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Intervista a Ensi: dalle battle underground al Rock Steady Tour

Partirà questa sera da Milano il suo Rock Steady Tour e intanto Ensi ci ha raccontato in una lunga e interessante intervista le sue impressioni, aspettative ma anche la sua vita e il suo freestyle. Lo scorso settembre è uscito il suo album “Rock Steady”, un disco di cambiamenti per Ensi, legati alla maturità e alla professionalità che arriva dopo tanti anni di gavetta sul campo.

Dalle battle del circuito underground.. a voi Ensi!

 

Ciao Ensi, come stai?
Bene bene grazie!

Parliamo del tour, cosa dobbiamo aspettarci?
Diciamo che la bella esperienza che mi si prospetta davanti, quindi il tour ufficiale, un disco molto importante con una grande major come la Warner, sono un po’ il contorno.. ma quella che è la portata principale non cambia. Chi sa chi sono e che faccio si troverà di fronte uno show di hip hop senza compromessi. Qualcosa d’impatto, che sono abituato a fare. Non mancheranno i momenti di freestyle, gli ospiti, i brani del nuovo disco così come i vecchi classici. Un live nella formula classica, insomma.

Mi accompagnerà Dj 2P che è da sempre la mia spalla dal punto di vista live. In questo momento alquanto favorevole per questo genere di musica, in cui tutti i riflettori sono puntati sul rapper italiano, faremo in modo di fare la “differenza”. Dimostrare, quindi, che questa cosa funziona quando si ha la tecnica, lo stile necessario e le skills per riuscire a portare a casa un risultato importante. E questo non è sempre scontato. Anche a me è capitato di andare vedere dal vivo concerti di grandi artisti, dei quali magari ho grandi aspettative, ma che dal vivo rendono di meno.

Ti volevo chiedere proprio questo, se il freestyle farà parte dei tuoi concerti, poiché sei considerato il miglior freestyle in Italia…

Si, assolutamente. È un elemento che non può mancare, prima di tutto perché mi ha reso più celebre. Cercherò di fare qualcosa che ha già il nome che mi sono ritagliato, e di diverso dagli altri. Nel senso che chi va a un concerto di Ensi, si aspetta il momento del freestyle a differenza di altri concerti.  Questo perché per via di questa nomea sono costretto, e fortunatamente le skills mi supportano, a dare sempre il 200%.

Quando tocca a me, la gente dice “cazzo Ensi è il più bravo.. come mai non ne ha fatto uno decente!”. In realtà, il freestyle è temporaneità, può succedere dove viene bene, e dove viene un po’ meno bene.. di certo non può venire male se uno è bravo! Quest’anno mi sentirete reppare su strumentali, faremo qualcosa che potrebbe essere paragonabile a un assolo di sax in un concerto jazz. Qualcosa di diverso, insomma, che arricchisca il live. Mettendo, al contempo, un paletto tra i tanti bravi e me che in realtà mi sono ritagliato lo spazio a spallate negli ultimi dieci anni, vincendo MTV Spit, e tutte le gare importanti ricordando il 2theBeat nel 2005 che è il più grande campionato di freestyle. E quest’ultimo ancora più di Mtv Spit, mi permetto di dire, perché si parla di un ambiente veramente connesso al mondo dell’hip hop underground. Io sono l’unico personaggio insieme a Clementino e Kiave che ha vissuto queste epoche del freestyle.

Per quanto riguarda gli ospiti, invece, chi salirà sul palco insieme a te?
La formazione principale sarà alla vecchia: one Ensi, one Dj!
Gli ospiti saranno presenti in base alle zone in cui andremo. A Roma sicuramente ci sarà Noyz Narcos, che è un grande amico, con il quale ho condiviso un tour intero l’anno scorso.
La data di  stasera sarà speciale perché c’è Patrick Benifei, Salmo, Raige, Andrea D’Alessio..
In giro per il resto d’Italia sarà più  una formazione da battaglia: Ensi e dj 2P. Questo non farà sentire la mancanza degli ospiti, almeno mi auguro!

