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Io so chi ha ucciso Sarah

Avete letto bene. Le vostre curiosità saranno soddisfatte: ora saprete chi davvero ha ucciso Sarah Scazzi. Ma, prima di tutto, voglio parlarvi di un’altra cosa. Insignificante e forse noiosa.

Riconsiderando i fatti, non siamo davanti a un omicidio. Bensì a due: il secondo tuttavia legalizzato. Prima si è attentato al corpo indifeso di una ragazza, poi si è sparato al dolore di una famiglia. Questo interesse spasmodico degli italiani per il fatto in sé, quest’esigenza di cronaca no-stop è patologico. Più di un laccio alla gola, può uccidere la carta straccia, quella dei giornali scandalistici.

La bassa cultura del popolo, con queste notizie, ci va a nozze. Non gliene frega nulla di Sarah e, ancor di più, non ha rispetto per il dolore dei superstiti. Non gliene frega di una povera donna ogni giorno tormentata dalla cronaca di una nuova svolta nelle indagini, da decine di giornalisti piombati nel paese a bussare al suo citofono. Non gliene frega assolutamente nulla dei compaesani che la guardano con occhi di finta compassione. Si è dovuta barricare in casa, non può uscire neanche per comprare gli alimenti: lontano dalla curiosità, da chi ha bisogno di quelle notizie per sopravvivere alla propria insignificanza.
E così Avetrana è diventata una meta turistica. Pullman pieni di sconosciuti pronti a farsi scattare le foto davanti alla casa Scazzi. Alcuni fanno un giro al cimitero, dicono una preghiera e poi comprano un souvenir.
Esiste addirittura un gruppo su Facebook: “Volete lo Zio di Sarah Scazzi in galera a vita?”. Da far venire i brividi. C’è gente che, per sfuggire alle proprie vite inutili, si ciba di quelle degli altri.

La legge del mercato insegna questo: che dove c’è domanda, c’è subito un’offerta. E se gli italiani sono così piccoli da amare questa spazzatura, ci saranno sempre giornalisti pronti a dargliela. Sarebbe bastato, a tutto voler concedere, un trafiletto su un giornale e nient’altro. Invece ci si è spinti a fondo, perché al pubblico piaceva. Riflettiamo su questo termine. “Piaceva“… Chi ama questo genere di torture non è meno responsabile dell’assassino.

Perché può uccidere, al pari della violenza bruta, anche la lesione della privacy, quando si sa bene che il retroterra culturale della nostra penisola non ha ancora tradotto tale inglesismo. “Riservatezza”: è questo il significato, paladino un Garante fantoccio che forse non ricorda il testo legislativo. Quello che mi scandalizza di più è che nessuna Authority è intervenuta a tutelare la famiglia Scazzi. Forse perché non c’è più chi poteva far valere il suo diritto, mentre invece chi potrebbe è accecato dallo strazio.

Si sta ripetendo Gravina. Hanno convinto la gente che si tratta di notizie rilevanti per la nazione. Rilevanti perché da oggi sapremo che i nostri appuntamenti con l’oculista saranno pubblicati sul Gazzettino Ufficiale, proprio quando ormai non saremo più in grado di leggerlo!

Ecco perché io ho deciso di fare lo sciopero-della-tv e di cambiare canale ogni volta che lo schermo mi presenterà una notizia su Sarah. Perché, almeno io, non voglio fare audience, non voglio incoraggiare questo sistema.

E, se è vero che avete letto sino in fondo questo articolo, è anche colpa (o merito) del suo titolo provocatorio. In questo, siate sinceri, avete scoperto di essere un po’ colpevoli. Ecco perché vi chiedo di uscire anche voi dall’audience. Uscite fuori dalle statistiche. Cambiate canale!

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