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Intervista a Lyves: “Ho realizzato un sogno, aprire il concerto dei Coldplay”

Qualcuno di voi (cioè gli invidiatissimi che sono riusciti a conquistarsi un biglietto) probabilmente l’avrà notata sul palco di San Siro il 3 e 4 luglio nello show d’apertura del concerto dei Coldplay. Sound morbido, tastiere avvolgenti, voce piena. Non l’avevate mai vista prima e ne vorreste sapere di più? Siamo qui per questo. Lei è Lyves, una cantante cresciuta in Australia, nata in Gran Bretagna ma di origini italiane. Il suo nome difatti è Francesca Bergami, giovane promessa del soul che, non credendo fosse possibile costruirsi una carriera sulla musica, ha tentato in precedenza un’altra strada, studiando psicologia all’Università e lavorando con giovani affetti da problemi mentali.

E’ proprio a questo punto che Francesca riconosce la sua vera ambizione da artista e comincia da zero un percorso che dal primo singolo “Visions” pubblicato su SoundCloud due anni fa, la porta fino ad essere scelta come guest “nientedimenoche” dai Coldplay per il tour europeo. Chi era al concerto ha potuto sentire il suo disco uscito in gennaio, “Like Water”, e noi l’abbiamo intervistata per conoscerla meglio.

Sei la special guest designata dai Coldplay per aprire i loro concerti nel tour europeo: oltre alla felicità, eri anche preoccupata per questa “responsabilità”?

Certo, lo ero! E’ una grossa responsabilità ed è assolutamente un onore aprire il concerto dei Coldplay per così tante date in Europa! Ho sempre amato le loro canzoni fin da quando ero una teenager, perciò chiedermi questo ha realizzato un sogno. Sento la responsabilità di essere la miglior performer che io posso per i loro meravigliosi fan, di essere preparata appieno e dare tutto ciò che ho. E’ una responsabilità che che mi sto godendo e che abbraccio.Processed with MOLDIV

Cosa si prova a suonare la propria musica davanti a una folla così grande? Cosa vorresti regalare con la tua musica a chi ti ascolta e cosa vorresti aggiungere di tuo a questi concerti?

E’ una sensazione indescrivibile cantare davanti a così tante persone, una rara e bellissima opportunità. In un certo senso sento le stesse cose di quando suono davanti a un pubblico meno numeroso, è solo che ci sono più persone con cui puoi entrare in connessione. Spero di portare felicità e profondità, e condividere questo momento bellissimo con coloro che saranno lì ad ascoltarmi.

Hai sempre amato molto la musica, ma nella tua vita hai raccolto esperienze molto diverse, hai anche studiato psicologia e hai lavorato per un periodo in un ospedale psichiatrico: non pensavi che la musica sarebbe diventata il tuo mestiere?

Si, è vero. Ho una grande passione per l’ambito psichiatrico e sento fortemente la necessità di supportare coloro che non hanno voce o che stanno passando un momento di difficoltà. Sarà per sempre parte di chi sono, e anche parte della mia musica. Credo mi mancasse la sicurezza di poter fare musica, non pensavo potesse essere una carriera accessibile. Non conoscevo davvero alcun musicista, ma l’amore per la musica ha continuato a crescere e quando ho imparato un po’ a suonare le tastiere ho cominciato a scrivere canzoni in modo abbastanza immediato. Era come se stessero solo aspettando di uscire fuori.

La tua vita “precedente”, i tuoi studi e il tuo tirocinio, in che modo ti hanno influenzato nella tua vita “successiva”, per l’elaborazione delle tue canzoni e dei tuoi testi?

E’ difficile da dirsi, ma immagino che le mie esperienze abbiano e hanno una influenza su ciò che scrivo; mi hanno provocato delle emozioni che adesso, di ritorno, esprimo. Ho sempre amato sostenere le persone in difficoltà e anche se non lavoro più in un ospedale il mio sogno è incoraggiare, aiutare e supportare in qualche modo le persone attraverso la mia musica.Processed with MOLDIV

Tu sei nata e cresciuta in Australia, hai anche origini italiane e vivi a Londra, ti senti in qualche modo arricchita da questo cosmopolitismo?

A dir la verità sono nata a Aylesbury in Inghilterra. Mi sento molto fortunata di aver vissuto in Italia, Portogallo, Australia, e adesso in UK. Poter vivere in Stati diversi ha arricchito la mia vita in molti modi, e lungo la strada ho incontrato tante persone meravigliose. Io penso che questo abbia sviluppato e accresciuto la comprensione delle diverse culture e di cosa ci definisce come esseri umani. L’altra faccia della medaglia è magari non sapere dove sia “casa”, ma ho imparato a sentirmi a casa attraverso le persone, la natura e in altri modi.

A proposito delle tue origini, hai trascorso un periodo di isolamento e riflessione lontana dalla tua casa, per stare nella cittadina natale di tuo padre e di tua nonna, a Ostra, dove ha preso forma il tuo EP; credi che la solitudine e la sofferenza abbiano aiutato la tua creatività?

Penso che essermi presa un periodo per riflettere tranquillamente in modo da guardare dentro me stessa e focalizzarmi solamente sulla musica mi ha aiutato molto. Non vorrei dire che la sofferenza aiuta la creatività perché mi augurerei che uno non dovesse soffrire per essere creativo; certamente prendersi del tempo per l’introspezione e l’espressione del proprio mondo interiore aiuta.

Ti definisci una persona molto emotiva, hai scelto il soul-elettronico per dare la giusta eco al tuo modo di essere introspettivo ed essenziale?
Non penso di aver mai scelto il genere. Ho passato molto tempo scrivendo e imparando la produzione prima di trovare il mio “sound”. Il mio modo di comporre è costantemente in evoluzione e spero continui ad essere così. Mi piacerebbe che la musica parlasse da sé e che le canzoni mi dicessero di quale suono hanno bisogno.
Le due date italiane di luglio dei Coldplay…?
E’ stato incredibile!!! Il pubblico italiano è stato così passionale, caldo e accogliente. Non dimenticherò mai la magia di suonare a San Siro finché vivrò!

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