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Intervista a Giordano Sangiorgi: “La musica indipendente è arrivata a una svolta importante!”

Almeno per questa volta, si potrebbe provare a riassumere 20 anni di musica indipendente italiana senza fare troppo affidamento sui numeri, siano essi cifre o percentuali. Anche perché la storia ci insegna che spesso e volentieri la formula del successo (in ogni campo umanamente concepito, figuriamoci l’arte!) viene affidata a ben altre componenti. Nel nostro caso, è probabilmente più logico concentrarsi su tutte quelle piccole, grandi realtà che hanno contribuito nel corso di quest’ultimo ventennio ad accrescere l’importanza dello stile indipendente esclusivamente “Made in Italy” con una forza tale da permettere loro di contribuire addirittura alla costruzione di un vero e proprio pezzo della storia della musica del nostro Paese.

Una di queste piccole/grandi realtà è senz’altro il “Meeting delle Etichette Indipendenti” (MEI), la manifestazione più importante del settore, il cui obiettivo è sempre stato (dal 1996) quello di sostenere, promuovere e favorire la crescita e la diffusione di una cultura musicale indie ed emergente, per contrastare la massificazioni che si sono avute e continuano ad avere in questo comparto. A fronte degli innumerevoli mutamenti avvenuti nel corso di questi ultimi 20 anni, anche il MEI ha chiuso un ciclo di lavoro (restando vicino agli artisti indipendenti, contribuendo alla loro promozione dagli esordi fino al raggiungimento del successo, e affiancando il lavoro delle etichette musicali indipendenti piccole e grandi che operano sul nostro territorio e che si muovono quotidianamente alla ricerca di nuove possibilità) per aprirne uno completamente nuovo che contribuirà non solo a coinvolgere le nuove realtà musicali emergenti, ma anche tutti quegli stesi operatori del settore che fino a non molto tempo fa non si facevano troppi scrupoli ad etichettare gli artisti indipendenti col soprannome di “sfigati”. Del #NuovoMEI (la cui edizione zero si svolgerà a Faenza dal 23 al 25 settembre) con tutti i suoi retroscena e curiosità ce ne ha parlato lo storico Patron della manifestazione, Giordano Sangiorgi.

Quali sono le novità più importanti di questa nuova edizione del MEI?

Beh, intanto chiudiamo un ciclo durato 20 anni e ne apriamo uno tutto nuovo per coinvolgere le nuove generazioni, quelle che oggi stanno rinnovando il panorama della musica indipendente italiana. Diciamo che questo ventennale è arrivato alla conclusione e lo dimostra anche il calendario di quest’anno che per il 99% è fatto di tutti nomi di giovani emergenti sconosciuti provenienti da oltre un centinaio di contest e festival della nostra rete.

Cambiano anche gli obiettivi con questo nuovo ciclo?

Sicuramente. Ad esempio una delle novità è che quest’anno realizzeremo il primo forum sul giornalismo musicale, una cosa mai fatta in un festival e invertendo addirittura l’ordine degli addendi che di solito concorrono alla realizzazione di un festival, dove prima si fa un palinsesto e poi si aggiungono gli altri elementi. Invece, stavolta il primo pilastro è stato “l’argomento musica” con tutti i dibatti che si possono sviluppare tra i vari giornalisti del settore: una vera e propria cultura del giornalismo musicale a metà tra la critica, la recensione, l’informazione e la comunicazione, per arrivare ad interrogarci su quale futuro si prospetta per la musica indipendente. Ne hanno parlato spesso artisti, produttori, promoter, e associazioni, ma non l’avevano ancora fatto i giornalisti. L’iniziativa ha avuto finora un riscontro enorme.

Qual è la tua idea non solo del panorama musicale attuale, ma anche di questo tipo di giornalismo?

