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Intervista ai Viito: “Noi, malinconici ma sempre positivi”

Fantasticamente Viito. Il duo romano, fenomeno del momento con la bellezza di un milione di stream su Spotify guadagnati grazie ai due brani “Bella come Roma” e “Industria Porno”, ha rilasciato di recente “Una festa”, terzo tassello del primo lavoro discografico che vedrà la luce nei prossimi mesi. Divertenti e spensierati ma anche nostalgici, Giuseppe e Vito (freschi di contratto con la prestigiosa casa discografica Sugar) sono entrati a spada dritta nella scena indipendente italiana, ritagliandosi con merito il proprio spazio.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con gli artisti prima del loro live che si terrà domani al Rocket di Milano.

 

Ciao ragazzi, due brani (tre dalla mezzanotte di venerdì 13 Aprile) e oltre un milione di stream su Spotify. Vi aspettavate questo grande riscontro?

(Vito) Un po’ lo aspettavamo, un po’ lo speravamo, un po’ lo desideravamo. Nel momento in cui abbiamo fatto ascoltare i brani ai nostri amici abbiamo avuto subito dei riscontri molto forti che poi ci hanno spinto a scrivere altre canzoni.

(Giuseppe) Abbiamo capito che c’era una bella energia intorno a questi brani. Il risultato tuttavia è stato comunque davvero oltre ogni aspettativa

Siete entrati nella prestigiosa scuderia Sugar, casa discografica che seleziona da sempre i propri artisti  in modo molto accurato non sbagliando mai un colpo. Com’è nato il vostro rapporto con la major?

(Giuseppe) Noi abbiamo scritto una serie di canzoni e le abbiamo registrate a casa con strumenti di fortuna. Poi quando siamo andati a registrarne un paio nello studio discografico a Roma dove stiamo tuttora lavorando, abbiamo avuto l’opportunità di mandarli ad una realtà come Sugar. Come tanti altri artisti ci siamo proposti con i nostri demo.

(Vito) La Sugar ci ha chiamato a Milano e ci siamo incontrati per conoscerci di persona. Abbiamo fatto due pezzi in acustico proprio qui in ufficio: una sensazione incredibile perché già vedevamo dei grandi sorrisoni da parte di chi ci stava ascoltando…

(Giuseppe) È stata un’esperienza un po’ fuori dal tempo perché in quell’occasione eravamo solo noi con la chitarra. Da quel momento c’è stata subito molta sintonia e ci hanno proposto un contratto per lavorare insieme.

Wow, una storia davvero bellissima…

(Giuseppe) Davvero. Ci ha fatto piacere vedere come le canzoni, da sole, abbiano fatto il loro corso. Anche ora ci stanno portando loro dove stiamo andando.

Dopo “Bella come Roma” e “industria Porno” venerdì 13 Aprile avete rilasciato il vostro nuovo singolo “Una festa”. Di cosa parla il brano? Qual è stata la sua gestazione?

(Vito) “Una festa” è nata un sabato sera dopo aver litigato con la ragazza dell’epoca. Sapendo già come sarebbe andata a finire ovvero con un lungo distacco di giorni nel quale non ci saremmo sentiti, con degli accordi che giravano in testa già da un paio di giorni abbiamo scritto il brano tutto d’un fiato.

(Giuseppe) Diciamo che questa canzone, come tutti gli altri brani, contiene al 99% vita vissuta. Quindi tutte le nostre canzoni vengono fuori in modo molto spontaneo da questo punto di vista. Noi essendo tra l’altro coinquilini ci troviamo a condividere le emozioni e le varie idee che piano piano arrivano. “Una festa” parla di questa sensazione di nostalgia per ritornare al momento in cui con semplicità si stava bene anche senza fare nulla; di quell’ amore semplice, puro che poi spesso si va perdendo con il tempo. Teniamo molto a questo brano, i primi due che sono usciti li consideriamo bellissimi e siamo molto soddisfatti in generale di tutti i pezzi che stiamo scrivendo. Però questo in particolare capita in un momento giusto, dopo “Bella come Roma”e “Industria porno” ci tenevamo a mostrare un lato più notturno e malinconico. Malinconico ma mai pessimista, per noi è importante avere comunque una visione positiva.  Questa è un po’ la cifra che noi vogliamo dare al mondo cosiddetto indie-cantautorale musicale italiano.

