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Gente: “Il segreto è essere se stessi senza lasciarsi travolgere dalle tendenze” [INTERVISTA]

Gente è il progetto di Renato Stefano, giovane artista bolognese che ha ben pensato di distaccarsi dal solito rap e andare controtendenza. Voleva che arrivasse prima la musica della sua immagine. E c’è riuscito, ha incuriosito tutti, cercando di mantenere più possibile l’anonimato e lanciando pezzi come “Gente Gente Gente”, “Odia la Verità” e “Genere”. Lo abbiamo incontrato in occasione della Milano Music Week dove lo scorso sabato 24 novembre, nonostante le pessime condizioni di salute, si è esibito nello spazio EDI, Effetti Digitali Italiani.

Ciao Renato, “Genere” il tuo ultimo singolo sta andando molto bene. Dacci un tuo primo bilancio.
Secondo me il bilancio è super positivo. Sono usciti tre singoli e sono canzoni che ho fatto più di due anni anni fa, quando il progetto non era ancora inquadrato ma c’era semplicemente da parte mia la voglia di fare musica.
È stata una figata, per essere un esordiente è andata abbastanza bene e soprattutto penso sia strano e e allo stesso tempo bello che canzoni scritte anni fa abbiano avuto questo successo a distanza di tempo.

Raccontaci un po’ del brano. Quello che vuoi dire lo spieghi benissimo nel testo. Cosa ti ha spinto a scriverlo? C’è stato un episodio scatenante?
Non c’è stato un particolare episodio scatenante. È un brano che parte dall’esigenza di voler un attimo sperare l’incasellamento continuativo che c’è nel ondo della musica, soprattutto perché vengo da Bologna, una città che per quanto riguarda la scena rap soffre un po’ di integralismo: devi essere underground o mainstream e fare robe pop. E tutto nasce dalla volontà di superare questo vincolo.

Come fare a divincolarsi nel mercato musicale “senza etichette”? Sembrerebbe inevitabile, anche se devo dire che con la tua canzone sei riuscito a fare un brano scorrevole senza effettivamente rientrare in nessun genere…

Grazie!
Devi avere le palle quadrate e riuscire a essere te stesso nonostante le tendenze siano molto delineate. Le etichette ti aiutano nel passaggio finale, diciamo più sull’aspetto promozionale. Il musicista, per me, oggi deve essere un imprenditore.

Parliamo un attimo di Bologna, alla fine dei 90 culla della Golden Age del rap italiano. Ora una parte della cosiddetta nuova scena trap tende ad allontanarsi molto da quel tipo di rap lì. Eppure nella strofa di “Genere” l’influenza con quell’atmosfera (seppur svecchiata e totalmente rigenerata) si coglie. Sbagliamo?

No hai colto in pieno. Mi spiego meglio, ho rappato in una crew chiamata Pro Evolution Joint (Renato si chiamava appunto Runner AKA Renna, ndr) con DrefGold, che sicuramente conoscerai. La figata è sempre stata quella di digerire quel mondo trap che non era commerciale (anni 90 inizi 2000) e riproporlo in un contesto nuovo.

Nei tuoi lavori c’è lo zampino di Parix Hilton, sicuramente non un nome qualunque. Com’è nato il vostro rapporto?

Ci siamo incontrati in uno studio di registrazione bolognese ed ero incuriosito dai mix che facevano, e successivamente lui ha ascoltato la mia musica. Io ero totalmente lontanissimo dal suo mondo.

Cosa ti piace particolarmente di lui?

Lui è la purezza fatta persona, l’artista a tutto tondo, è un produttore ma ti suona in due minuti la chitarra, il basso, le tastiere, i synth. Ha supportato la mia idea: portare il rap in una chiave completamente nuova.

A questo punto siamo curiosi di conoscere i tuoi ascolti…
Nella storia ti dico, The Notorious B.I.G, Club Dogo, Ghemon. Sto cercando di ascoltare sempre più roba, non più soltanto rap anzi forse ultimamente ne ascolto veramente poco. A oggi invece ti rispondo Anderson Paak, Rex Orange County, BadBadNotGood.

Sei entrato da poco nel roster di INRI. Con chi dei tuoi compagni di scuderia ti piacerebbe collaborare?
C’è già qualcosa in cantiere ma non posso dirti nulla al momento.

Di che “genere”?

Non è roba mia… Diciamo che io “sono in trasferta”. Però ti rispondo, intanto, dicendoti che mi piacerebbe molto lavorare con Levante per la sua estrema professionalità e anche con Maurizio Carucci degli Ex-Otago.

A dicembre uscirà il tuo prossimo singolo se non sbaglio…
Si uscirà il 4 dicembre in anteprima su Spotify.

Poi darci qualche anticipazione?
Cambierà totalmente il mood e secondo me, senza peccare di presunzione, è un passo avanti rispetto al lavoro fatto prima. Le sonorità sono nuove ed è veramente figo.

Hai già dei brani da inserire in un futuro disco?
Avrei pronte tantissime canzoni, però bisogna adattarsi al mercato e seguire pian piano le eventuali evoluzioni. Ho molta fiducia sul prossimo singolo, magari potrebbe cambiare qualcosa.

Ma tra tutti i brani finora usciti, ce n’è uno che ritieni particolarmente figo?
È sempre difficile per un artista rispondere a questa domanda. Pero ti dico che Genere è quello più completo, più manifesto.

 

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