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Concerto Primo Maggio 2016 a Roma: Massimo Bonelli ci svela i retroscena [INTERVISTA]

“Il Primo Maggio è fatto di gioia, ma anche di noia”. Due anni fa furono gli Elio e le Storie Tese a mettere “i puntini sulle i” in merito all’involuzione della gloriosa manifestazione di piazza San Giovanni attraverso il brano esilarante de “Il Complesso del Primo Maggio”, in un cocktail di ironia e cinismo che lasciava comunque ben intendere quanto fosse cambiato negli ultimi 10 anni lo spirito di partecipazione al mega concerto. I temi di interesse comune (che lo si voglia ammettere oppure no) hanno assunto, anno dopo anno, sempre più l’aspetto di espedienti piuttosto che di sincere ragioni per scendere in piazza e contestare (“facendo festa”) le inaccettabili condizioni sociali e lavorative del nostro Paese, sempre più segnato dalla fuga di cervelli e orfano di un futuro dignitoso. Fino a ridursi a una banale alternativa alle trasferte fuori città, complice un bassissimo livello di partecipazione e interesse alle problematiche odierne (non facciamo di tutta un’erba un fascio, ovviamente!). Non uno dei migliori scenari da cui ripartire, dunque, quello si è presentato agli occhi di Massimo Bonelli (musicista, produttore discografico ed editore italiano) nel 2015, anno della sua prima volta da organizzatore diretto del concertone del Primo Maggio. Tuttavia, è stato proprio l’entusiasmo e l’intraprendenza dello stesso Bonelli a dare alla manifestazione annuale più grande di sempre nuovo lustro e significato, attraverso la presenza di figure autorevoli del mondo della musica e del cinema e un’attenzione più concreta a quelle tematiche sociali figlie di anni di lotta per i diritti dell’uomo e del lavoratore e troppo spesso abbandonate al flusso incostante di informazioni gestite dalla tv generalista e dal giornalismo di fazione.

Per il secondo anno consecutivo, Massimo Bonelli sarà organizzatore del concerto del Primo Maggio, insieme a Carlo Gavaudan, e a noi di LoudVision ha voluto raccontare alcuni retroscena dell’evento musicale più famoso di Italia.

Massimo, questa è la seconda volta che organizzi direttamente il concertone di piazza San Giovanni. Come è andata?

Come la prima volta, ma sicuramente con qualche idea in più. Organizzare questo tipo di evento è un’esperienza di per sé sempre molto bella, affascinante e impegnativa. E’ una di quelle opportunità per cui è bello alzarsi la mattina e lavorare duramente.

Su quale tematica in particolare si concentrerà quest’anno la manifestazione promossa da CGIL, CISL e UIL?

Il tema sindacale avrà sicuramente un ruolo di primo piano. Quest’anno l’argomento del lavoro e dei sindacati è stato molto importante e molto sentito, quindi ci è sembrato doveroso dedicargli una certa attenzione.

E’ stato difficile quest’anno coinvolgere gli autori e gli artisti all’interno della manifestazione?

Il Primo Maggio di per sé viene da una storia bellissima e complessa: è un evento particolare, molto sentito, amato e odiato dalle varie fazioni. Collaborare con tutti gli autori e gli organizzatori è sempre molto complesso sul piano dei punti di vista, perché ci sono idee diverse e gusti musicali diversi. Ma alla fine è sempre motivo di crescita questo confronto, per cui più che difficile lo definirei affascinante.

Come è cambiato secondo te lo spirito di partecipazione al concertone, soprattutto da parte dei manifestanti?

Beh, è sicuramente cambiato il mondo: la rete ha abbattuto molte barriere e quindi sono cambiati anche i fruitori musicali. La facilità con cui si accede oggi alla musica ha annullato la polarizzazione dei gusti musicali, e ora a tutti piace tutto. E di conseguenza è cambiato anche l’approccio ai concerti in generale. Il Primo Maggio (come dice anche Toni Soddu, storico direttore di palco di tutti i più grandi eventi italiani) è il più grosso concerto gratuito di Italia e nessuno può metterlo in discussione. Dopo gli ultimi anni di stallo, ora noi stiamo cercando di farlo crescere nuovamente con entusiasmo, esperienza e professionalità. Vogliamo farlo tornare ad essere una grande manifestazione.

Pensi che sia cambiato l’approccio anche in virtù della politica degli ultimi anni?

