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Intervista a Lemandorle: “Basta misteri, siamo due barbuti che ai live fanno sempre un gran casino”

Lemandorle sono un duo di fenomeni arrivato sulle scene la scorsa estate con il tormentone che ci ha fatto ballare su tutti i litorali e non solo, Le Ragazze, che descrive un ritratto un po’ ironico delle spiagge italiane. Inizialmente senza svelare nè il loro volto nè i loro nomi hanno lanciato un video in cui faceva capolino l’idea che fossero un gruppo al femminile, poi si sono svelati in un comunicato stampa e alla fine hanno “osato” anche qualche tappa live.
Che dire, ci hanno incuriositi, e non solo per il mistero sulla loro identità, troppo banale per noi che amiamo la musica, quanto per la capacità di creare tormentoni miscelando stili così diversi fra loro, ma rendendendoli sempre così orecchiabili, ballabili e fruibili ai più.
E tutte queste curiosità sullo stile e sul perchè di tanto mistero ce li facciamo raccontare da Gianluca, tra una risata e una battuta su un’età che preferisce restare un mistero, e il suo professato amore per il mare e per il sud. Lo scorso giovedì hanno suonato al Lumen Festival 2017, a Vicenza.

Abbiamo pochissime informazioni su di voi: sappiamo che siete un duo, credevamo foste donne ma poi mi vi siete rivelati “con la barba”. Da qualche mese sappiamo i vostri nomi (Gianluca e Marco) ma non i cognomi. Questo alone di mistero ci piace, lo rispettiamo e lo vogliamo cavalcare anche noi spostandoci dalla domanda classica del “chi sono Lemandorle” al “perchè il nome Lemandorle” (rigorosamente tutto attaccato)?

Partiamo dal perchè tutto attaccato. Noi siamo un duo, amanti della musica e delle diversità, sia musicali che universali, quindi tutto attaccato per esprimere il concetto che noi siamo per “l’unire” anzichè il “dividere”. Le-mandorle ora, il perchè di questo frutto in realtà è banale, Marco seppur piemontese come me, ha origini siciliane, e l’albero del mandorlo è una delle immagini di quella meravigliosa terra, dunque riassumendo entrambe le cose ti potrei dire che noi “siamo per l’unione e non per la divisione, siamo del nord ma amiamo il sud, ci piace immaginare nord e sud attaccati, non divisi, specchio della stessa terra”.

Per ora due successoni “Le ragazze” e “Ti amo il venerdi sera”, testi  da cantautorato indie e musiche elettroniche da tecnologia 2.0. Un bel binomio così apparentemente diverso di stili, possiamo aggiungere un’altra info su di voi e cioè che siete grandi conoscitori di musica?

Questo sicuramente. Siamo entrambi grandi conoscitori di musica. Abbiamo organizzato concerti, scritto di musica e musica, fatto i dj, ascoltato milioni di dischi di generi diversi. A un certo punto è stato proprio l’amore per la musica a farci mettere in gioco e provare a fare della musica nostra, ma siamo solo all’inizio di questa nuova avventura, le idee e la voglia non ci manca.

Dalla vostra bio si legge “Lemandorle sono nati dalla coda sulla Salerno- Reggio Calabria in un pomeriggio di agosto degli anni ’80 mentre alla radio suonava ‘Musica è’ di Ramazzotti”, parliamo dell’88 quindi. Fa’ che siete due gemelli?

(ndr: risate di Gianluca) Ma no, non siamo gemelli, dalle foto si dovrebbe capire che non ci somigliamo. Quello che abbiamo descritto come momento della nostra nascita, chiaramente intesa come artistica non come anagrafica, è un immaginario che piaceva a entrambi, uno scenario fantasioso che ci accomunava. Poi mettici la Salerno-Reggio Calabria inquadrata nel concetto dell’unione nord (noi) e sud, l’amore per gli anni 80 e le sue  ballate, il mare… Queste sono Lemandorle.

Avete creato un precedente con questa storia dell’anonimato, “Lemandorle” prima, “Liberato” poi, da nord a sud il mistero si infittisce.

Guarda so che stenterai a crederci ma dietro questo finto e ormai sdoganato mistero su chi siamo non c’è strategia. Viviamo in una realtà in cui c’è troppa esposizione, in cui ognuno si mette in vetrina e espone qualità che ha, o ostenta qualità che non ha creandosi alterego. Noi abbiamo agito al contrario. Siamo un duo che pur conoscendo bene la musica, le dinamiche del suo mondo e frequentandolo da molto tempo, non abbiamo nessuno storico artistico tale da poter far sì di metterci in vetrina ed emergere per le nostre personalità, perchè ancora non abbiamo abbastanza materiale per far parlare sia della nostra musica che di noi, si finirebbe per distogliere l’obbiettivo dalla nostra arte.

