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Io penso positivo!

Difficile rendere conto, attraverso la carta stampata (pardon: il monitor!) della verve elettrica, della vis comica che caratterizza l’uomo Jim Carrey. In effetti le differenze con lo scoppiettante e poliedrico commediante che siamo abituati ad ammirare sul grande schermo sono davvero poche, e Carrey si presenta alla conferenza stampa romana di “Yes Man” (in compagnia dell’altra protagonista, la giovane Zooey Deschanel) in gran spolvero, elargendo sorrisi a profusione, venando di nonsense ogni risposta, anche quelle più complesse, e mostrando una disponibilità sincera e piacevole. Ma su questo, visto il tema del film, c’erano necessariamente pochi dubbi.

Nel film i “sì”, ovviamente, si sprecano: ma quali sono le cose più bizzarre cui hai detto sì?
Sono rimaste fuori un po’ di cose tipo il cambio di sesso. C’erano invece cose di cui ero meno preoccupato, ad esempio il mio coreano: lo era molto di più il mio insegnante. E poi ho dovuto anche buttarmi giù da un ponte, ed è stata una mia idea. Ecco: sono il mio peggior nemico, perché mi vengono queste idee? È stato tremendo, mi ha davvero spaventato a morte.

E nella vita vera quanti sì e quanti no hai detto?
795,000 “sì” e 5 “no”. Trovo in effetti che dire no sia molto più difficile, a volte dire no significa d’altronde dire sì al proprio valore. Anche se la cosa più difficile è dire no alle persone. Credo però che quello che sta per arrivare è sempre buono. Ho sempre pensato che se mi danno una mattonata in faccia, forse è quello che mi serve. E poi non c’è nessuna ricompensa senza rischi. E se qualcosa mi capita, mi sto sfidando, e questo è un bene.

Le persone, in realtà, hanno spesso la tendenza a rispondere istintivamente di no…
Credo sia paura di farsi coinvolgere, perché si assumono, nel farsi coinvolgere, delle responsabilità che finiscono per vincolarci. E il film invece ci parla proprio della necessità di aprirci al mondo, di buttarci, per superare l’impasse.

Credi in questi movimenti, questi grandi gruppi tipo quello degli yes men, fuori dal set?
Credo che quando si è in difficoltà sia necessario guardare in ogni direzione, qualunque cosa ti faccia superare la notte. Ho letto anche io, personalmente, libri di auto aiuto, ho visto dvd, ecc. La vita non è mai esente dal dolore. Poi certo: ci sono un sacco di guru in giro, e alcuni sono bravissimi, danno risposte sensate. Il problema è che con tutte le filosofie si tende a deificare chi ti dà il messaggio, più che il messaggio stesso.

E un film brillante e divertente come questo può farsi veicolo di un messaggio importante?
La commedia è il modo migliore per far arrivare un messaggio, è la classica pillola con un po’ di zucchero. L’idea di fondo è che vogliamo far ridere: la prima volta che ho sentito questa idea ho pensato che fosse perfetta per una commedia. Ed è stata comunque un’ottima opportunità per dire qualcosa di vero: voglio che il pubblico possa portarsi dietro qualcosa su cui riflettere, qualcosa su cui discutere.

E al neopresidente Obama, consigliereste di prendere qualche esempio dal film?
Questo film sostanzialmente parla di impegnarsi, nella vita, a dare il massimo con tutti quelli che ci circondano. Quindi il mio consiglio sarebbe quello di portare il nostro paese a impegnarsi in una maggior comprensione, in un rapporto più aperto col resto del mondo, rispetto a quanto non abbiamo fatto in questi otto anni.
[PAGEBREAK] Zooey prima di lavorare con Jim era una sua fan. Una fan speciale, nata il suo stesso giorno…
Z.D.: Siamo nati nello stesso giorno, il 17 Gennaio, come Al Capone, Stanislavski, Nixon, Mohammed Alì, Cechov. Be’, è stato veramente bello lavorare con Jim, perché è un grandissimo attore, un professionista molto perfezionista, uno che pensa anche dal punto di vista del regista, quindi tiene sempre presente il processo del montaggio. E poi è divertentissimo.

J.C.: Anche a me piace lavorare con me stesso, ogni volta che mi danno la chance di farlo…Zooey è incredibilmente creativa, mi ha sorpreso con tutto quello che ha saputo portare nel film, specie sul piano musicale: ha un vero talento. È molto raro trovare persone così atipiche nel loro modo di fare: ha cominciato a portarci canzoni, frammenti, versi molto belli…È stata una bella sorpresa. E il fatto di avere una relazione nel film è stato strano: quando in scena mi ha detto di amarmi, ho sentito di essermelo guadagnato, è stata un’emozione sincera.

Cos’è il comico per Jim Carrey?
Credo che un comico sia una persona che porta sollievo attraverso qualcosa che si ha in comune, esprimendo sentimenti comuni. Una persona che in un certo senso fa appello all’ego collettivo, facendo sentire il pubblico un po’ superiore a lei, lasciandosi vedere in modo magari vulnerabile e sciocco, inferiore. Be’, ovvio, nel mio caso non è vero: io sono sempre e comunque superiore.

Quant’è difficile entrare e uscire da un personaggio?

C’è molto da fare per prepararsi, per esempio il lavoro sugli accenti. Credo poi che i ruoli trovino te, piuttosto che viceversa. Finisco sempre per fare dei film che non potrei non fare. Quando ho fatto “Se Mi Lasci Ti Cancello” ero a pezzi, attraversavo davvero un periodo difficile, non avrei potuto fare nessun altro film. Gondry mi disse – dato che dovevamo girare di lì a un anno – di non migliorare, di continuare per favore a star male: così sarei stato perfetto per la parte. Era il film giusto al momento giusto. Ora con “Yes Man” mi trovavo in un periodo positivo, e la pellicola quindi è capitata proprio al momento giusto. Funziona come quando vedi una persona che ti attira in una stanza affollata: è con quella che dovresti ballare.

Sei qui in Italia ora: ti piacerebbe fare un film con Benigni?
Ho paura…magari mi si arrampicherebbe addosso. Penso che sia un talento fantastico, un’anima bellissima, sono rimasto colpito al conoscerlo dalla sua apertura, dalla sua gioia, dal suo amore per la vita. Mi piacerebbe molto lavorare con lui. Poi l’Italia è un gran posto con gente fantastica, e si mangia alla grande.

Progetti futuri?

Ora sono in procinto di uscire con “The Christmas Carol”, di Robert Zemeckis, un film in motion capture con Gary Oldman. Poi c’è un’altra pellicola, con Ewan McGregor: si chiama “I Love You Philip Morris”, parla di un galeotto che evade quattro volte e si finge avvocato per far uscire l’uomo di cui è innamorato…e posso anticiparvi che Ewan McGregor bacia alla grande!

Cosa vedi in tv quando ti rilassi?

Onestamente guardo i reality molto stupidi, oppure documentari molto intelligenti. Normalmente sono attirato da programmi assolutamente interessanti da un punto di vista intellettuale, oppure cose senza cervello. Non ho molte vie di mezzo.

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