Facciamo questo forum perché nasce prima di tutto da una mia esigenza, quella di capire che cosa ci aspetta nei prossimi anni. Se già lo sapessi farei un altro mestiere, probabilmente! E’ chiaro che siamo in una fase di transizione anche per quello che riguarda l’informazione musicale, che va di pari passo con la musica stessa e con l’evoluzione tecnologica. Dovendo poi fare i conti soprattutto con quest’ultima credo sia utile vedere a che conclusioni si arriverà dopo questa 3 giorni – 23, 24 e 25 settembre -, del #NuovoMEI. Una sorta di confronto/scontro anche tra gli operatori del settore che in qualche modo portano il loro contributo al futuro di una scena che oltre ad aver bisogno di più spazio e risorse ha anche bisogno di un momento di incontro per crescere.

La mia domanda era per capire se tu avessi già una tua idea di partenza a proposito del giornalismo musicale attuale su e come quest’ultimo si muova o meno in favore della musica indipendente. I giornalisti lo sanno ancora fare il loro mestiere in questo senso?

Dal punto di vista prettamente musicale c’è grande fermento, siamo al ricambio generazionale. Il giornalismo musicale in questo senso deve tenere il passo e trovare la modalità giuste, non tanto a livello di marketing, quanto più per un discorso legato proprio all’informazione musicale. Occorre saper informare in relazione ai tempi che stiamo vivendo: ad esempio non c’è più spazio per le recensioni lunghissime (seppure interessanti per me, ma io sono della generazione degli anni 70!), e se dobbiamo trovare degli elementi critici per le nuove generazioni bisogna trovare anche una modalità di scrittura che vada a braccetto con tutto questo…almeno credo!

Secondo te anche il concetto di musica indipendente è cambiato nell’ultimo decennio?

Il concetto di musica indipendente così come lo abbiamo conosciuto in Italia 20 anni fa, quando ha cominciato a crescere e svilupparsi, non esiste più ovviamente. Oggi ha un passo decisamente diverso, nel senso che tutte le produzioni nazionali (se si escludono alcuni Big) sono per buonissima parte indipendenti, perché ormai siamo in un mercato multinazionale globale online dove contano 5-6 marchi che vendono più o meno sempre lo stesso prodotto rock, pop, rap in tutto il mondo. C’è di buono che nel frattempo la musica indipendente è cresciuta fuori da questi meccanismi puramente commerciali e ha costruito da sé tutte le sue competenze: oggi siamo finalmente pronti a un “Made in Italy” che presto potrà confrontarsi con un mercato globale, dove ci sono le maggiori difficoltà. Questo ovviamente si potrà fare con un adeguato sostegno, da parte di chi si occupa di questo tipo di produzione culturale, soprattutto per quel che riguarda il piano legislativo, se consideriamo la mancanza di risorse a causa dei monopolisti della diffusione musicale online che si tengono tutti i soldi. Servirebbero degli interventi a livello europeo: tavoli delle trattative dove ci sia un maggiore riconoscimento dal punto di vista dei pagamenti.

Rispetto a tutto questo, la figura del produttore discografico è ancora credibile oppure no?

Abbiamo fatto un’indagine tra gli operatori chiedendoci quali fossero i produttori indipendenti dell’anno, pensando che avremmo fatto fatica a fare una lista che superasse la decina di candidati. In realtà poi ci siamo ritrovati con più di 30/40 segnalazioni, e tutte di qualità! E ci siamo accorti che tutti gli artisti che muovono i primi passi autoproducendosi, fanno poi il salto di qualità quando hanno accanto a sé un produttore discografico piccolo, indipendente ma allo stesso tempo competente ed esperto. Quindi il ruolo del produttore indipendente non è più quello di 10-20 anni fa, ma oggi si occupa dell’artista a 360 gradi ed è ancora indispensabile per far fare all’artista emergente quel necessario salto di qualità. Probabilmente la lista è destinata a crescere, e sono tutti produttori provenienti da piccole etichette di qualità. Una volta attraverso la vendita dei demo e l’organizzazione dei concerti la musica indipendente riusciva a sfondare, oggi sono cambiati i meccanismi di fruizione e l’ipotesi di guadagno è appena un decimo di quello di 20 anni fa. Soprattutto per questo la figura del produttore discografico è molto cambiata.

E gli artisti famosi, o almeno di maggior spicco, cosa fanno e/o cosa possono fare per aiutare le giovani leve?

