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Era Serenase ci raccontano “Christal Ball” [INTERVISTA]

Il 20 Novembre scorso è uscito per The Prisoner Records il loro album di debutto “Christal Ball“; Irriverente, dissacrante, strano, tagliente. Non bastano davvero gli aggettivi per descrivere il conturbante mondo degli Era Serenase, al secolo Davide Brancato e Serena Gargani. Attraverso una folle sperimentazione, spalmata in salsa acida nelle undici tracce che compongono il disco, il duo di cugini liguri sono riusciti a creare un sound unico e originale unendo rap, elettropop e atmosfere 80′s.

Loudvision incontra gli Era Serenase.

Ragazzi, “Crystal-Ball” è uscito ormai da quasi tre mesi. Il vostro disco d’esordio ha ricevuto davvero un’ottima accoglienza da parte di critica e pubblico. Vi aspettavate tutti questi feedback positivi?

A dire la verità no, ovviamente essendoci impegnati molto la speranza c’era, ma non puoi mai sapere cosa penseranno gli altri del tuo lavoro, siamo contenti.

Ha colpito molto gli appassionati del genere la svolta stilistica di Era Sfera; da rapper “canonico” sei passato ad un genere “multicolor” e acido. Da dov’è partita l’esigenza di voler scardinare così tanto gli schemi?

È stato abbastanza naturale, in un certo senso è quasi uscito fuori il vero Era Sfera… Noi abbiamo sempre giocato in questo modo, inventando motivetti o fantasticando sulle cose assurde della vita e l’unione dei nostri immaginari ha partorito istintivamente questo nuovo modo, portando nella musica quello che già facevamo a casa.

Solitamente dietro ad ogni progetto ci sono sempre delle grandi ispirazioni. Quali sono stati gli ascolti che hanno influenzato maggiormente la stesura dell’album? Immagino abbiate ascoltato vari generi…

La parte musicale è composta da me (Serenase), e più che prettamente per quest’album in generale la mia vita è stata influenzata da diversi generi. Sono nata da papà jazzista che mi ha cresciuto a pane, Miles Davis e Stevie Wonder, ma nella mia vita sono passata tra rap, punk, rock, jazz, pop, soul… sarebbe un limite incredibile ascoltare un solo stile. Questo penso mi sia rimasto dentro a livello inconscio e il risultato è uscito automatico.

Credo che il punto di forza dell’album sia quello di guardare il significato delle cose da una prospettiva diversa; questo interessantissimo aspetto riguarda solo il concept di questo disco o sarà un fil rouge  del progetto Era Serenase?

Questo è sicuramente il fil rouge di questo album (e siamo molto contenti che sia stato capito!) ma rispecchia anche un po’ il nostro modo naturale di ragionare, quindi si, probabilmente continuerà ad uscire fuori, cercheremo però di non ripeterci!

Ormai in Italia la scena rap è decisamente spaccata in tre blocchi: da una parte i sostenitori del “real hip hop”, dall’altro i trappers che quasi rinnegano il passato e si autodefiniscono qualcosa di diverso; accanto a questi due mondi sta nascendo sempre di più una cerchia di cosiddetti “cantautorap” tra cui figurano anche Willie Peyote e Dutch Nazari (tra l’altro presenti nel vostro disco). Quali sono i vostri artisti rap preferiti italiani? Cosa vi piace e cosa non vi piace della scena attuale?

Apprezziamo diversi artisti in tutti e tre i blocchi, siamo convinti che il rap si sia sempre evoluto dalla contaminazione delle idee e sicuramente questo è un periodo molto fertile per la scena italiana. Attualmente tra quelli che seguiamo potremmo dirne parecchi… principalmente Willie, Dutch, Frah Quintale, Coma-Cose ma anche Rkomi, Izi, Ghali, Tedua… Ci appassiona molto vedere come si
evolve la scena.

 

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