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Per due soli giorni, il 20 e 21 ottobre, sarà proiettato il documentario “Io sono Ingrid” di Stig Björkman sulla vita di Ingrid Bergman. 114 minuti di viaggio profondo nell’intimo della storia di una delle attrici che ha solcato le strade del cinema anni 50.

Il regista nel 2011 fa la conoscenza di Isabella Rossellini che, molto direttamente, gli propone di girare un film «su mamma». Inizia così l’esplorazione dell’infinita serie di lettere, fotografie, diari e filmati che la stessa Bergman produceva, collezionava e conservava minuziosamente fin dalla sua infanzia.

Non è la prima volta che Björkman si trova a comporre ritratti di grandi personaggi, nel 1997 ha girato Tranceformer su Lars Von Trier, e come scrittore ha pubblicato un libro di interviste con Ingmar Bergman e Woody Allen. Ha perciò accolto con interesse il progetto nato dall’idea della figlia della grande attrice, e, grazie alle testimonianze degli altri tre figli della Bergman e degli amici di famiglia, ha delicatamente inanellato ogni suo frammento di vita.

La giustapposizione di vecchie interviste, tenere immagini personali, i volti dei suoi amori e dei suoi figli, ricrea un ritratto intenso e profondo di una donna timida, ma al contempo tenace e ambiziosa. Björkman ha ricostruito strato dopo strato, scavando tra le pieghe di un’artista vissuta in un tempo molto rigido, ciò che evidentemente significava godere di fama mondiale, vincendo tre premi Oscar, ma essere madre di quattro figli, nati da due differenti matrimoni.

Il regista connazionale di Ingrid Bergman inserisce capisaldi della storia della cinematografia – Casablanca, Angoscia, Io ti salverò, Notorius, Joan of Arc, Stromboli, Viaggio in Italia, solo per citarne alcuni – nel quotidiano di una donna estremamente indipendente, che ha sempre cercato di afferrare una fetta di vita in più da esplorare «come un uccello migratore».

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