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Intervista ai Negrita: la band presenta “9” a Milano

I Negrita tornano sulla scena musicale con un nuovo disco di inediti intitolato semplicemente “9”, prodotto da Fabrizio Barbacci e in uscita martedì 24 Marzo per Universal Music Italia. Il disco, registrato al “Grouse Lodge” (Rosemount, Irlanda) e masterizzato da Ted Jensen allo “Sterling Sound” (New York, Usa), contiene 13 brani che recuperano le radici della band, dal pop, al rock, al funk, fino alla psichedelia.

Il disco è stato presentato al Fabrique di Milano lo scorso venerdì 20 marzo, un’occasione per fare due chiacchiere con i tre capisaldi della band: Pau, Drigo e Mac.

Ci spiegano come è nato il disco, su quali presupposti e in che periodo:

Nel periodo in cui abbiamo composto il disco, eravamo a Roma per la realizzazione del musical Jesus Christ Superstar, prodotto da Massimo Piparo, al Teatro Sistina di Roma con la partecipazione di Ted Neeley nel ruolo di Gesù. È stata un’esperienza bellissima ma straniante. Primo perché siamo soliti viaggiare quando componiamo, e secondo non siamo specialisti del musical. Mattina e pomeriggio in studio a Roma, e poi tutte le sere a rappresentare l’opera. Ovviamente le due cose si sono sovrapposte, tanto da condurci in alcuni momenti a seguire quel sound di fine anni ’60 inizio ‘70 di Jesus Crist, il funk, la psichedelia. La mescolanza ci piace, abbiamo anche osato in ritmiche di quei tempi, come i cinque quarti di “Ritmo Umano”. Quindi Jesus Christ è entrato in qualche modo nell’album. E poi ovviamente non mancano striature degli anni ’80, periodo in cui siamo cresciuti: questo album è anche frutto di riscoperta.

Una riscoperta nel vero senso della parola: 1989 è un pezzo che i Negrita avevano nel cassetto da tempo

È stato riposto in un cassetto per quasi 12 anni. Era uno degli spunti musicali per “L’uomo Sogna Di Volare” ma aveva un sound che non si sposava col resto di quel disco. Cesare è andato in archivio e ha tirato fuori questo pezzo che alla fine è perfetto per “9”. Parla di un anno di svolta per la nostra generazione, la protesta di piazza Tienanmen, il muro di Berlino. Tutti gli altri brani del disco invece sono stati composti nel periodo romano, nel 2014.

Una band di viaggiatori che non rinuncia mai a questa tematica nella propria musica. Questa volta hanno scelto l’Irlanda

I nostri dischi precedenti nascono all’insegna di viaggi importanti. Questi viaggi ci hanno sempre portato in paesi e territori alternativi rispetto alla scena rock: Brasile, Argentina, Messico, Spagna. Avevamo voglia di tornare alle radici del rock. Da qui la scelta di andare in Irlanda, non certo per abbeverarci musica folk, di cui nel disco non c’è traccia, ma per impregnare ogni senso del sound anglosassone con cui ci siamo formati. E credo che l’atmosfera abbia influenzato positivamente il sound che abbiamo generato: è un album più maturo, forse anche un po’ più “scuro”, con tinte più fosche rispetto ai precedenti. Ci siamo immersi nella campagna, lontano da distrazioni. E poi lo studio era qualcosa di eccezionale dal punto di vista tecnico.

Questo album è ricco di tematiche, anche molto attuali. Come in “Poser”

Il pezzo è stato scritto col Cile. Volevamo ironizzare, visto che anche scherzando si possono dire delle buone verità. Non esistono più le rock che arrivano dalla strada, non esistono più i club, ma per quanto ci riguarda questo è il nostro modo di vivere la musica. Ora passa tutto attraverso al televisione, ed è molto triste. Non si vuole verità ma si cercano solo i format e prodotti preconfezionati. Sono prodotti ben fatti, in realtà,, ma bisogna capire quanto c’è di reale. In questi talent, i veri autori perdono mentre gli interpreti vincono: lo trovo triste.

 

Dal 10 aprile sarà possibile vederli live in un tour in uno “spettacolo di vero rock, il più vero possibile” e che vedrà la partecipazione dei due nuovi componenti: Ghando, già presente nel tour teatrale acustico, e Giacomo Rossetti, bassista.

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