È un live in cui abbiamo cercato di raggruppare le robe più pesanti presenti nella mia discografia. Questa sera a Milano sarà una grande festa, un momento per celebrare i grandi risultati che ha portato a casa Rock Steady in questi due mesi. E’ una tappa importante, un’occasione per ritrovare tutte quelle persone hanno condiviso con me questo disco, e il pubblico che è sta supportando molto questo progetto.

Penso che “Rock Steady” sia l’album migliore di tutta la mia discografia fino ad oggi, ed è un disco che dal vivo troverà la massima esposizione, soprattutto per l’interpretazione e per la sua entità musicale.
E’ un live dedicato a un pubblico più formato, più hip hop! Ma sono certo che lo spettacolo soddisferà anche coloro che non hanno quel palato tale da capire magari  tutte le citazioni che facciamo. Ad esempio, le basi americane che utilizziamo all’interno del live..

Tra l’altro del tuo nuovo album ce ne avevi parlato in un’intervista passata. Ti aspettavi o comunque non ti interessava molto, che il tuo disco ottenesse tutto questo successo?

Sarei un ipocrita se dicessi che non mi interessava. Dietro quel disco, che tocchi con mano, c’è un grande lavoro. Poi, fa sempre piacere quando arrivano i riconoscimenti. Sono la ciliegina sulla torta.
Tutto questo era davvero  importante quest’anno. È il mio primo lavoro con una grande discografica che crede tanto in questo progetto. Tanti dei mie colleghi, anche più grandi, scappano dalle discografiche. In piena controtendenza, ho fatto un percorso che non mi pento di definire coerente. Sono partito dall’ autoprodurre dischi, alle piccole indipendenti, alle grandi indipendenti, e oggi alle major. E ci arrivo con una consapevolezza diversa. Ho 29 anni, tra un mese, e mi affaccio ai 30 con una mentalità artistica diversa. Conosco questo ambiente, conosco la discografia, so che cosa posso ottenere e so che cosa posso dare.

Sono contento, ma onestamente non me l’aspettavo. Rock Steady, è il mio disco più equilibrato e a mio parere più maturo, ma è anche uno dei dischi più difficili che ho fatto. Non ha pezzi facili per essere facili. Voglio continuare a fare la musica che mi piace fare, guardarmi allo specchio. Fedele, con quelle che sono state le mie scelte. E questo non significa non cambiare.. Perché solo chi muore non cambia! Significa sapersi adattare e saper prendere una posizione, con la forza di un artista che sa benissimo che non prendendo scorciatoie potrebbe ottenere di meno, però almeno è contento con se stesso.

Dalle “battle” nel circuito underground al “Rock Steady Tour”. Ti senti un po’ cambiato o sei sempre lo stesso?

Assolutamente, mi sento cambiato.

Quando una passione diventa una professione nella tua vita assume un’importanza differente. Oggi come non mai, un disco come Rock Steady era importante, perché era fedele con la mia linea. Entrano in gioco delle dinamiche importanti, fondamentali, per chi vuole fare questa cosa nella discografia, come riuscire a destreggiarsi dai grandi riflettori puntati su questa musica, ma con la voglia di rimanere coerente con il proprio passato, le proprie radici.
Io sono l’unico, a detta anche del settore stesso, ad avere una grande visibilità mainstream. La gente dell’hip hop continua a supportarmi, a dirmi che sto facendo bene, e questo per me è importante.

Amo l’hip hop, ho sempre fatto questo. Oggi ho più possibilità e devo sempre fare meglio.

Ti preferisci adesso o quando eri ragazzino che fronteggiavi il 2 the beat con gli altri grandi della scena?

Sono due sfide diverse.. Quando avevo 18 anni mi sono trovato a tu per tu con Tormento al 2theBeat. Era un’occasione, per me,  di far vedere a un maestro, che non sapeva nemmeno della mia esistenza, ma dal quale avevo imparato, che ero all’altezza di un confronto.

