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Intervista a Luca D’Aversa: “Il vero musicista deve avere tante risorse”

Quello del musicista, come molti altri, è diventato un mestiere tremendamente disseminato di incognite: molti sono quelli che sperano di emergere, pochi sono quelli che ce la fanno davvero. I metodi per raggiungere un simile obiettivo, poi, sono ormai riconducibili a due grosse categorie, entrambe ugualmente prive di certezze assolute: cimentarsi nei talent show o intraprendere la cara vecchia gavetta. Nel primo caso ormai i risultati li conosciamo bene: non esistono garanzie di nessun genere e una notorietà estemporanea fornita dalla tv non è sufficiente a regalare il tempo necessario per “lasciare il segno” (poiché reale scopo del format è il puro intrattenimento e nulla più). Del resto, preferire la gavetta comporta una serie di risvolti di non poco conto: fatica nel disporre dei mezzi e delle finanze necessarie, del tempo utile allo studio e alla sperimentazione, della capacità di riuscire a imbroccare i canali giusti attraverso i quali promuovere il proprio lavoro. Ma nel secondo caso, probabilmente, l’unica nota positiva è ravvisabile nella piena convinzione che un musicista dovrebbe avere nel proporre qualcosa di “buono”, oltre che nella incessante attività delle performance live utili a farsi conoscere ed apprezzare  (il che, in un certo senso, fornisce una sorta di impeccabile strumento di selezione naturale). Lo sa bene Luca D’Aversa, cantautore romano classe ‘81 giunto al suo secondo lavoro in studio (“Fuori”, uscito il 19 gennaio) e che del mestiere del musicista ha capito alcune cose importanti: bisogna ascoltare sempre tanta musica, non perdere tempo a fare gli “haters” degli altri e, soprattutto, accumulare quante più risorse possibili da impiegare nei propri scopi. Perché sì, il buon lavoro paga!

E con noi di LoudVision, Luca si è espresso anche a proposito del suo lavoro (che lo ha portato tra l’atro ad essere scelto per la colonna sonora di un noto film italiano del 2014 con protagonista Claudio Bisio!), di ciò che lo ispira maggiormente e sul fatto che, a detta sua, di musica buona in giro ce n’è, eccome!

Ciao Luca! Innanzitutto come sono andati questi ultimi 4 anni?

Beh per un paio d’anni la mia preoccupazione maggiore è stata sicuramente quella di promuovere il mio primo album. È stato un processo piuttosto lento, perché nel frattempo si sono infilate altre cose di mezzo, come ad esempio l’uscita del film “Confusi e Felici” di Massimiliano Bruno. E poi a un certo punto ho cominciato anche a ragionare sul nuovo disco. Uno si chiederebbe “come mai ci hai messo tanto a fare uscire un nuovo lavoro?”. Ma io dico sempre che fare un album sembra facile, ma non lo è per niente!

Il tuo nuovo LP è uscito il 19 gennaio. Cosa ti ha ispirato per questo lavoro?

Quello che mi ispira parte da quello che mi succede tutti i giorni, cerco di raccontare nei testi quello che mi accade lasciandomi coinvolgere. Per quanto riguarda la musica, invece, rispecchia molto quello che ascolto in questo periodo, il che avveniva anche mentre producevo il disco. Per esempio ho ascoltato moltissimo gli Alabama Shakes (in particolare “Sound & Colour”), oppure Angus & Julia Stone (tra l’aaltro è uscito il loro nuovo album ed è bellissimo!), Danger Mouse (di cui apprezzo molto le soluzioni armoniche e di produzione) e anche qualcosa di Rick Rubin. Peccato che Jovanotti mi abbia anticipato, sennò glielo avrei chiesto io di produrmi il disco! (ride, ndr)

La forma ch tu utilizzi maggiormente è quella della “canzone d’autore”. In questo senso, chi ti ha ispirato?

Nel panorama italiano della vecchia guardia ci sono De Gregori, Lucio Dalla e Ivano Fossati: questi tre in particolare ho ascoltato molto nei miei 16-17 anni. Se poi guardiamo oltreoceano, ci sono i vari Neil Young, Bob Dylan come punti di riferimento.

E secondo te oggi la canzone d’autore è ancora credibile?

Assolutamente sì, poi dipende uno cosa intende oggi per canzone d’autore. Cioè, perché no?

Io per esempio ho notato che questa particolare forma di canzone è molto cambiata negli ultimi 10 anni. Tu quale percezione hai?

