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Intervista a Megha, tra cantautorato e ricerca sonora costante: “Trovare il proprio suono è un punto d’arrivo”

Nell’affollatissimo universo della musica alternativa italiana un artista in particolare, grazie al suo speciale sound, sta trovando lentamente e con merito il suo spazio. Il suo nome è Megha e il suo genere si muove tra l‘italo-disco, il pop e l’elttronica, accompagnato da un cantautorato moderno. “Montagne di like” e “Madagascar“, due dei quattro brani pubblicati, sono riusciti a scalare la Viral 50 Italia di Spotify raggiungendo in poche settimane di più di 200.000 stream. La stessa sorte è toccata a “Sguardi laser“, ultima fatica pubblicata l’8 Giugno scorso. Ricercato nei suoni, immediato nelle parole, il nuovo artista della label milanese Asian Fake (Coma_Cose, Martina May, Fr3netik & Orange) ha catturato l’attenzione del pubblico anche grazie alla cura riguardante la componente grafica, cifra essenziale di tutte le sue produzioni.

Abbiamo intervistato Megha cercando di spaziare il più possibile negli argomenti: dalla scelta di rappresentarsi coperto da un sinth in testa alla la sua indagine continua nell’universo sonoro.

 

Ciao Francesco. Partiamo dall’inizio. Chi eri prima di metterti il MOOG in testa?

All’inizio ero uno che scriveva e produceva canzoni da un po’che aveva solo voglia di scrivere e produrre canzoni, senza porsi troppo il problema dell’immagine anche perché non avrei saputo definirmi musicalmente e di conseguenza anche nello style.

Perché hai scelto il MOOG come tuo simbolo? Cosa rappresenta questo strumento per te?

Il fatto che il synth che ho al posto della faccia sia un Moog è più o meno un misto di fattori. La mia musica ha come peculiarità di essere scritta e suonata solamente con strumenti elettronici, almeno fino ad ora, e tutti questi strumenti reali o virtuali che siano si comandano tramite tastiera. Questo è il motivo. Non si vede la faccia ma si sente la musica- questa musica è synthetica- la faccia è un synth.

Trovo estremamente interessante il genere musicale in cui ti sei inserito, una specie di italo disco rivisitata. Come hai trovato il tuo suono?

Penso che trovare il proprio suono sia un punto d’arrivo per uno che vuole fare il mio genere, quindi diciamo che io mi sento a metà di questo percorso, ho trovato la mia direzione ma sperimentando sto cercando il mio suono, quello che ti faccia dire con certezza “è Megha”.

Forse lo troverai forzato, ma ho trovato in “Madagascar”, uno dei tuoi brani più celebri, una “Kalimba de luna” moderna. Sono pazzo? Credo che il Sient dint á l’oss e la voglia di qualcosa di nuovo che racconti nella tua canzone siano assolutamente assimilabili seppur lontane, in entrambe emerge quel bisogno “primordiale” di cui oggi avremmo tanto bisogno…

Ammetto che non conoscevo questo pezzo e l’ho dovuto googolare. Non so se ci sento lo stesso mood ma credo che il bello sia anche un po’ quello, ognuno ci sente o risente quello che vuole. In questo pezzo ci sento tanti primi 80, anche nella composizione del testo gli stilemi sono perfettamente rispettati. Io diciamo che cerco più di prendere le ambientazioni 80’s solo come spunto su cui intrecciare beat più moderni e anche nei testi mi piace essere molto realista. Però sicuramente in “Madagascar” c’è anche la componente Dreamy.

Da pochissimo è uscito il tuo nuovo singolo “Sguardi laser”? Di cosa parla il brano? A cosa ti sei ispirato?

Il brano parla di una “morning after” in cui mi pento di aver fatto tardi e aver bevuto, e che queste due cose insieme abbiano contribuito ad aprire la valvola delle emozioni la sera prima, lasciando che i mostri del passato ritornassero a ferire. Credo sia capitato a tutti, mi sono ispirato a quella sensazione che evidentemente la sera che ho scritto Sguardi Laser doveva essere viva in me, ma vatti a ricordare. Ne è rimasta una canzone.

Nonostante siano usciti pochi brani già si nota in te una grandissima ricerca musicale. Con quale artista o album sei in fissa in questo momento?

Per me scrivere ma soprattutto produrre le mie canzoni è un lavoro di ricerca nel senso che non mi do mai un termine di chiusura. Continuo a giocare con gli arrangiamenti e a cercare finchè tutto, suoni ed arrangiamenti, non mi soddisfa completamente. Posso metterci 5 ore così come 2 anni. In particolare non ho un album preferito, al momento sto ascoltando tracce diversissime fra loro e anche di artisti vari. Troppe direzioni per sceglierne una.

Megha non è solo musica ma un prodotto culturale a 360 gradi, lo dimostrano le tue grafiche sempre curate e le (bellissime) illustrazione inserite nella tua pagina instagram. Quanto è importante secondo te curare tutti gli aspetti del proprio lavoro? Credi sia ormai qualcosa di imprescindibile?

Credo che la musica sia l’unica conditio sine qua non ma di sicuro con tutte le cose che escono ogni giorno avere un look abbastanza preciso, che rimandi ad un immaginario e che si distingua per gusto sia altrettanto fondamentale per attrarre qualcuno che, magari colpito dalle grafiche, possa scoprire della buona nuova musica a cui affezionarsi.

 

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