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Intervista a Bol&Snah: dai fiordi norvegesi all’Italia

Bol&Snah è il nome dietro cui si celano niente meno che la voce e i maneggi elettronici di Tone Åse, le tastiere e i synth di Ståle Storløkken, le percussioni di Tor Haugerud, ma soprattutto le chitarre graffianti di Hans Magnus Ryan, meglio noto al pubblico come Snah, storico chitarrista della noiseband Motorpsycho.

Dai freddi fiordi norvegesi, eccoli giungere in Italia per un mini tour, che toccherà tre diverse città, in attesa della pubblicazione del loro quinto album, prevista per la prossima primavera.

Ecco quello che ci siamo detti.

Ciao ragazzi benvenuti su Loudvision! Vi va di raccontarmi un po’ del vostro nuovo ep e dei singoli “Sidewalks” e “Reality”?

Ciao Laura, grazie a te! Entrambe le canzoni sono state scritte da Tone Åse, utilizzando alcune poesie di Rolf Jacobsen, uno degli esponenti poetici del primo modernismo norvegese. Lei lo adora! E’ uno dei suoi preferiti. Per il nostro gruppo queste canzoni rappresentano una svolta attraverso sonorità più strutturate. Utilizziamo ancora l’improvvisazione, ma dentro uno schema prestabilito, diversamente da quanto fatto in passato; ad esempio con il disco “Numb, Number” e col nostro progetto audiovisivo “Skylab” ci siamo affidati in parte alla libera improvvisazione. Non avevamo strutture prestabilite.

Capisco e ho accolto con piacere il vostro ep, inoltre ho letto che la prossima primavera uscirà il nuovo album. Potete darmi qualche anticipazione a riguardo?

Sì, lo registreremo a Marzo 2015. Attualmente stiamo preparando diverso materiale in tour, proprio perché secondo noi l’esperienza musicale deve tantissimo alla componente live e vorremmo far maturare il disco sul palco, prima di registrarlo definitivamente. Possiamo dirti che utilizzeremo ancora lo stesso studio e ci serviremo del medesimo pool tecnico dell’ep di “Sidewalks/Reality”, fra cui il fonico Jørgen Træen che si è detto veramente felice di poter collaborare nuovamente con noi! Per quanto riguarda l’aspetto puramente musicale, l’album conterrà entrambi i brani usciti ora e pure del materiale testuale. Ci piace la musica onesta e sincera e crediamo che quella che proponiamo lo sia. Non ci sono distanze in ciò che facciamo – ad esempio fra parola e melodia – noi cerchiamo di creare immaginari dove chiunque possa rispecchiarsi, un po’ come fa la poesia stessa.

Credo sia fantastico non porre barriere alla creatività, lasciarla fluire liberamente, non vincolandosi in etichette o schemi prefissati, ciò vi fa onore. Sfortunatamente ho notato che in rete non ci sono vostri videoclip, eccetto delle performance live registrate dai vostri fan (su Youtube) e il progetto audiovisuale “Skylab” (su Vimeo). Pensate mai di girare qualche clip per promuovere i vostri pezzi?

Questa è davvero una bella domanda! Venendo dal mondo del jazz, siamo abituati a considerare un videoclip come un mezzo per riprendere una parte del nostro concerto, quindi un puro supporto visivo al live. Il pensiero di girare un giorno un “vero” video musicale ci fa un po’ paura, ora come ora… come combineremmo musica e parole? Non è semplice, per noi. Dovremmo fornire una sola lettura, mentre a noi piacerebbe lasciare libera interpretazione, anche alle immagini. Penso che un video del genere debba essere astratto, senza l’intenzione di raccontare una storia tramite la musica. Al momento, non è una nostra priorità, ma col tempo, credo che inizieremo a prendere in considerazione anche questo aspetto visuale.

Ho visto che recentemente avere promosso il vostro ep su Spotify. Cosa pensate a proposito di queste piattaforme per l’ascolto gratuito? Sono una nuova opportunità o un modo per uccidere la musica?

Beh, queste piattaforme sono – o potrebbero rivelarsi – entrambe le cose, almeno per il loro funzionamento odierno. Sono sicuramente un modo per raggiungere quanto più pubblico possibile, ma il modello di business su cui sono costruite, non è assolutamente congeniale per gli artisti. Non possiamo evitare la diffusione dello streaming, ma dobbiamo lavorare affinché si possa avere un modello di economia sostenibile ed equo, per entrambe le parti; per far ciò servono dibattiti pubblici e l’interesse delle organizzazioni musicali e politiche.

Mi trovate pienamente d’accordo. Cambiando totalmente discorso, cosa mi dite del vostro stile musicale? Quanto pesano le vostre esperienze passate in ciò che proponete oggi? Cercate un punto di fusione o no? Mi riferisco soprattutto all’esperienza coi Motorpsycho.