Se intendi la canzone d’autore di un certo tipo, fatta di voce e chitarra alla maniera, appunto, di Dalla e De Gregori, sono d’accordo con te: è cambiata tantissimo, ed è giusto che sia così. Credo che anche il cantautorato, come la musica in generale, debba evolversi in qualche modo. Io stesso, nel mio ultimo lavoro, ho cercato di rendere più attuale possibile la musica che propongo. Non vorrei che passasse il messaggio che mi sono adeguato alle mode del momento. Secondo me un musicista deve ascoltare la musica che c’è oggi: è inevitabile, e poi se cosi non fosse non sarebbe un vero musicista. Io naturalmente non mi reputo un cantautore con la “C” maiuscola: mi piacerebbe essere come i vecchi cantautori, ma so perfettamente di essere diverso. Mi sento più qualcosa, diciamo, a tutto tondo (produttore, ascoltatore…), perché non si può più fare solo il cantautore e basta. Non ha più tanto senso.

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Preferisci avere più risorse da impiegare…

Sì, secondo me è proprio questo il bello di questo mestiere: la ricerca! Non solo per quello che riguarda le canzoni, ma anche sulla proposta, gli arrangiamenti, la produzione…tutto è fondamentale quanto la semplice scrittura. Anzi, secondo me sono tutti elementi che tra di loro vanno a braccetto. Non si può prescindere l’uno dall’altro.

In base a questo, che idea ti sei fatto dei tuoi colleghi, quelli più indie (se ancora esistono) e della musica italiana in generale?

Devo dire che sono molto contento. Che piaccia o no, la musica che viene proposta in questo periodo ha di positivo che “arriva”! C’è della roba di cantautori indipendenti che 5-6 anni fa nessuno l’avrebbe potuta ascoltare.

Fra questi ci sono per caso dei nomi che tieni più in considerazione di altri?

Ovviamente! Sono un grande fan di Giovanni Truppi, Filippo Gatti, Motta, Lucio Leoni.

Quindi esiste una musica in grado ancora di stimolare l’ascoltare e non di lasciarlo semplicemente al consumo smodato e fuori controllo?

Assolutamente sì! In generale, io porto sempre gran rispetto a chiunque riesce a pubblicare un disco, perché so cosa vuol dire, so quanto lavoro c’è dietro. Per cui non me la sento più di criticare chi non mi piace a un primo ascolto: prima di giudicare bisogna stare molto attenti. O meglio, una roba può non piacerti, ma questa moda di fare gli “haters” è una cosa che non sopporto. Semplicemente se una qualcosa non ti piace, non ne parli nemmeno. Senza stare lì ad attaccare a tutti i costi.

Quello che dici vale per coloro che scelgono di passare per i talent show tanto quanto per chi preferisce intraprendere la cara, vecchia gavetta?

Direi entrambe. I vari talent li percepisco come grandissime scorciatoie, ma vale lo stesso anche per Sanremo con la sezione giovani: non è detto che partecipandovi poi ne esci nella maniera migliore. Però non li condanno, perché se fatto con cognizione è un metodo che può portare anche dei buoni risultati. Molti, purtroppo, lasciano il tempo che trovano: è un dato di fatto.

Beh tu potresti benissimo dire che “fare la gavetta” ti ha portato non poche soddisfazioni…

Devo dire di sì. Tutte le cose che sono riuscito a fare (che alla fine non sono tantissime, non mi sento per niente arrivato!) sono andate bene perché ho suonato, sono stato ascoltato e alla fine sono stato scelto per alcuno cose piuttosto che altre. Quindi la gavetta sicuramente è stata lenta finora, però non posso lamentarmi.

Quindi la qualità della musica, per non dire la meritocrazia, contano ancora qualcosa?

Vale tutto! Se scrivi una bella canzone o se fai in generale un bel lavoro in un modo o nell’altro esce fuori. Ne sono convinto! Chi non ci riesce è perché evidentemente ha sbagliato in qualcosa e quindi bisogna rimettersi a tavolino e sistemare le cose, se si vuole andare avanti.

Quali altri consigli daresti a chi vuole affacciarsi al mondo della musica oggi?

Innanzitutto, di non farlo! (ride, ndr). E poi di andare a quanti più concerti possibili, di ascoltare tanta musica, di non avere paraocchi. Soprattutto se si tratta di artisti che non si conoscono: magari su 15 concerti, 3 sono buoni e ti aprono una visione nuova. E poi conoscere le persone, i musicisti, parlare con loro, scambiarsi le opinioni, litigare anche.

Ultima domanda. Ora che è uscito il tuo album hai già degli altri progetti in cantiere?

Non vedo l’ora di portare in giro questo disco di cui sono molto fiero: ad aprile finalmente partirà il tour. Non suono da un po’, quindi per ora mi va benissimo l’idea di ricominciare ad andare in giro con la band.

In bocca al lupo allora, Luca.

Grazie mille, a voi.

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