Home > Interviste > Intervista a Gabriele Gentile: esistono ancora i cantautori?

Intervista a Gabriele Gentile: esistono ancora i cantautori?

Musicista, cantautore, sound designer ed ex attore teatrale. Quattro anime racchiuse in una, così si presena Gabriele Gentile, con quell’aria da bravo ragazzo, una laurea in Scienze della Comunicazione e la dirompente passione per la musica rock. Un artista a tuttotondo che già dal 2003 inizia a calcare i palchi della musica live romana, fondando i Flying Circus nel 2010 (nome ispirato da quel famoso circo volante dei Monty Python) e diventando chitarrista dei Ghostchildren nello stesso anno, fino al 2013.

Il panorama della musica contemporanea si sa, è difficile, complice ormai una logica di mercato che guarda più al ritorno in termini di vendite che alla sostanza. È finito ormai il tempo della canzone d’autore? Dobbiamo davvero rassegnarci ad un lento declino di musica usa e getta senza contenuto alcuno, prodotta al solo fine di accrescere i conti bancari delle major? Gabriele non demorde e cerca di guadagnarsi i riflettori soprattutto nei contest, misurandosi sul campo con gli altri colleghi in cerca di una opportunità, arrivando finalista e diventando vincitore ex aequo del contest “Say Say Say”, indetto da Paul McCartney.

Autoproduce il suo primo singolo “La Memoria”, e lo fa nel modo più stravagante possibile traendo elementi e ispirazione da ciò che usiamo ormai quotidianamente, una app.

Un sound originale e senza dubbio diverso dalla musica commerciale odierna che affolla ormai le nostre radio, senza riuscire spesso a lasciare un’impronta indelebile. Questa la forza di Gabriele, giunto, per la sua peculiarità, alle semifinali di Area Sanremo, il concorso che porta le nuove promesse sul palco dell’Ariston nella categoria Giovani.

Sarà lui uno dei prossimi fortunati tra le nuove proposte? Intanto conosciamolo meglio..

Iniziamo da una domanda basilare: chi è Gabriele Gentile?

Gabriele Gentile è, in principio, un musicista rock che per anni ha avuto esperienze di gruppi musicali e di collaborazioni varie. Esattamente a partire dal 2003. A seguito di tali esperienze, ha deciso di mettersi in gioco, proponendosi come cantautore.

Lavori come sound designer e compositore di colonne sonore per la Compagnia Biplano Teatro. Indubbiamente le due figure possono dirsi complementari. Quanto influiscono queste due attività nella ricerca delle tue sonorità e nella stesura del tuo materiale?

Qualsiasi collaborazione musicale, colonna sonora compresa, è un’occasione per crescere, sia musicalmente che a livello stilistico. Lo fanno tanti miei colleghi, e anche i big della musica consigliano a tutti gli aspiranti musicisti di ascoltare e sperimentare quanti più generi possibili.

Il fonico di per sé, è quello che più di tutti ha il coltello dalla parte del manico. Senza di lui, non avremmo i missaggi per i brani, i volumi bilanciati nelle sessioni live, i mastering. Occupandomi anche di questo aspetto più “tecnico”, quindi, ho avuto modo di curare la musica a 360 gradi, e di produrla non solo da un punto di vista artistico, ma anche dal punto di vista di un sound engineer e di un ascoltatore medio.

In conclusione, entrambe le attività influiscono nella ricerca delle sonorità e nella stesura del proprio materiale.

Mi piacerebbe sapere qualcosa in più riguardo il tuo primo singolo, “La memoria”. Com’è nata e di cosa parla questa canzone?

Com’è nata? Adesso si ride… estate 2016. Un caldo afoso che nessuno si augurerebbe. Torno dal lavoro, mi prendo la mia birra preferita presso il mio pub di fiducia e torno a casa. Ad un certo punto vengo preso dall’ispirazione e butto giù prima il riff della canzone; poco dopo gli accordi. Nei seguenti giorni ho cercato le parole e, a poco a poco, gli arrangiamenti e le sonorità giuste per contornarlo. Quando stavo registrando il riff e gli accordi quella sera, ero in ciabatte e in mutande per il caldo!

Beh a Roma quest’estate ha fatto caldo, credo che in tanti abbiano optato per il tuo stesso dress code! Quindi di cosa parla questo brano?

