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INTERVISTA| Francesco Gabbani: “Viceversa rappresenta un’altra componente di me”

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Uscirà il 14 febbraio il quarto disco di Francesco Gabbani “Viceversa”. Gabbani annuncia anche che suonerà l’8 ottobre all’Arena di Verona. Nel frattempo lo incontriamo per farci dire come sta andando la sua esperienza con il settantesimo Festival della canzone italiana.

Quanto ti senti cambiato rispetto l’anno scorso?

Il primo scopo della canzone Viceversa e di tutto l’album è quello di capirmi. Non sono cambiato. Ho scelto di tornare perché questa canzone rappresenta un’altra componente di me: un Gabbani che si approccia in modo diverso. Non sono arrivato con l’idea di essere competitivo e di giocarmi il tutto per tutto, ma quello di mostrarmi in modo completo per quello che sono. Avevo la curiosità di vedere le reazioni del pubblico. Se devo essere sincero, la mia vittoria personale la sto già portando a casa.

I giovani ti amano da impazzire, in particolare quando ti sei travestito da scimmia anni fa. Questa volta quale animale ti porteresti sul palco?

Tutti gli animali. In realtà tutto ciò che è esistente. Per me ha un grande senso il modo in cui canto questa canzone. Credo che in un momento storico in cui mi ritrovo spesso a soffrire nell’osservare che tante persone cadono spesso nell’individualismo. Vorrei che la canzone li portasse a pensare che siamo animali, e quindi esseri viventi.

Com’è cambiato il tuo modo di vivere Sanremo?
Ci sarebbe tanto da dire. Nel 2017 Occidentali’s Karma è stata una consacrazione. Adesso torno al festival in modo sereno. La risposta del pubblico è molto trasversale, non so coglierla bene.

Quanto conta per te la famiglia e i valori legati ad essa?

I valori di riferimento al nucleo familiare credo sia la componente principale per la vita di una persona. Continuano a contare tanto e ad essere grato per quello che fanno. Sono nato in una famiglia di musicisti, ma mia madre ad esempio mi ha fatto sempre ostruzionismo. Avrebbe voluto altro per me, e questo in passato mi ha fatto un po’ soffrire.

Come approcci alla scrittura di un testo, sei di pancia o di testa?
In realtà dipende. La verità sta nel mix di queste due cose. Parto dalle sensazioni emotive di pancia che poi cerco di ottimizzare con la componente razionale.

Se ti dico Kiev?
Ho avuto modo di partecipare nel 2017. Esperienza incredibile, un po’ faticosa. La stampa anche internazionale voleva parlare con me, e io non mastico benissimo l’inglese.

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