Mi piace pensare alla musica di Bol&Snah come una fusione di stili diversi, una sorta di melting pot, o ancora, una simbiosi imprevedibile. Ognuno di noi porta con sé un carico di esperienze del passato, alcune sono comuni, altre individuali; nel nostro percorso musicale c’è sempre un’apertura per tutto ciò che succederà a livello musicale, testuale e dinamico. Suonare, per ogni componente della band, è sinonimo di improvvisazione, anche quando i piani sono piuttosto chiari. Quindi, per rispondere alla tua domanda, le esperienze passate rivestono una componente importante, anche se le nostre sonorità sono in parte divergenti.

Ne approfitto per chiedervi un’altra cosa. Cosa provate quando suonate? E cosa rappresenta il progetto musicale Bol&Snah per voi e le vostre vite?

Per ognuno di noi, Bol&Snah è il sinonimo di un’intensa esperienza creativa, che ci dà la possibilità di creare musica in ogni momento, assemblando materiale in modo sempre diverso e con una componente ogni volta imprevedibile. Anche se si segue uno schema prefissato, oppure se si ha già tutto pronto – come nel caso di un album- , ci si deve comunque preoccupare ogni volta di come si suona: suonare è un impegno costante, una forma di dedizione. Fare musica in questo modo, rende ogni istante veramente prezioso e indimenticabile.

Sempre a proposito della componente emotiva, cosa vi piacerebbe trasmettere a chi vi ascolta?

Siamo fiduciosi sul fatto che la musica trasmetta sempre un’emozione all’ascoltatore, che sia capace di smuovere quel “qualcosa” dentro di lui. Può trattarsi di un’esperienza fisica, di un’immagine mentale o di un sentimento. Gioia, dolore, curiosità, rimpianto… quante emozioni possiamo contare? La musica può significare qualunque cosa, non importa chi sei, cosa fai o di cosa hai bisogno, troverai sempre la risposta giusta fra le note. E noi speriamo di suggerire, a chi ci ascolta, una risposta.

Cosa mi dite invece del pubblico italiano? Fra pochissimo inizierà il vostro tour qui da noi. Ho letto che sarete in cinque città diverse!

Purtroppo ci hanno confermato solo tre date, ma ci rifaremo certamente appena l’album sarà pubblicato!

Oh, non lo sapevo.

Sì, sul nostro sito (http://www.bol.no/) erano segnalate cinque date, ma abbiamo provveduto a correggere. In definitiva suoneremo a Pordenone il 6 (Il Deposito), a Bologna il 7 (Locomotiv) e a Bergamo (Druso Circus Club) l’8 novembre.

Non vedo l’ora di sentirvi!

Oh, anche noi non vediamo l’ora di esibirci! L’ultima volta che abbiamo suonato in Italia (n.d.r. novembre 2013), ci siamo sentiti a casa, il pubblico ci ha accolto benissimo; abbiamo avuto l’impressione che voi italiani siate davvero calorosi e generosi con chi vi circonda. E come non parlare del cibo? Semplicemente fantastico! E’ sempre un piacere tornare in Italia.

Vi faccio un’ultimissima domanda. Ascoltando i vostri brani – e alla luce delle vostre considerazioni sul mondo musicale-  c’è un aspetto che mi colpisce: la ricerca continua fra parola, musica e immagine. Ciò si nota in tutto il vostro lavoro, ma soprattutto in “Skylab” (n.d.r. progetto audiovisuale del 2008) e perché no, nel divertente gioco di parole in “Numb-number”. Che progetti avete in mente?

Grazie, ci fa piacere che tu abbia notato questo aspetto, ed è realmente ciò che cerchiamo di fare! Siamo felici quando qualcuno lo apprezza. Come abbiamo detto prima, testi e poesie significano moltissimo per la musica che creiamo; la scelta stessa è molto spesso connessa con il modo in cui creiamo immagini mentali, più o meno profonde, attraverso il tessuto musicale-testuale. Ciò che ci interessa, è permettere a testo e parole di respirare, quasi si trattasse di un rapporto osmotico, lasciando le porte aperte alle percezioni. Tornando alla domanda che ci facevi sul girare dei video, per questi motivi ci risulta un po’ difficoltoso, poiché sarebbe limitante rendere delle immagini mentali con una sola visione. E’ molto meglio lasciare libera l’interpretazione; ciò non significa che non creeremo mai un’immagine scenica più specifica – anche se astratta – come abbiamo fatto per “Skylab”. Vedremo, a seconda delle risorse disponibili. Possiamo anticiparvi che abbiamo in cantiere molte altre cose, vedrete!

Con queste premesse intriganti, salutiamo i Bol&Snah, rimanendo in attesa di vederli in azione sui palchi italiani.

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