Ma comunque ormai lo si sa chi siamo, siamo Gianluca e Marco, due uomini barbuti – che la barba la  portavano già prima della moda hipster – che ai live fanno sempre un gran casino.

A proposito di Liberato, voi avere creato un canale radio Spotify che aggiornate mensilmente, generi molto contrastanti fra loro, da chi vi lasciate maggiormente ispirare?

Quelle classifiche sono anche un modo per farci conoscere dal nostro pubblico. Non abbiamo un genere definito che ci ispiri o che decidiamo a tavolino di inserire nelle nostre playlist, quelle liste nascono semplicemente dalla musica del momento che ascoltiamo in quel mese o da pezzi del passato che proprio in quella fase storica decidiamo di rispolverare. E’ chiaro che ogni ascolto diverso aggiunge qualche contenuto in più alla tua arte, ma è un processo naturale di confronto ed evoluzione.

Parliamo un po’ di “Ti amo il venerdi sera”, descrivete l’ansia generazionale verso il week end e la prospettiva che qualcosa di bello debba per forza accadere. Il venerdì sera è dunque lo specchio di un limbo di una  generazione che aspetta sempre qualcosa e si dimena fra equilibri e disequilibri precari nei rapporti?

Beh, su questa canzone io e Marco abbiamo vedute molto diverse, per ora ti dico la mia. E’ una canzone che parla di equilibri e disequilibri sì, descrive quei momenti incui le cose non si sono ancora dette, in cui tutto può ancora succedere. Per quanto riguarda gli stati d’animo connessi a quei momenti, penso che descriva bene la paura di una mancata reciprocità di interesse, quel momento in cui ci si innamora e questo sentimento non è corrisposto a pieno.

Che siete un duo estroso è chiaro anche dal video del brano, siete riusciti a tradurre in immagini gli stati d’animo del pezzo. Gabriele –protagonista del video – è l’emblema della trasformazione che si attua il week end, da giovane brillante ma introspettivo della settimana si trasforma nel ragazzo medio metropolitano ostaggio delle stesse esperienze notturne di ogni suo coetaneo. Davvero credi nella serialità dei rapporti e delle esperienze?

Io credo che sia una cosa che prescinda da regioni ed età questa delle esperienze. I rapporti interpersonali sono un qualcosa di così strettamente personale che generalizzarli in un unico contesto potrebbe essere riduttivo. Però effettivamente le epoche storiche riescono a creare della serialità. Mi spiego: prendi le generazioni dei nostri genitori e il loro rapporto con la musica, se venivano dalla  provincia spesso erano costretti a dover fare kilometri per poter raggiungere il negozio di dischi che magari si trovava nella loro provincia, c’era anche un investimento economico.

Stesso discorso per gli amori e le storie, dovevano uscire, conoscere persone, sfruttare le reti delle amicizie “il famoso amico/a di amici”. Adesso invece con internet e con i social gli spazi si sono azzerati, puoi ascoltare musica dal tuo pc, c’è lo streaming, puoi seguire le serie TV in prima uscita direttamente dalla tua cameretta, senza dover raggiungere il cinema più vicino.

Siamo nell’era degli “Amori usa e getta”?

E’ un po’ drastica come definizione. Siamo nell’era in cui grazie ai social è più facile imbastire i rapporti ma più difficile mantenerli in vita.

A proposito di amore “Lemandorle vogliono solo essere amati, senza preconcetti”. E voi invece cosa amate?

Il mare, la musica, suonare dal vivo… Ah, e la pizza!

Sei un romanticone….

Sono affamato più che altro… (ndr: risate)

La scorsa estate ci avete fatto ballare per intere settimane con “Le ragazze”. Ci regalerete presto un nuovo tormentone?

Speriamo. Noi qualche bomba l’abbiamo, una quindicina di pezzi sono già in cantiere. Adesso bisogna però vedere quale e quando farlo uscire. Fare musica non è solo scrivere un testo ed incidere una melodia, è anche confrontarsi col mercato, e quella è la parte più difficile.

Gianluca siamo alla fine della nostra chiacchierata, dunque tu mi confermi che no, non c’è nessuno scoop e tu e Marco non siete gemelli?

No, so di averti delusa, ma non siamo gemelli, nè fratelli, nè cugini. Amici, questo sì. Però se vuoi puoi dire che siamo gemelli di segno zodiacale…

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