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Intervista a LunchBoxDave, il rapper romano che su Spotify ascolta soul e afrobeat

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Oggi c’è lui LunchBoxDave. Fin da piccolo, tra le pareti di casa  ha sempre respirato l’arte grazie alla mamma scenografa, pittrice e appassionata del mondo della musica, che lo avvicinato a mille sfumature della musica, dal Jazz al Funk, dal Rock al Soul; e a diverse città tanto da permettere a David di chiamare casa luoghi diversi.

Voce coinvolgente e forte di un flow impetuoso LunchBoxDave vuole andare oltre i confini del rap. Nasce cosi LEG DAY, il primo singolo del rapper romano prodotto da BVRGER e uscito per Sony lo scorso 23 Novembre.

LEG DAY non è per David soltanto un semplice brano di debutto ma è una vera e propria metafora esistenziale: correndo verso il picco, le gambe sono i motori della sua ascesa.

Come al primo giorno di palestra, LunchBoxDave ti lascia le info nel plico, messe in rima e sopra base: è solo l’inizio. E ce lo racconta a noi di LoudVision:

Ciao David, fammelo direi, hai davvero una bella storia! Innanzitutto, complimenti per il tuo primo singolo, Leg Day! Qual è la storia del pezzo, e il concept che c’è dietro LunchBoxDave?

Beh grazie! Non so se la storia sia bella o meno ma sono contento di averla vissuta. Mi ha reso ciò che sono. Per quanto riguarda Leg Day, è nata da una intuizione casuale. Io sono sempre stato uno amante dello sport. Ne ho praticati molti per poi stabilizzarmi per motivi di tempo in palestra. Eravamo in studio io, BVRGER (produttore) e Stefano (manager). Mentre io e BVGRER stavamo provando dei sound, Stefano dice: “e se facessi un pezzo sul leg day?”. Nel mondo della palestra, il leg day è il giorno che notoriamente viene trascurato o completamente saltato, soprattutto perché è il più duro in assoluto! Così ho utilizzato questo concept come aneddoto sulla determinazione e la voglia di raggiungere i propri obiettivi. Non importa quanto dura sia la strada, bisogna affrontare ogni difficoltà per arrivare sempre più in alto.
Il progetto LunchBoxDave è il mio modo di esprimere il mio infinito godimento che provo nel fare musica, senza filtri o restrizioni.

Da quanto letto nella tua bio, ti sei avvicinato al panorama artistico fin da bambino. Perché hai scelto proprio la musica rap per parlare delle tue emozioni? 

Diciamo che non ho proprio scelto il rap. Il rap è una delle forme di comunicazione che io amo, per il background culturale e la creatività che ne deriva. Ma non mi considero un rapper. Ci sono generi musicali che io amo ascoltare ed utilizzare durante la creazione di un brano che vanno al di la del rap, anche se molti rientrano nell’emisfero musicale black. Infatti ho fatto parte di un coro soul/gospel per qualche anno, dove cantavo robe R&B, Soul e Gospel appunto. Soprattutto l’R&B è un genere che mi piace esplorare come artista, mescolandolo con sonorità moderne e adattarlo al mio gusto e il mio stile.

Secondo te, oggi più che mai, cosa vuol dire essere rapper in Italia?

Il rap è e sempre sarà una forma di espressione di chi è in basso, o di chi in basso c’è stato e ne è uscito/ne sta uscendo. E questo che rende gli esponenti di quest’arte delle bombe creative, sia nelle forme e contenuti. A mio parere oggi questo si sta un po’ perdendo. Troppo spesso il rap (o trap ed i loro sottogeneri) vengono utilizzati come una scappatoia “facile” per il successo. Un po’ come lo era, e probabilmente lo è tutt’ora, inseguire la carriera da calciatore. Alla fine i rapper di successo e i calciatori fanno vite molto simili. Soldi, donne, Ferrari sotto il culo e vita in discesa. Anzi, ormai sono i calciatori ad emulare spesso e volentieri lifestyle dei rapper. Non sto assolutamente facendo il moralista, penso di essere uno di quelli che ama di più i soldi al mondo. Dico soltanto che ormai si sta perdendo il concetto base dietro al quale si usava il rap o qualsiasi suo derivato.

C’è qualche artista in particolare a cui ti ispiri? O con cui sogni un giorno un featuring?

Ho moltissime influenze artistiche! Sicuramente Drake è un esempio di versatilità artistica che ritrovo in me. Uno che rappa bene, canta altrettanto bene e sa inserirsi in generi diversi della scena black è sicuramente un caso singolare. Un altro con un sound interessante è Travis Scott. Anche lui unisce lyrics e melodie con molta facilità, creando uno stile piuttosto distintivo. Collaborare con loro non sarebbe male anche se tosta… But sky’s the limit, no?

Cosa ti stai ascoltando su Spotify, ultimamente? 

La mia playlist è il caos totale. Spazia dal rap/trap, passando per R&B, soul e Afrobeat per concludere con il metal. Dipende sempre dal mood in cui sono o cosa sto facendo. Anche in palestra, quando mi alleno, spazio molto tra generi. Anche se in quel caso esce sempre un sound molto più aggressive. Una piacevole scoperta che ho fatto ultimamente è stato Buddy. E’ un artista californiano che rappa e canta, ed il suo progetto include un sacco di artisti che mi interessano.

Perché un ragazzo/a dovrebbe scegliere LunchBoxDave da inserire nella sua playlist quotidiana?

Sicuramente perché LunchBox è qualcosa di nuovo, e tendente sempre all’innovazione ed alla sperimentazione. Il mio obiettivo è fare musica che io per primo ho voglia di ascoltare. Questo mi da la possibilità di mettermi nei panni dell’ascoltatore, e creare empatia e relazionalità al progetto. Che sia un video, un singolo o un album, il concetto è lo stesso.

Puoi già dirci se ci sono in cantiere nuovi pezzi? Magari un primo EP? 

Assolutamente si. Ci sono altri singoli ed un EP in programma che non vedo l’ora di mettere fuori. Il prossimo step sarà intorno Gennaio, con il nuovo singolo ed il relativo video. Stay tuned!

 

 

 

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