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“Io, Daniel Blake” — Incontro con Ken Loach

A Roma per accompagnare l’uscita in sala del suo ultimo film “Io, Daniel Blake”, Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes (la nostra recensione di allora), il regista britannico Ken Loach ha incontrato la stampa italiana, mostrandosi una volta di più un uomo gentile, disponibile, con una coscienza politica matura e capace di elaborare riflessioni non banali sul mondo e sulla contemporaneità. E’ proprio questo il “problema” quando si parla con Loach: il cinema rimane fuori dalla porta, ed il discorso verte invariabilmente su politica, società e sistemi economici. Alla fine di questo incontro, il cui resoconto completo potete leggere qui sotto, è proprio il regista britannico che ci tiene a riportare la discussione nell’alveo della rappresentazione artistica.

Il suo film ridà valore al termine “cittadino”, stiamo dimenticando, per lei, il significato e l’importanza di questa parola?

E’ vero, dobbiamo riappropriarci del termine “cittadino”. Il problema è che ormai gli Stati non prendono decisioni nell’interesse delle persone ma per tutelare il capitale, e l’interesse del capitale è quello di rendere i lavoratori vulnerabili. Se non hai un lavoro la colpa è tua, perché hai ritardato a un appuntamento o compilato male un curriculum, quando invece la verità è che il lavoro non c’è, e quel poco che c’è non viene pagato in termini accettabili o con paghe dignitose. Il precariato è fondamentale per le multinazionali, ma è un disastro per il lavoratore.

Il suo film ci racconta la solidarietà operaia, ed il suo approccio cinematografico al “realismo” è diverso, ad esempio, da quello del neorealismo italiano del secondo dopoguerra, che sottolineava le miserie umane e l’egoismo interclassista.

E’ un punto molto importante. In qualsiasi comunità di lavoro in Gran Bretagna, e sono sicuro anche qui da voi in Italia, i lavoratori che fanno lo stesso mestiere sono solidali tra loro, semplicemente nessuno ne parla mai. Si organizzano raccolte fondi, mense per i più poveri …

Non possiamo andare avanti così, perfino i disabili, in Gran Bretagna, non hanno più a disposizione i giusti macchinari per la deambulazione. Nel mio Paese, però, è successa una cosa che mi dà speranza: il partito socialdemocratico, il “labour”, è riuscito a sorpresa a eleggere un leader davvero di sinistra, Jeremy Corbyn, e in poco tempo un milione di persone in più ha sottoscritto la tessera. La destra del partito sta cercando di farlo fuori politicamente, speriamo non ci riesca.

Cosa è più grave per lei, il comportamento umano delle classi dirigenti o la farraginosità degli apparati burocratici?

Entrambi, impossibile scindere. Il governo sa quello che fa, e l’eccessiva complessità serve ad intrappolarci. I governi sono talmente coscienti di questo che gli impiegati pubblici sono costretti ad applicare un certo numero di sanzioni a settimana verso i colleghi, obbligatoriamente, con lo scopo di vessare e intimorire i più deboli. Nelle sequenze dei centri di collocamento le comparse sono veri lavoratori, ex dipendenti che hanno rifiutato di fare questo, non se la sono sentita.

C’eravamo lasciati a Cannes prima della Brexit, cosa pensa di quello che è accaduto?

L’esito è quello che tutti conosciamo, ma non abbiamo ancora lasciato l’Unione Europea, ci sono state tante scaramucce ma in pratica ancora niente di fatto. L’effetto più immediato è la perdita del valore della sterlina, che però ha favorito l’esportazione. Molte imprese potrebbero decidere di lasciare la Gran Bretagna, il lavoro diminuirà ancora. Quello che ha reso la situazione complicata per la sinistra è che l’UE è un’unione economica che non pensa ai lavoratori, guidata soprattutto da grandi aziende che fanno una sconsiderata attività di lobbying a favore delle privatizzazioni, contro il “pubblico”.

Si sente mai “antico”, anacronistico, passato di moda?

Mi sono sentito antichissimo appena sceso dall’aereo qui a Roma guardando i ragazzini intorno a me, credo dipenda dal mio modo di vestire. Ora mi sento molto meno “antico”, come dice lei, di quanto mi sia mai sentito negli ultimi anni, perché la sinistra in Gran Bretagna ha tanti giovani attivisti, sta rinascendo intorno ai giovani.

La ringrazio per il suo film necessario e “militante”, guardandosi intorno riconosce dei suoi eredi?

Grazie per i complimenti, non c’è mai carenza di talento in un ambito artistico. Incontro tanti giovani cineasti interessanti che di sicuro vorrebbero fare un cinema come il mio, il problema è che spesso non riescono a trovare produttori. Chi ha una determinata visione del mondo tenta di produrre film che abbiano quella visione. La mia generazione ha iniziato in Tv, quando la classe dirigente era maggiormente sicura di sé e ci permetteva di essere un po’ “sovversivi” senza temerci più di tanto.

In quale Londra si trova a vivere oggi, cosa ne pensa della città?

Londra sta diventando una città complicata da abitare, tanta gente non può più permettersela, infermieri, insegnanti, vigili del fuoco …

I ricchi non vogliono vedere i poveri che gli sporcano la strada. E’ un processo partito da lontano ma che ha subito una brusca accelerazione dopo le Olimpiadi, vengono costruiti in continuazione enormi grattacieli frutto di speculazioni, che di notte sono al buio, dentro non ci abita nessuno. Dall’altro lato c’è una grande crisi degli alloggi, con persone che sono costrette a dare in affitto i propri sgabuzzini per le scope. Finché ci sarà questo sistema economico, non cambierà nulla.

In un mondo dominato dai computer, dove il lavoro semplicemente non c’è, il reddito di cittadinanza può essere per lei una soluzione?

Conosce già la risposta, no? Chi controlla i computer? Il progresso scientifico è giusto è inevitabile, ma chi controlla quali conoscenze diventano di dominio pubblico e quali no? Ed è a vantaggio di tutti o di pochi?

Volevo aggiungere una cosa: questo film è nato dall’indignazione, dalla rabbia, dal rendersi conto che siamo arrivati ad un punto morto. Ma è comunque UN FILM, ed è stato realizzato anche e soprattutto per continuare a fare il cinema che più ci piace, con il piacere di collaborare con montatori, troupe, attori, la gioia di fare cinema è la molla principale per il nostro lavoro. Abbiamo parlato di tante cose in questo incontro ma vorrei che questo non venisse dimenticato.

Il film è attualmente in sala nel nostro Paese.

 

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