Di cosa parla? Parla sarcasticamente di un individuo soggiogato dalla tecnologia 2.0, troppo fuorviante e forse più veloce del suo pensiero; non riesce a tenerla a bada. Lo influenza troppo nella sua attitudine, nel suo modo di pensare, fino a fargli dimenticare cosa pensava fino a 5 minuti fa. A cosa pensavamo 5 minuti fa? Boh? La memoria, appunto.

Devo dire che ascoltandolo…mi sembra ci sia una certa influenza dei Gong, se non sbaglio..

Cara Sabrina, ti devo fare i miei complimenti, veramente. Sei stata la prima ad indovinare il gruppo a cui mi sono ispirato. L’idea è emersa infatti ascoltando alcuni loro brani inclusi nella trilogia Radio Gnome Invisible. A mio avviso è una delle opere più folli e geniali che siano mai state composte negli ultimi decenni. Consiglio a chiunque legga questa intervista, e che ama la buona musica, di ascoltarla con la stessa pazienza di quando si ascoltavano ancora i dischi per intero. Gli prometto che sarà catapultato in delle atmosfere magiche, oniriche e psichedeliche. E in questo David Allen era insostituibile.

Date queste premesse mi chiedo, cosa ti ispira maggiormente quando ti siedi e inizi a comporre?

Dipende, non mi faccio troppi preconcetti. Può essere un fatto personale, una cosa attinente all’attualità. Un’emozione o un pensiero trasposto in versi e metafore. In ogni caso mi lascio trasportare dalle idee che traboccano, spontanee, mentre sto passeggiando, sto lavorando o sto andando a fare la spesa; dopodiché, le sviluppo.

Tornando alle esperienze di cui parlavamo prima, come quella del fonico..quanto è importante per te ricercare e quindi proporre un suono, un effetto, o anche un’atmosfera inusuale, che si discosta dai classici canoni musicali odierni?

È la chiave di tutto. Bisogna osare sempre con le proprie idee. Sennò non potremmo neanche parlare né di elemento-novità, né di stile.

GabrieleGentile2Tu suoni dal 2003, hai avuto modo di fondare la tua band, i Flying Circus, sei stato chitarrista dei Ghostchildren con cui hai registrato l’album “Il Divo”, secondo la tua esperienza, quali sono le sfide maggiori che ci si trova ad affrontare oggi imponendosi come cantautore?

Il rischio più grosso che oggi un vero e proprio cantautore potrebbe correre è quello di non essere compreso, o non come vorrebbe lui. Ci sono tanti cantautori in circolazione che cantano bene e che magari hanno dato interamente sé stessi per scrivere e rappresentare le loro opere; nei locali, in radio, in Internet, ecc; ma, siamo alla solite percentuali, ce ne sono pochi che riescano a comunicare qualcosa al punto da rimanerti impresso a lungo termine. Del resto, non si possono discutere neanche i gusti del pubblico.

Indubbiamente, se poi consideriamo il fatto che oggi, spesso, viene anche meno quella ricerca che ci portava a scoprire nuove band, condividerne la musica con gli amici, la ricercatezza del significato nei testi…forse l’ascoltatore odierno non sente più sua quella voglia di scoperta che invece pervadeva noi negli anni 90..

Aggiungici poi il fatto che l’ascoltatore medio, oggi più che mai, è sommerso da tantissimi fattori di distrazione. Basta un niente alle volte perché cali la sua attenzione verso quello che suoni, e si mette a fare altro (cambia frequenza radio, cerca qualcos’altro su Youtube, gli arriva il messaggio di un amico sul telefono, controlla Facebook, ecc). In secondo luogo, i cantautori, a parte le eccezioni e i big già affermati, sono snobbati da diverse grosse produzioni. Non ci vogliono perché siamo visti come delle persone che possono potenzialmente influenzare sul modo di pensare delle masse. E quindi è anche nel loro interesse non darci troppo spago per far circolare le loro proposte, che si basano chiaramente su altri presupposti di produzione. Ma ribadisco, dipende dalla produzione in questione e dalla sua “politica”, se si può definire così.

Una delle particolarità de “La memoria” è indubbiamente la coda del brano, arrangiata con messaggi vocali di WhatsApp. Mi devi assolutamente spiegare com’è nata quest’idea!