Io non penso: la partecipazione c’è sempre, a livello numerico non ci sono stati grossi cambiamenti. Anzi l’anno scorso mi sono addirittura impressionato nel vedere via Carlo Felice completamente gremita di persone. Forse è semplicemente cambiato il modo in cui la gente si appassiona a questo evento: un tempo c’erano persone che arrivavano in piazza San Giovanni dalla sera prima con le tende perché magari c’era un artista particolare. Oggi invece sono tutti più o meno disillusi e quindi arrivano direttamente alle 8 di mattina del giorno stesso per andare sotto il palco. E questo perché non c’è più quella contagiosa ossessione per l’artista visto che oggi sono molto più accessibili: tutti i giorni, in ogni istante possiamo vederli sui vari social. Però alla fine questo discorso vale per qualsiasi evento, non solo per il Primo Maggio. Forse una volta era solo più visto come un evento mitico.

Qual è il tuo pensiero rispetto al Primo Maggio di Taranto?

Mi sono espresso più volte a riguardo: ho ottimi rapporti sia con Michele Riondino che con Roy Paci. Più volte ci siamo incontrati, e abbiamo parlato e scherzato insieme. Io sono contento che ci sia una manifestazione così anche a Taranto, e so che ce ne sono tanti altri in altre città d’Italia (ho persino sentito Eugenio Finardi che mi ha detto di voler organizzare un Primo Maggio a Bologna). L’importante è che ci si ricordi di questa festa, del suo significato, di quegli anni di lotta per il lavoro e per i diritti e dei problemi in questo ambito oggi.

Parliamo della vera novità di quest’anno: il contest per band emergenti “1M Next”. Come si differenzia a qualunque altro contest o talent show già visto in tv?

Per cominciare, non va in tv! Il contest nasce per canalizzare tutta l’energia positiva delle band emergenti che viene dai club e dalle cantine. Ci tengo tantissimo a questa idea perché sono stato musicista, ho partecipato ai concorsi e so quali sono le emozioni che si provano quando si suona e si vorrebbe emergere ma senza successo. Conscio della mia esperienza personale, con 1M Next vogliamo dare spazio e e visibilità grazie a questo bellissimo palco. E non vogliamo certo che tutto questo si limiti al concerto del Primo Maggio, ma creare anche i presupposti per fare in modo che questa visibilità possa crescere: a tale scopo sono stati presi accordi con la rete dei festival (così che il vincitore del contest possa esibirsi in altri eventi), quella dei club per una piccola tournée autunnale e stiamo creando anche una partnership con “Area Sanremo”, insieme all’orchestra sinfonica. Sono tutte soluzioni che metteremo a disposizione dell’artista vincitore per dargli una spinta. Ci proviamo, insomma.

Ti vedi come futuro talent scout?

Io faccio il discografico, produco album e sono un musicista fallito! E organizzando eventi per anni ho scoperto delle attitudini che non pensavo di avere. Mi piacerebbe essere un talent scout e dare opportunità ai vari artisti emergenti. Sono molto entusiasta delle opportunità di quest’anno.

Mi sembra che tu abbia le idee molto chiare.

Per me significa dare possibilità gli artisti di farsi notare per le loro abilità, piuttosto che correre il rischio di rimpiangere un nuovo Battisti o un De André. E’ giusto creare i presupposti per far emergere il talento, e in virtù di questo non posso girarmi dall’altra parte sapendo di avere questo ruolo. Quindi non posso che impiegare tutto me stesso in questo progetto e nel migliore dei modi.

Secondo te come deve muoversi oggi una persona nel panorama musicale italiano?

Da ascoltatore di musica, sono sempre alla ricerca di qualcosa di muovo. Chi vuole cimentarsi in questo campo secondo me non deve spaventarsi, aver paura di fallire o di risultare strano, ma provarci sinceramente e dimostrare quello che sa fare. Un problema importante oggi è sicuramente l’omologazione, cioè questa insistenza del mercato italiano nel puntare sempre sulle solite cose e non rischiare mai investendo in qualcosa di diverso. Pochi giorni fa, ad esempio, mi è capitato di riascoltare “Anima Latina” di Battisti e mi sono reso conto che è un album incredibile: vi è un livello di sperimentazione e di coraggio di rimettersi in discussione fuori dall’ordinario. Ed è quello che oggi manca alle nuove leve. Potrai non avere una gran voce (Battisti era addirittura considerato sgraziato), ma può darsi che tu sappia scrivere dei testi bellissimi; purtroppo siamo in un’epoca in cui l’interprete è finito e non viene più valutato come si dovrebbe, e si cerca di trasmettere altri tipi di emozioni in maniera più tecnica e studiata. Noi vogliamo innanzitutto cambiare questa idea di mercato e permettere agli artisti dotati di vero talento di emergere nel nostro panorama musicale italiano.

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