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Lucariello: Da Saviano a Caparezza la denuncia continua

Da vent’anni nello scenario musicale italiano, il suo operato continua. In un’intervista Lucariello, nome d’arte di Luca Caiazzo, ci ha raccontato come nasce il suo nuovo singolo con Caparezza, “Fore C’a Capa“. La denuncia non si arresta e Lucariello fa di tutto affinché le cose in un Paese come il nostro colmo di grossi problemi, possano migliorare. Lucariello ci ha parlato anche della sua collaborazione con “Gomorra – La serie“, sua la sigla finale, e dell’importanza della macchina cinematografica ai fini della denuncia.

 

Parliamo dell’ultimo singolo, “Fore C’a Capa”? Come nasce? Le rime sembrano abbastanza pungenti…
Con Michele, Caparezza, ci conosciamo da un po’ di tempo ed è un artista che stimo molto. Credo che la stima sia reciproca. Così, ho subito pensato a una possibile collaborazione e gli ho mandato un’idea di ritornello con una strofa. Lui ha scritto la sua, ed è nato il pezzo.

 

Tra l’altro hai trovato in Caparezza un fratello, un vero e proprio compagno di denuncia. Com’è stato collaborare con lui in questo singolo?
Ha uno stile molto molto diverso dal mio. Lui è molto più ironico. Nonostante questa differenza siamo riusciti a creare un buon connubio, una sorta di contrasto che alla fine ha funzionato. Ci accomuna il fatto di parlare di cose simili, e questo pezzo parla un po’ della follia dei tempi nostri. Noi siamo abituati già da piccoli a far cose folli.. Diciamo che siamo di stampo un po’ anarchico. E il pezzo è liberatorio.

 

Cosa ne pensi del terreno fertile che la generazione campana di questi tempi sta trovando nello scenario musicale con l’hip hop? E’ sicuramente un modo per fare più rumore..
Penso che artisti come Clementino, Rocco Hunt, siano riusciti a far breccia nei media, nei mainstream rispetto al rap napoletano e alla cultura hip hop campana. Fino a qualche anno fa per i direttori artistici delle radio era un sacrilegio inserire un pezzo che avesse un ritornello o una strofa in napoletano. Loro, invece, sono riusciti, tramite il web fondamentalmente, a sfondare questo muro.

 

Nel momento in cui riesci ad avere parecchio audience sul web, anche i media tradizionali sono costretti a passarti in qualche modo. E’ veramente un movimento nato dal basso. In Italia, purtroppo, queste cose accadono sempre in ritardo, quando magari negli altri Paesi come Germania, Francia, sono cose che esistono già da vent’anni. In Italia ci stiamo arrivando negli ultimi anni e sono contento di questo.

 

Ma la società attuale è in grado di captarne il senso secondo te?
Tutti quanti abbiamo delle grosse difficoltà in questo momento. Raccontare, denunciare qualcosa, significa parlare di un sentire comune. E credo che la gente senta questo.

 

Cosa può fare la musica per risollevare il futuro del Paese?
Anche la canzone di Max Gazzè lo dice “Quello che la musica può fare”. Credo che la musica può fare tanto sul singolo individuo. Si, agisce sulle masse, ma in maniera differente. Ognuno di noi la vive a suo modo. Sicuramente quello che cerchiamo di fare noi è di raccontare il Paese per quello che è veramente, e non per come ce lo fanno vedere i telegiornali.

 

Secondo te cosa spinge più di tutto le persone a stare “fore c’a capa?”
“Fore c’a capa” sono quelli che lavorano 20 ore al giorno in ufficio, che si mettono in macchina con il traffico. In poche parole, tutti noi (ride). Lo stare “Fore c’a capa” veramente significa “essere sani”, in qualche modo. Penso che sia la follia del momento. Sarebbe sano prendersi il proprio tempo e cercare di somigliare ai bambini che sono sani e più coerenti.

 

Il male peggiore in questo momento in Italia?
E’ quello rappresentato dalla classe dirigente, dalla classe politica. Si è creato un meccanismo perverso per cui nel passare degli anni chi è moralmente peggiore sale la scala, e va molto in alto. Questo ha portato nella stanza dei bottoni la creme della nostra società, in senso negativo ovviamente.