Ecco, quello che mi distingue dagli altri è il fatto che io i traguardi li raggiunti sul campo!  Chi c’era dieci anni fa si ricordava di me, chi c’è oggi si ricorda di me. Anche il mio coinvolgimento era differente. A 18 anni avevo voglia di dimostrare, anche a quelli più grandi di me, gli stessi dai quali avevo imparato.
E’ un’ ambizione che non manca oggi.. ma non ho più la forza di quanto ero più ragazzino per fare le gare. Ho finito con le gare. Ho chiuso. Le farò solo e quando, magari tra qualche anno si potrà pensare a un evento come il 2theBeat. Magari che so nel 2016, nel 2030 Ensi parteciperà.. per passare il testimone! Come hanno fatto i grandi tipo Clementino, Mista, Esa con me! Un passaggio generazionale..

Ma ancora non è accaduto, nessuno mi ha battuto. Io sarei contento se arrivasse oggi un vent’enne agguerrito e veramente bravo che migliora quello che ho fatto io negli anni.

Oggi ci sono tanti bravi freestyler, ma penso.. senza falsa umiltà, che personaggi come me, Clementino, Kiave, siano ancora superiori. Per un semplice fatto di originalità. I ragazzi che fanno freestyle adesso non fanno altro che fare molto bene quello che noi abbiamo già fatto. Invece, in quegli anni lì, io Clementino, Raiden, e tanti altri freestyler anche della generazione ancora più vecchia, noi abbiamo evoluto lo stile!
Mi piacerebbe vedere un altro video con centinaia di migliaia di visualizzazioni dove un ragazzino di 20 anni manda a casa un Ensi trentenne, come è successo a me con Tormento che aveva 30 anni e io ne avevo 18. Ci deve stare secondo me!

Le mie sfide si sono spostate dal dover rappresentare a dover mantenere. Non sono nato ieri, non sono nato dai like di Facebook, ma dai grandi freestyle. Penso di poter sbandierare il mio talento. E se vado da Fazio ci metto la faccia, ma è la stessa che ci metto al centro sociale Leoncavallo a fare freestyle. Credo che la coerenza abbia premiato.

Come dicevi prima c’è poca originalità oggi come oggi in giro, non vedi quindi un’evoluzione..

Meglio prima. Ne parlavo anche nel mio disco che precede Rock Steady, “L’Alternativa”, dove metto un po’ sul piatto le critiche che vengono fatte. Gli anni ’90, ovvero la “golden age” dell’hip hop italiano, sono considerati quelli più importanti dal punto di vista dello stile. In Italia, inizialmente, il rap italiano non aveva una matrice, sono stati loro a crearla: Kaos, Tormento.. gruppi importanti.. anche gli Articolo, i Sottotono, nel loro essere trasversali. Quei gruppi che oggi vanno assolutamente riconosciuti gli originatori.

Chiunque parli male di quello che c’è stato, se la dovrà sempre vedere con me, perché l’hip hop che mi ha fatto innamorare è quel tipo di hip hip lì, che sotto certi punti di vista trovo ancora inarrivabile. Non posso fare il nostalgico perché io negli anni ’90 non reppavo, avevo 5 anni! Nel 95 ne avevo 10… Non li ho vissuti, ma ho imparato dal racconto dei vecchi seduti attorno al fuoco recitare Lord Bean, che è un altro rapper che mi ha influenzato molto nel mio percorso artistico.
La “mainstreamizzazione”, se così possiamo definirla, che il rap italiano sta vivendo in questo momento era inevitabile.. Ma credo che l’hip hop, anche se non vende, è commerciale per il semplice fatto esiste un numero di utenti tale perché questa cosa sia popolare. Persino gruppi che non fanno tour raccolgono dei grandissimi risultati.

