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Intervista a Ruben Mendes

Male o bene che se ne parli, c’è una cosa che bisogna ammettere sui talent show: sono una miniera d’oro per le case discografiche. Insomma, i talent scout delle major non devono fare altro che assistere tenendo gli occhi bene aperti per eventuali future star da mettere sotto contratto. La lista di artisti che hanno seguito questo percorso è lunga, in Italia. Figuriamoci se andiamo a vedere all’estero. Ed è proprio questa la storia di Ruben Mendes, che mentre partecipava ad “Amici” è stato notato dalla Universal che gli ha proposto un’occasione d’oro. Inutile dire che Ruben l’ha colta al volo, questa occasione, e il 21 gennaio è uscito il suo primo album, “Ruben”. Lo abbiamo incontrato nella sede milanese della Universal, per una chiacchierata su questo disco e sulla sua carriera.

 

Sei un esordiente, quindi sarebbe interessante conoscere meglio te e la tua storia. Raccontaci un po’.

Beh si, sono nato in Portogallo da mamma portoghese e papà italiano. Per motivi di lavoro quando avevo sei anni ci siamo trasferiti in Italia, a Roma. Da lì ho cominciato a seguire in maniera un po’ distratta i talent show, attraverso i quali è nata la passione per la musica. Ho così studiato e lavorato qui in Italia fino ad arrivare a questo punto.

 

Insomma l’interesse per la musica l’hai coltivato in maniera molto amatoriale durante la giovinezza.

Si guarda, è stata proprio un’esperienza casuale, perché comunque io fino a cinque anni fa (ora Ruben ne ha 25 ndr) non cantavo. Per caso durante una serata tra amici sono stato portato sul palco di un karaoke e da lì è cominciato. Quella è stata un’esperienza bruttissima, la prima volta, però dentro di me è scattato qualcosa e ho cominciato a pensarci fino a poi prendere la decisione di provarci un po’ più seriamente.

 

Hai quindi deciso di cogliere al volo l’occasione data dai talent show.

Esatto. Mi sono preparato per due anni, cantando in giro, per poi provarci, prendendomi delle porte in faccia. Ma su questo non posso poi lamentarmi. Sono stato molto molto fortunato. Da quando ho cominciato è sempre stato un percorso in salita, senza stop o discese, e speriamo che continui così.

 

Che rapporto hai adesso con i talent? Cosa conservi di questa esperienza?

Del talent conservo un’esperienza straordinaria a dir poco. Questo lo devo a loro. Insomma sono un figlio loro. Da “Italia’s Got Talent” sono arrivato a fare due edizioni di “Amici”, una cosa che non è mai successa. Ed è una cosa di cui sono molto grato, perché tutt’ora mi stanno seguendo, mi stanno aiutando, quindi non posso dire altro che “Viva i talent”!

 

Come stai vivendo quest’avventura

Mi sto sentendo un cantante vero è proprio, perché finché lo fai a casa da solo, o con gli amici conta solo per il momento in cui lo fai. Adesso mi sento un cantante che ha una casa discografica alle spalle, che al giorno è non dico tutto ma gran parte del lavoro, e mi sento un “professionista”, tra virgolette, non un professionista a livello mio perché mi sento ancora il ragazzino che esce di casa per andare a cantare al karaoke come facevo prima, però a livello di immagine aiuta tanto, e mi sento tra virgolette protetto.

 

Per quanto riguarda il lavoro del musicista, come nasce la tua musica? Quanto ci metti tu? Scrivi testi o musiche?

Per quanto riguarda la scrittura sto cominciando adesso. Per questo primo cd non c’è stato il tempo materiale, perché ho cominciato a lavorarci verso marzo-aprile, e a luglio doveva essere pronto. Io non scrivevo prima, e per farlo comunque ci vuole del tempo. Sto cominciando adesso, ho qualcosa di mio già pronto da risistemare assieme al mio produttore. E scrivere aiuta, perché ci metti del tuo, e quando ci metti del tuo la gente ti conosce e ti apprezza prima rispetto ad un semplice interprete.

 

Cosa vorresti trasmettere, raccontare, con le canzoni che stai scrivendo?

Se me lo chiedi adesso sinceramente non ti so dare un tema. Sono uno che scrive molto d’istinto. Scriverei del periodo che sto vivendo, quindi sarebbe una canzone di felicità, di rischio, dedicata al non arrendersi, del tenere duro. Adesso ti sto dicendo cose molto confuse, ma è questo insomma. Fai quello che sai, vai lì e canti quello che ti esce. Questo è un po’ “Ruben”, quello che sono io, che son passato dal fare il cameriere a studiare giurisprudenza dopo aver preso un diploma di geometra! Ho poi deciso di fare il cantante e quindi ci metterei questo, una grande confusione che però ha anche una certa linearità.

 

Un ragazzo giovane e semplice, Ruben. E certamente anche fortunato nel suo trovarsi al centro di una classica storia da talent. Speriamo che la fortuna continui ad arridergli nella sua carriera di cantante.

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