Come nasce l’idea di rendersi dei pupazzi di plastilina nel videoclip?
Guarda a me è una cosa che piace molto. Era anche un modo per sdrammatizzare questo testo con delle tematiche così pesanti. Michele stava partendo per il tour nei giorni in cui dovevamo fare il video ed era un po’ difficile beccarci. I ragazzi di “Sfiamma Production” sono bravissimi e hanno tirato fuori una cosa molto bella.

 

Sono trascorsi 20 anni da quando hai iniziato ad apparire sulla scena musicale prima della tua terra natale e poi nazionale. Quanto ti senti cambiato?
Sicuramente ci sono stati dei cambiamenti nel mio percorso, però mai come adesso mi sento così vicino all’origine. Alla fine, credo, che sia cambiato ben poco.

 

Qual è stato, secondo te, e qual è tuttora l’ingrediente che ti dà la giusta carica per andare avanti?
Non lo so. Se lo sapessi probabilmente smetterei di farlo. C’è un lato magico dietro questa cosa. (ride, ndr)

La tua collaborazione con Saviano è storica, cosa è cambiato a Napoli dal 2006, anno di pubblicazione del libro, a oggi?
Anche il libro stesso parlava delle cose che erano successe in passato. Senza dubbio qualcosa è cambiato, ma non è cambiato quello che poi ha reso possibile quello che è successo. Mi riferisco al fatto che ci sia una forte assenza dello Stato. Una forte assenza di Welfare in un territorio che ha proprio bisogno di questo. E’ questo ciò che scaturisce anche tutto il potere delle organizzazioni criminali che campano sulla disperazione della gente.

 

Hai curato la sigla di Gomorra la serie, come nasce “Nuje Vulimme Na Speranza” col rapper Ntò?
La collaborazione con Antonio è nata da un nostro incontro al Comicon con Stefano Sollima, il regista che ha curato una parte degli episodi e che mi disse che stava per realizzare questa cosa, dandomi dei consigli musicali. Ci siamo un po’ confrontati ed è nata l’idea di scrivere un testo che forse è un grido di speranza, attiva, voluta, e non attesa. Poi, hanno deciso di utilizzare il pezzo come sigla finale.

 

Prima romanzo, poi film e ora anche serie… qualcuno inizia a parlare di speculazione, a tuo parere dove finisce la denuncia e inizia la speculazione?
Guarda credo che se si cerca di far soldi raccontando delle storie, esiste si un lato speculativo, ma è anche giusto. Spesso le produzioni fatte dalle tv di Stato sono molto scadenti. Quello che hanno fatto loro, invece, è stato il tirar fuori un prodotto di grande qualità che ha avuto anche un grosso riscontro internazionale. Alla fine racconta, anche se in maniera romanzata, un male assoluto che c’è stato, e ancora c’è nella nostre terre.

 

A me viene sempre in mente l’esempio del Bronx che è sempre stato preso di mira dal cinema, dalla televisione, ed etichettato come un luogo inaccessibile. Oggi il Bronx è un quartiere residenziale dove si sta benissimo. Probabilmente, tutto questo gridare attorno ha fatto in modo che qualcosa cambiasse. Magari le amministrazioni si sono date da fare per risolvere i problemi di quel posto.

Spero, pertanto, che questo tipo di cinematografia possa smuovere in qualche modo le coscienze per cambiare le cose.

 

Se pensi a una prossima collaborazione, chi ti viene in mente?
In realtà, dopo questo singolo con Caparezza farò uscire un’altra serie di singoli e un’altra collaborazione che farò, e che uscirà a settembre, è con Clementino. Abbiamo scritto un pezzo insieme che uscirà anche in una compilation di soli rapper campani. Il pezzo si chiama “Musica E Poesia”.
Ci confrontiamo su ciò che rappresenta la musica per noi.

 

Oltre a questo di cui mi hai appena accennato,  hai in mente qualche altro progetto futuro?
Al termine di tutti questi singoli realizzerò una sorta di raccolta che sarà un album. Sono convinto, però, che per ora il migliore mezzo di fruizione della musica sia il singolo digitale online.

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