanno un approccio alla musica differente (magari perché hanno studiato al conservatorio), ma alla fine l’importante è perseguire l’obbiettivo comune e  partecipare alla realizzazione di un brano mettendo la propria personalità attraverso il gusto e lo stile. Persino le canzoni più vecchie ci ritroviamo oggi a ri-arrangiarle completamente. Credo sia una naturale evoluzione musicale.

Quale messaggio vuole trasmettere il vostro ultimo brano “Basta”?

[F. R.] Il pensiero ricorrente delle persone che sono stanche di tutto quello che accada in Italia, della politica che affronta i problemi in modo sbagliato. La gente ormai non ce la fa più e vuole dire “basta” a tutto questo. Anche in questa canzone la scelta ricade su una strofa impegnata e un ritornello scanzonato, per mantenere vivo l’intento propositivo..

Quali sono i vostri progetti futuri?

[F. R.] Nel 2015 abbiamo avuto meno concerti, perché abbiamo sistemato la band e scelto una linea guida per il nostro genere seguendo la falsa riga dell’ultimo album (folk-rock-pop). Per il prossimo anno avremo una produzione sicuramente più impegnata: in cantiere c’è un nuovo album che accompagneremo finalmente a videoclip, gadget ecc. Anche i concerti saranno pensati in maniera diversa, non ordinari ma più spettacolari, magari spingendoci anche fuori dalla Lombardia. Nel frattempo continueremo sicuramente a collaborare anche con le varie associazioni di volontariato, oltre che con gli organizzatori dell’intrattenimento e dello spettacolo per il Gran Premio di Monza: siamo probabilmente la prima e unica band che si sia mai esibita all’Autodromo in occasione del GP e sono ormai tre anni di fila che ci richiamano!

Non vi interessano le vetrine che possono fornirvi i vari festival o talent show?

[F. R.] Non cerchiamo il successo come gli altri artisti: a noi interessa portare avanti solo i nostri messaggi e finora il riscontro è stato più che positivo. Vogliamo riportare la vera musica indipendente nelle piazze come un tempo, con produzioni sempre nuove. Anche perché credo che in giro ci siano fin troppe tribute band per i miei gusti!

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