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Intervista a Serena Brancale: a Sanremo con “Galleggiare”

Serena Brancale, cantautrice pugliese, classe 1989, sarà in gara tra le “Nuove Proposte” del Festival di Sanremo 2015 con il brano “Galleggiare“. Serena ci ha raccontato in un’intervista le sue emozioni pre-Sanremo e di cosa parla il brano con cui si esibirà. Il brano è omonimo del suo primo album che uscirà in concomitanza con il Festival.

 

Ed ecco cosa ci siamo dette.

 

Sanremo per te è un obiettivo importante, infatti hai provato a parteciparvi anche la scorsa edizione. Quest’anno sarai all’Ariston, come ti senti?

Mi sento felicissima. Sono tranquilla, le prove sono andate bene, e quello è stato fondamentale… Insomma, ho sondato un po’ il palco. L’orchestra l’ho trovata veramente disponibile, oltre che professionale. La sto vivendo con enorme serenità e la coscienza che un’opportunità simile può cambiarti la vita. Comunque vada bisogna gioire: vittoria o no, sarà una bella esperienza.

“Galleggiare” è una canzone che parla d’amore e quando la canterai al Festival sarà periodo di San Valentino. Cosa vuoi raccontare con questa canzone? E che valore ha per te questo brano…

Ha un enorme valore per me, è uno dei primi tra l’altro. È una sorta di metafora della vita: l’idea di non riuscire a prendere una decisione, rimanere a galla, in bilico tra una decisione e un’altra. Prima di tutto, però, è una storia d’amore, quindi rivolgo questa confidenza a un uomo segreto. Non lo guardo in faccia, ma gli comunico le mie emozioni solo scrivendo.

Era il tuo sogno fin da piccola quello di fare la cantante? Che rapporto hai con la musica? Tra l’altro hai studiato anche il violino e il pianoforte.

Ho sempre sognato di fare la cantante, ma soprattutto di esprimermi nell’arte. Ho fatto teatro, ho ballato per tanti anni. Ho sempre sperato di vivere le mie passioni. Poi, quando ho studiato canto mi sono resa conto che era la passione più grande. Il mio sogno si sta avverando… È da tempo che vivo di concerti e di musica, e questo è proprio la mia forza.

Sul palco l’emozione sarà grande. C’è qualcuno a cui vuoi dedicare questa gioia?

Questa gioia la dedico ai miei nonni che non ci sono, e che mi hanno sempre seguita e sostenuta. Alla mia famiglia, alle persone che amo, che mi sono vicine.

Se io ti chiedessi tre aggettivi per descriverti e altri tre per descrivere la tua musica, cosa mi risponderesti? Perché?

Per descrivermi, mi faccio un complimento! Può sembrare dispregiativo, ma per me non lo è. Acerba, perché mi piace pensare che sono ancora all’inizio… Oddio, non mi viene niente. Autoironica!

Per descrivere la mia musica… mmm, colorata!

Ok va bene così dai, non voglio torturarti!

Torniamo a parlare di Sanremo. Conosci già le altre nuove proposte? Che idea ti sei fatta?

Mi sono fatta una bella idea. Ho seguito anche Sanremo dell’anno scorso. Trovo che i giovani di quest’anno siano molto più particolari. Abbiamo tutti delle personalità belle ricche! Le idee chiare…

Mi piacciono i Kutso, mi piace Amara. Ho parlato con Kaligola che trovo molto carino, molto umile. Mi piacciono tutti quest’anno, tutti diversi.

Tra i Big, invece, c’è qualcuno che stimi particolarmente?
Sì, mi piace Alex Britti, Malika Ayane. Tra l’altro li ho conosciuti e li trovo umili e professionali.

Cosa ti colpisce in particolare della musica jazz?

Io studio ancora adesso il jazz, sto completando questa laurea in canto jazz. Non è una musica che capisci dal primo ascolto, ma ti deve far soffermare. È questo quello che mi ha incuriosita. Una volta che capisci le dinamiche che può essere un suono inizi ad affascinarti e non ne esci più da questo amore.

Diventa una cosa che vuoi sempre alimentare, ascoltarlo, capirlo, studiarlo. Così sono arrivata a questo diplomino di canto jazz. Volevo assolutamente studiare l’amore per il jazz e spero di completarlo al più presto…

foto SERENA BRANCALE 476

A dirigere l’orchestra sarà Carolina Bubbico, amica di sempre. Che rapporto hai con lei e cosa vi accomuna, oltre l’amore per la musica?

L’idea di Carolina Bubbico è stata mia, l’ho voluto fortemente. È una mia carissima amica, ci conosciamo grazie alla musica. Condividiamo palchi e l’amore per il soul, il funk.

Ho voluto lei perché tra l’altro abbiamo provato insieme Sanremo l’anno scorso e non è andata bene. Quindi, una volta presa, ho pensato subito a lei come direttrice. Lei nasce come pianista, e immaginavo un suo arrangiamento su “Galleggiare”.

 Sui tuoi profili Twitter e Instagram ti definisci una “Cantaucentrica”. Cosa vuoi dire?

(ride, ndr) È un nomignolo simpatico perché la cantautrici sono egocentriche. Guai se non lo fossimo! Dobbiamo parlare di noi, dobbiamo comunque raccontarci a chi ci vuole seguire. Era carino coniare questi nomi, ed appunto “cantaucentrica”. Tutto qui!

Prossimamente uscirà il tuo primo album di inediti in italiano. Cosa puoi anticipare ai fan? Qualche collaborazione al suo interno o qualcuna delle tematiche che affronterà..

Sì, “Galleggiare” è il mio primo album, e si dice che possa uscire in concomitanza con il Festival perché è un disco un po’ sofferto. Doveva uscire 2 anni fa, 3 anni fa, ma non usciva mai… Sono troppo contenta che questo sia possibile grazie anche al Festival di Sanremo. Racconta di me, sono nove tracce che parlano della mia vita, ci sono dei brani che io ho dedicato a delle persone… In particolare, “La Mia Anima”, che è un brano che io dedico a mio nonno, a cui tengo molto, e che mi ha fatto ascoltare da piccolina il jazz. E’ un brano che raccoglie i generi musicali che adoro: dall’afro all’anglo-americana, musica pop.

Con “Galleggiare” sono contenta di aver alimentato sonorità americane. Io immaginavo che il mio album sarebbe stato, come primo disco, un disco tutto in inglese, perché amo la musica americana. Invece, sono contenta che ne sia uscito fuori un bell’esperimento, italiano e americano insieme. Come sonorità lo sento americano, però i testi sono tutti in italiano.

Cosa ti affascina tanto della musica americana?

Le sonorità… amo i musicisti americani come vivono la musica. Noi siamo completamente diversi, dovremmo prendere più spunto da loro. Così mi raccontano, perché purtroppo a New York non ci sono mai stata… Non troverai mai il batterista che suona solo jazz e basta, com’è in Italia, perché c’è questo classismo… O fai pop o fai jazz.

In America tutti fanno tutto, amano la musica a 360° e non si precludono nulla.

Hai già in mente qualche progetto post-Sanremo?
Dopo Sanremo sicuramente il mio augurio è quello di far ascoltare il disco. Divertirmi e prendere Sanremo come stimolo in più per divertirmi sul palco. Questo è l’augurio più grande che mi possa fare!

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