In generale, è la musica più ascoltata dai giovani di questo Paese. E questo è fuori discussione.
La  gente che ama e segue questo genere c’è. E c’è anche in una fascia di età che magari uno non si aspetta tanto che è quella dei 30 anni, anche più grandi. Gente che magari viene volentieri ai miei concerti perché sa che tipo di roba faccio.

Quali sono stati i tuoi esempi, chi ti ha fatto da “padre” nella musica?
Molti te li ho citati. Poi, la maggior parte dei miei rapper preferiti americani sono morti. Altri mi hanno influenzato. Trovo degli spunti interessanti anche nei rapper attuali, ad esempio sono un super fan di Pusha T, Kendrick Lamar, Rick Ross. Sono uno molto attento a quello che succede, non mi perdo un’uscita discografica importante. Compro i cd, i vinili..
Ce ne sarebbero tanti altri che ti dovrei citare ma che non faccio perché altrimenti l’intervista dura sei ore!

Esistono ancora i One Mic? Farete dei nuovi lavori insieme?

Esistono ancora come entità. Nel senso che per me, Raige e Rainden rimarrà sempre. Innanzitutto, come un grande momento storico che abbiamo vissuto assieme. One Mic è stata la mia palestra, e non solo: è stata una bella valvola di sfogo in momenti difficili della mia vita. Abbiamo collaborato in maniera stretta, si può dire, fino al 2012, e negli ultimi anni abbiamo fatto poco. Anche la mancata presenza sul mio disco dei One Mic ha fatto nascere non poche polemiche. Penso che noi come gruppo abbiamo dato tanto e, se devo essere corretto, dico che quello che abbiamo ricevuto non è stato proporzionale.

Oggi i One Mic sono visti come un grande gruppo, però dov’erano quegli stessi che lo pensano quando noi eravamo attivi? Abbiamo portato a casa grandi risultati, ma rispetto ad altri gruppi che ancora oggi sono attivi come collettivo non abbiamo avuto una grande risposta sempre. Per me i One Mic restano una base sulla quale ho imparato a fare tutto quello che ho fatto e secondo me le circostanze che ci porteranno a fare nuovamente qualcosa insieme non sono così impensabili.

Dovremmo trovarci un po’ di più dal punto di vista musicale, del gusto..e dovremmo trovarci anche geograficamente. Si diventa grandi e la vita poi tende le proprie strade. Ma non è impensabile magari un ritorno.. bisogna trovarsi su tutte le scelte.
E’ vero che, come dico nel featuring che ho fatto a Raiden “nessuno appende i fallimenti alle pareti come i quadri”. Ovvero, devi anche avere un riscontro di quello che fai, altrimenti la cosa si riduce ad un semplice piacere personale, che non manca di certo, ma come oggi ci apprestiamo a fare questa cosa in maniera professionale come artisti e quindi ad avere un ritorno quantomeno proporzionale a quello che abbiamo dato. Ripeto, le circostanze adesso mi sembrano un po’ lontane.. ma in futuro me lo auguro.

Nel tuo disco c’è una canzone intitolata “V.I.P.”, dedicata alla tua famiglia, alle tue origini. Mi ha colpito molto… Oltre la tua famiglia, parli di quelle persone che ti hanno dimostrato come senza cognome si possa essere una famiglia. A chi ti riferisci?

Agli amici che non hanno mai mollato, ai fratelli non di sangue, come li chiamavano con i One Mic. Ci sono ancora oggi ,e sono sempre gli stessi. Mi riferisco anche alle persone che, pur non essendo tanto presenti nella mia vita, mi dimostrano costantemente affetto. Persone che non vedo perché sono lontane o che vedo poco per i vari impegni della vita di cui parlavamo prima, ma che nei momenti importanti ci sono.. Quelli che, come dicono in una canzone “si fanno le miglia in un battito di ciglia”.

Rocco Hunt in un’intervista ha dichiarato di vederti come un vero e proprio maestro. Entrambi però avete intrapreso due percorsi diversi, la sua ascesa infatti è iniziata dopo la vittoria a Sanremo. Nel tuo curriculum, invece, c’è molta gavetta.. Conta tanto il percorso che fai per formarsi, o l’importante è essere bravi?

