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IOSONOUNCANE: L’intervista nella sala d’aspetto di A Night Like This Festival

IOSONOUNCANE, il progetto musicale del sardo Jacopo Incani, è giunto nel 2015 al suo secondo disco, “Die”, molto ben recepito dalla critica e dall’audience. Questa settimana abbiamo parlato con lui, in attesa di vederlo esibirsi sul palco di A Night Like This Festival nella bucolica cornice di Chiaverano (TO) sabato 18 luglio. Eccovi l’intervista!

Inizierei con una domanda un po’ semplice: come ti collocheresti nel panorama musicale italiano?

Direi che sono essenzialmente un musicista.

A quale genere o quali generi ti senti più legato?

Solitamente si parla di cantautori riferendosi a qualcuno che suona, scrive musica ed ha un atteggiamento quasi rivoluzionario nei confronti della realtà, si tratta di qualcuno che reagisce innanzi ai fatti che gli si presentano. Io sono cantautore nel momento in cui mi metto a scrivere i testi, gli arrangiamenti e di conseguenza nel mio lavoro di musicista. Se devo parlare della mia formazione a livello di ascolti, sono parecchio legato all’immaginario della psichedelia anni Sessanta e Settanta, direi.

A proposito di ascolti, che dischi ti sono capitati di recente tra le mani?

Di internazionale l’ultimo degli Alabama Shakes, mentre di nostri conterranei il primo volume di “Endkadenz” dei Verdena e Pietro Bianco, che ti consiglio di ascoltare nel caso ti mancasse.

Grazie, me lo segno. Parlando del tuo “Die”, c’è un pezzo a cui sei particolarmente affezionato? Se sì, perché?

Mi piace molto suonare dal vivo “Mandria”, il brano di chiusura dell’album, perché è efficace e permette un’esecuzione che coinvolga l’ascoltatore. A livello sentimentale, invece, sono legato a “Tanca”.

Ho letto che Bruno Germano ti ha aiutato in qualità di fonico. Spesso in italia questo mestiere non è valorizzato, ma per te che importanza ha?

Sì hai ragione, purtroppo la situazione è questa e mi dispiace, perché il lavoro di fonico e produttore sono fondamentali quando si decide di mettere in piedi un’opera che concerna la musica, va di pari passo con quello del musicista. Con Bruno mi sono trovato benissimo, e tra l’altro è stato il co-produttore artistico di “Die” e mi ha aiutato nelle registrazioni, specialmente con i fiati.

“Die” è elettronico ma non totalmente computerizzato. Di questa diatriba tra analogico e digitale cosa pensi?

Credo di essere una persona più da analogico che da digitale, forse appunto per la mia formazione, ma al contempo mi rendo conto che l’elettronica e i mezzi quali i plug-in digitali sono potentissimi e aiutano parecchio in lavori come “Die”, dove a un certo punto mi son trovato a gestire anche più di un centinaio di tracce per ogni brano. Insomma, fare taglia e cuci con l’elettronica semplifica e non poco la vita. Inoltre, scegliere un percorso ibrido mi ha permesso di evitare di convocare decine di musicisti diversi per registrare i vari strumenti, cosa che mi avrebbe portato altrimenti a una lunga gestazione (ride).

Del digitale amo i bassi, tant’è che il suono del basso elettrico di per sé non mi piace e quindi preferisco partire direttamente con i sintetizzatori. Non apprezzo nemmeno le batterie rock, parto piuttosto da un beat elettronico da cui poi sviluppo la sezione ritmica. Se penso invece a un lato molto tradizionale rimasto in “Die”, quello è di certo la parte dei tenori sardi. Il compromesso tra nuovo e vecchio secondo me, per il mio progetto attuale, è stato il meglio.

Questo sabato ti troverai a suonare sul palco di A Night Like This, il festival indipendente di Chiaverano. Che ne pensi della manifestazione?

Non la conoscevo bene prima, purtroppo, ma da quanto ho capito è un bel festival, con una line-up interessantissima e ben organizzato. Le realtà indipendenti vanno sostenute perché portano nomi e fanno girare buona musica.

C’è qualcuno che stai aspettando di vedere?

Stranamente, perché davvero mi capita molto di rado, è un festival di cui sto aspettando di vedere esibirsi alcuni gruppi (ride). Ad esempio i C’mon Tigre, che non ho ancora avuto l’onore di seguire in un live, e senza dubbio i Jennifer Gentle, che al contrario ho già visto più di una volta, ma sono sempre qualcosa di fenomenale.

Grazie mille per la tua cortesia e in bocca al lupo per sabato!

Crepi! Grazie a te.

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