Ho voluto esprimere un senso di saturazione mediatica e tecnologica, facendolo a regola d’arte. Un bel giorno contatto una quindicina di amici miei, ai quali chiedo di mandarmi due messaggi vocali ciascuno su WhatsApp, dove esprimono loro opinioni sull’attualità e/o raccontano pettegolezzi con nomi fittizi. Una volta raccolti tali messaggi (quasi una trentina), li ho messi insieme nell’arrangiamento del brano e li ho mixati, creando questo vortice di opinioni che più scorrono e più diventano incontrollate.

Devo dire che la fantasia non ti manca! E anche il coraggio..i messaggi vocali riservano tante sorprese..e insidie!

Volevo comunque chiederti, e questa è una domanda che rivolgo spesso ai musicisti perché ognuno ha una sua visione ed esperienza personale in merito: oggi assistiamo, il più delle volte, a meri prodotti di business volti a soddisfare i fabbisogni economici delle grandi major, ma cosa dovrebbe comunicare realmente la musica?

La musica, quella vera, deve avere dei contenuti, deve farti viaggiare e sognare quando la ascolti; lasciarti addosso quel brivido che ti rimarrà nel tempo, anche fra venti, trenta, cinquant’anni. Il genere, davanti a queste accortezze, è trascendentale. Ai tempi di Spotify e di Youtube, dove la gente non acquista quasi più la musica e la ascolta in streaming, converrebbe perfino alle stesse major rivalutare questi aspetti, piuttosto che pensare alla sola produzione della canzone usa-e-getta.

Usa e getta è infatti il termine che avrei utilizzato anche io. Mi sembrano ormai lontanissimi gli anni in cui le grandi band sfornavano opere immortali, tuttora considerate capolavori incontrastati. Molti giovani di oggi probabilmente non conoscono nemmeno la maggior parte delle band e dei cantanti degli anni 80/90, alla fine mi viene da pensare che si accontentano davvero del brano usa e getta e alle major interessa solo fare cassa…

L’usa-e-getta fa sicuramente guadagnare, ma non è un sinonimo di longevità. Se la gente rimane colpita da un brano (anzi, se ci si affeziona) e se lo riascolta sulle piattaforme online anche fra qualche anno, andrebbe comunque a loro beneficio, oltre che a quello dell’artista.

Parlando di longevità…mi interessa sapere cosa ti ha portato a partecipare ad Area Sanremo. Non mi fraintendere, ma Sanremo è notoriamente “l’alcova” della musica leggera e dunque commerciale, che comunque si discosta dal tuo genere che è sicuramente un po’ più insolito..e il festival ha sfornato negli anni miriadi di brani, molti dei quali sepolti…

Ho scelto di partecipare semplicemente per confrontarmi con la realtà musicale attuale, rimanendo sempre me stesso e arrivando fino a dove si può arrivare. La vivo come un gioco, una competizione. Non mi faccio troppe aspettative perché ci sono centinaia di concorrenti ancora in gara, e le probabilità sono quelle che sono.

La voglia di confronto mi sembra andata a buon fine dato che sei arrivato in semifinale e si apriranno a breve le porte del teatro Ariston! Quale pensi sia stata la tua peculiarità che ti ha permesso di importi?

L’elemento che mi ha contraddistinto finora penso sia stato questo e la scelta azzardata. Per esempio, le primissime selezioni le ho superate cantando Il vitello dai piedi di balsa di Elio e le storie tese, incluso il finale dell’orsetto!

..e questo già dice tutto! A questo proposito, prima di iniziare l’intervista mi accennavi che al momento stai lavorando al tuo EP. Cosa dobbiamo aspettarci? La premessa “sperimentativa” (“La memoria” – ndr) promette altrettante curiosità..

Sì, sto lavorando su un mio EP e, come ne “La memoria”, non lesinerò sulla sperimentazione, sulla ricerca, ma anche sul discorso dei contenuti. Per quanto riguarda la pubblicazione, non mi manca ancora molto, ma non saprei dare in questo momento una data definitiva. Spesso, quando ti auto-produci, ti ritrovi a dover tenere sotto controllo ogni singolo tassello del lavoro che fai. Basta un niente per far procrastinare una scadenza. In ogni caso abbiate fiducia, arriverà. (Ride, ndr)

E noi lo aspettiamo per vedere cosa hai combinato!

Grazie Gabriele per questa piacevole chiacchierata!

di Sabrina Spagnoli

Scroll To Top