Ne sono onorato! E’ importantissimo essere bravi. Il percorso è altrettanto importante, ma sotto altri punti di vista. Ti faccio un parallelismo con il calcio che è più universale: tu ti puoi allenare tutti i giorni no.. puoi giocare tutte le tue partite dando il 100% di te, ma è sempre una questione di talento.. E’ quello che fa la differenza. Ricordo di Rocco Hunt in un mio concerto a Palermo che insisteva per farmi vedere come reppava, fino a quando non è partito un beatbox e ha iniziato a reppare in mezzo alla strada. Aveva 14 anni!

Rocco ha coltivato il suo talento facendo molti dischi, che per la sua età anche a livello contenutistico erano sempre molto impegnati. Certo che un ragazzo di 30 anni come me non ci può trovare degli spunti troppo stravolgenti, perché stiamo parlando di un ragazzo che ha sempre 12 anni meno di me, ed è normale che lui vede le cose alla sua maniera. Dannazione se non fosse così!

Lui è uno che è andato a Sanremo e io l’ho votato. Di solito non guardo mai Sanremo, ma quest’anno l’ho seguito per votare Rocco Hunt. Non perché io debba votare tutto ciò che sia Hip Hop, perché Frankie Hi-Nrg ha fatto una figura di merda, non mi è piaciuto. Rocco è arrivato sul palco da solo, ha tenuto testa a tutti.
Ha anche capito che il momento è favorevole, ed è giusto che sia così. Se io fossi nato nel suo stesso periodo artistico avrei fatto le cose che ha fatto lui.

Sono convinto, per quanto questa affermazione possa essere forte, che se tanti miti della vecchia scuola che ci sono oggi, che sono i miei miti, fossero nati adesso, avrebbero fatto le stesse cose che abbiamo fatto noi. Sono cambiati i periodi, è cambiato il formato, la velocità con la quale la gente vede questa musica, è cambiata l’esposizione. Con i social network è cambiato tutto! La gente ha smesso di ascoltarti e ha iniziato a guardarti in faccia. Una volta era difficile. Mi ricordo che prendevo le cassette e ascoltavo canzoni di persone che non sapevo nemmeno com’erano fatte in faccia!

E’ cambiato tutto, ed è impensabile che non cambi la musica. Poi magari succede come anche in America, in Francia, che personaggi meno meritevoli di altri hanno successo perché hanno le skills.
Per concludere, come dico ne L’Alternativa, criticare gli altri non serve a nulla. Non è che se da domani mi metto a scrivere su Facebook che gli altri sono delle teste di cazzo e che io sono più bravo di loro, allora lo divento veramente. Bisogna dimostrarlo tutti i giorni. Amici miei non hanno mai avuto un quinto, un decimo, di quello che ho avuto io di ritorno da questa musica, ma che continua a farla con entusiasmo. E per questa gente ho tanto, tanto rispetto!

Per finire, aggiungo che continuare ad andare avanti con una passione così quando non hai risultati, vuol dire che tu ami questa roba e il mio pollice su va veramente a tutte quelle realtà che ancora oggi, nonostante non ottengano risultati, continuano a farlo perché amano questa musica.

Prima di salutarci.. In una parola, cos’è il freestyle per te?
E’ temporaneità, che è la capacità di saper leggere la situazione. Non sempre vince chi è più bravo. Vince chi è più bravo a gestire la cosa.. Credo che non sia giusto limitarsi a guardare il freestyle in base alla potenza di una rima, di quanto sia divertente. Quando faccio freestyle cerco di dimostrare a tutti che le citazioni, la presenza scenica, l’avversario.. sono altrettanto importanti. E’ facile è fare freestyle quando magari hai un avversario che conosci, hai cento routine e delle rime in testa che possono essere funzionali, e magari riesci a girargli delle belle cose che ti dice.

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