A proposito di musica indipendente, credo che voi rappresentiate perfettamente la nuova musica italiana, in cui il confine tra indie e mainstream è sempre meno marcato. In questo senso come procede la scrittura del vostro album? State lavorando singolarmente brano per brano oppure state seguendo un concept o un filo conduttore?

(Giuseppe) L’unico filo conduttore che c’è tra le canzoni siamo noi. In realtà ogni pezzo è un mondo a sè e noi teniamo molto a mantenere questa cosa. Tantè che stiamo procedendo con il lavoro in studio in un modo abbastanza inusuale perché non stiamo lavorando direttamente all’album ma ad un brano dopo l’altro. Chiaramente stiamo cercando man mano di sintetizzare un suono che abbia una coerenza tra tutte le canzoni. Il nostro album sarà però più una raccolta di tanti brani che un disco vero e proprio. Questo forse è anche frutto dei tempi, nel senso che oggi anche i mezzi di fruizione sono cambiati e quindi si pensa di più alle canzoni che ai dischi, però è nata così dall’inizio e ci stiamo trovando bene con questa formula.

(Vito) In maniera indiretta sono stati scritti questi brani uno dopo l’altro e quindi hanno un filo logico non studiato che però per forza di cose rappresenta qualcosa che abbiamo vissuto in prima persona. Alla fine di tutto, il concetto di album si racchiude in questo: un filo logico indiretto che rappresenta le nostre persone e i nostri vissuti.

State ascoltando qualche artista in particolare in questo momento di scrittura? Quali artisti vi ispirano?

(Vito) Più che ispirazioni sono influenze dirette, forse inconscie, in quanto se ci piace una musica magari la rielaboriamo e la ritrasmettiamo in modo personale. Quello che ascoltiamo principalmente sono cantautori italiani come Battisti, Battiato, Rino Gaetano, Lucio Dalla e  Umberto Tozzi. Insomma tutto quella scuola che ha fatto la storia e la fortuna del cantautorato italiano.

(Giuseppe) Abbiamo anche un ascolto moderno. Stiamo molto attenti ai nostri colleghi che attualmente stanno scrivendo tantissime canzoni nel mondo indipendente e non. Siamo infatti d’accordo con questa fusione che sta avvenendo tra il mainstream e indie. Quindi sì, abbiamo un occhio alle grandezze del passato ma anche un orecchio a ciò che sta avvenendo intorno a noi. Ci piace veramente tanta roba di quella che sta girando per adesso, sia nei locali sia su Spotify.

Qualche nome?

(Giuseppe) A parte i nomi che ti ha fatto Vito, ci piace molto il modo di scrivere di Frah Quintale,  così come quello di Willie Peyote, artista che si sta distinguendo per una certa intelligenza nei testi e anche nelle musiche. Come altro nome ti direi i Coma Cose, anche se fanno un genere lontano dal nostro.

(Vito) Ascoltiamo anche Calcutta e Gazzelle che in questo momento hanno lo scettro della musica indie italiana in mano, come anche i nostri colleghi della scena romana che scrivono benissimo. Abbiamo condiviso il palco con Galeffi recentemente e anche lui ha scritto bellissime canzoni.

Domani sarete al Rocket di Milano. Cosa state preparando per i vostri fans? Come sarà impostata la setlist?

(Vito) Siamo molto entusiasti del live milanese, così come di quello romano. Il concerto sarà molto divertente ma contemporaneamente non tralasceremo l’anima, la bellezza dell’emozione.

(Giuseppe) Abbiamo impostato il live in modo che sia non solo un momento di ascolto ma anche un momento fisicamente di divertimento, quindi spinto e abbastanza rock. Ci saranno buona parte dei brani a cui stiamo lavorando per il disco, oltre che qualche sorpresa. Sul palco saremo in cinque, noi compresi: batteria, basso tastiere, chitarre e noi.

 

 

 

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