Anche l’artista famoso, come quello piccolo, deve stare al passo con tutti i nuovi modelli di comunicazione, di fruizione musicale ecc…

Nel senso, magari ci sono artisti che si dichiarano indipendenti e poi ti ritrovi il leader degli Afterhours che partecipa alla giuria di uno dei talent show più seguiti. E’ un po’ come se i vecchi meccanismi commerciali vincessero ancora una volta, no?

Diciamo non avendo ancora una politica culturale sulla musica forte (considerando che siamo sempre in ritardo su tutto, se pensi che il Ministro Franceschini è stato il primo ad aver patrocinato il “Festival della Musica Europea” in Italia, una cosa che già avviene da tempo negli altri paesi europei), è chiaro che tutto ciò che è commerciale in Italia vince a priori. Io dico sempre che se decidi di entrare in un qualsiasi mercato con la tua identità e con l’intenzione di proporre le tue cose fai bene, ma se finisci con lo snaturare te o il tuo progetto allora no. A pensarci bene, entrare in un mercato con i giusti propositi potrebbe essere anche utile per aumentare non solo la tua notorietà ma anche quella del movimento di cui fai parte. Al MEI si possono scoprire migliaia di gruppi che fanno musica alternativa proveniente dai vari festival e che a volte, purtroppo, va anche persa a causa dei vari talent show.

Quali sono le soddisfazioni maggiori che per tutti questi anni Giordano Sangiorgi ha collezionato come Patron della manifestazione?

Questi 20 anni sono stati un susseguirsi di successi, ci sono stati momenti in cui non immaginavamo nemmeno che la manifestazione un giorno avrebbe raggiunto una tale importanza, tanto da costruire di fatto un piccolo pezzo della storia della musica del nostro Paese. Già questa è una grande soddisfazione in generale, il risultato di un certo percorso di vita e professionale. Aggiungerei anche, per esempio, che se dopo tre edizioni del MEI, dove essere “indipendenti” all’epoca era sinonimo di “sfigati”, viene a trovarti addirittura Franco Battiato (a titolo completamente gratuito, peraltro), è stato impossibile non rimanere contenti della cosa. Fu un incontro bellissimo, una grande soddisfazione, così come veder crescere il proprio cartellone, una volta fatto solo di nomi sconosciuti che oggi sono diventati i nuovi protagonisti della scena musicale italiana. Insomma, l’idea di aver dato in qualche modo un forte contributo per aiutare a far emergere queste realtà musicali è stato e continua ad essere molto importante per noi.

E’ anche la dimostrazione tangibile che il MEI è cresciuto davvero nel corso degli anni, no?

Direi proprio di sì. Ti basti pensare che il 24 settembre faremo il concerto dei 20 anni del MEI con Daniele Silvestri, che nelle prime edizioni veniva presentato con la sua etichetta Panama Music. Lui è probabilmente l’elemento più significativo della crescita di un movimento che è passato alla discografia indipendente, l’esempio dell’artista indipendente che è poi arrivato al successo. Un epilogo emblematico per la manifestazione, memori dell’immagine di sfigati che agli inizi i vari operatori del settore ci avevano affibbiato.

Come contribuirà il MEI alla raccolta fondi a favore delle vittime del terremoto che ha colpito il Centro Italia?

In passato abbiamo già partecipato con delle iniziative per l’Aquila (con il progetto “Decidilo Tu – Canzone per l’Abruzzo” di Alessandro Benvenuti e Arlo Bigazzi che ha coinvolto 52 artisti) e l’Emilia (con il progetto “Ancora in Piedi” curato da Piotta insieme alla regista Luna Gualano), e abbiamo sempre cercato di sostenere le attività musicali di quei territorio. Anche stavolta raccoglieremo fondi che favoriscano queste attività nelle zone del Centro Italia: per sempio, abbiamo già aderito al Festival delle Ciaramelle che è tipico in quelle zone e si svolgerà ad ottobre. Poi daremo una mano anche durante lo svolgimento MEI, sperdando di riuscire quantomeno a far sentire la vicinanza del nostro mondo a quella realtà.

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