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INTERVISTA | Anastasio: “il rap è un racconto crudo, limitarlo è limitante”

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Per Anastasio è la prima volta sul palco dell’Ariston. In gara tra i Big con il brano “Rosso di rabbia“, un testo un po’ più complesso di quelli che solitamente scrive. Anastasio ci spiega cosa significa per lui questa canzone.

Rosso di rabbia è solo una parte di te, e la restante parte qual è?
È una parte di me perché parla di una sensazione che ho provato sulla mia pelle dopo X Factor. “La fine del mondo” era un pezzo molto intimo per me. Mi sono sentito privato di quel pezzo. Se c’è un filo rosso credo sia il mio essere riflessivo.

Cosa pensi su quello che è successo ieri sera?
Ero a cena con i pinguini, siamo rimasti molto male ma non ne so molto e non mi sento di commentare la vicenda.

Cosa ti fa diventare rosso di rabbia?
Le ingiustizie.
Pensi che nel mondo della musica debbano esserci dei limiti?
Ad oggi ogni scusa è buona per parlare di rap e la maggior parte è gente aliena al rap, non sa di cosa parla. Il rap è un racconto crudo, volerlo limitare è limitante. I testi possono educare e possono fare il contrario ma non possiamo istituire un tribunale per stabilire quale buono e quale cattivo.

Avevi detto in una dichiarazione che il bel canto ti aveva scocciato. Ma a Sanremo ci sono anche questi brani..

Non è che ha stancato, ma da solo non basta. Artisti forti all’estero come Il Volo hanno riscosso molto successo ma in Italia vengono surclassati da quelli che si improvvisano rapper.

Secondo te la criticità del tuo testo non ti ha permesso di aiutare a tutti?
Si penso di sì. Credo di aver portato un pezzo di impatto forse non chiaro come altri miei pezzi.

Per te è difficile scrivere un pezzo sulle note di de Gregori rispetto a quando lo fai per i tuoi brani?

Finora hanno scelto per me dei pezzi bellissimi e mi riesce anche facile scriverli e mi diverto. Difficilmente entra in ballo un discorso d’ispirazione che invece trovo quando scrivo pezzi per le mie canzoni.

Tutto quello che fai è dettato dalle tue emozioni o c’è qualcosa che devi fare e non faresti mai? Tipo Sanremo…
Ma partecipare a Sanremo è una scelta personale non c’entrano i discografici. Nessuno ti obbliga a farlo, ogni cosa che ho fatto è stata per mio volere.

Come definiresti questo Sanremo?
Lo definirei un successo, anche la produzione artistica mi è piaciuta.

Hai mai provato a trasformare la rabbia in energia positiva?
Non credo che la rabbia sia un sentimento positivo. Per me è sempre stata una maschera, per esempio per mascherare la tristezza. Francamente l’unica cosa di buono che ho ricavato dalla rabbia sono le mie canzoni, ma forse perché ho il dono di saper scrivere.

Hai scelto di duettare con la PFM e proporre un pezzo di Renato Zero. Mi sembra un po’ un controsenso rispetto a quello che dicevi prima sul bel canto..

La PFM per me è un gruppo immortale. La loro produzione non invecchia. Più che altro mi riferisco alla musica leggera e la PFM non ha mai fatto musica leggera. Loro continuano tuttora a giocare con la musica. E mi piacerebbe ancora collaborare con loro.

 

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