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IRA GREEN: l’esordio che sorprende ve lo raccontiamo brano per brano

Si intitola “RE(be)LIGION” il primo disco ufficiale della rocker italiana più “talentuosa” d’Italia. Uscì vincitrice moralmente e artisticamente (ma non “burocraticamente”) da The Voice of Italy del 2015 quando anche Piero Pelù la consacrò come rivelazione del rock nostrano. Eppure la rocker campana Ira Green a parte un singolo edito un anno fa, di italiano ha ben poco restituendo ai suoi fan – ormai numerosissimi in tutto lo stivale – un disco che strizza fortemente l’occhio alla grande letteratura mondiale del rock che ha fatto letteralmente storia. Dai Led Zeppelin ai Black Sabbath passando per fortissime tinte di metal e progressive in un suono digitale e fin troppo preciso per essere antico anch’esso. Ma le radici quelle si che sono di ere passate e questo disco non solo ce lo dimostra ma celebra anche la grandissima energia e bellezza di uno stile di musica che da troppo tempo abbiamo smesso di produrre…almeno in questa Italia indie. L’esordio di Ira Green ve lo racconta LoudVision traccia per traccia

Ira Green, “RE(be)LIGION” brano per brano

YOU’VE GOT THE SUN
Questo brano racconta la mia esperienza con il bullismo, di come riesce a chiudere la tua testa e renderti pazzo agli occhi degli altri. E’ anche al contempo una reazione ad esso, un pulirsi dal mondo che ti hanno costretto a costruire nella tua sola cameretta e che hai paura di mostrare. Si cresce e si reagisce. Si fanno percorsi. Si sbaglia. Ma L’importante è capirlo.

HELLO GOOD DAY
Un brano che non fa altro che scimmiottare i comportamenti di chi, come me, spesso non vuole noie quando arriva un giorno “perfetto” e senza cose che fanno innervosire. Puntualmente però c’è sempre quell’1% delle persone che viene fuori proprio quando vuoi il tuo giorno di pace. Il brano parla proprio di questo, un semplice giorno che si vorrebbe passare bene e tranquillamente che puntualmente viene disturbato.

GRAVITY SOLDIER
Il classico sound un po’ metal che accompagna il concetto dell’essere “troppo materiali”. Le persone attaccate alla terra, legate estremamente alla “gravità” finiscono per perdere di vista le vere cose importanti della vita. Quelle che alla fine del percorso ti danno un senso per cui vivere e morire.

I’M WRONG
È l’apologia dell’essere “sbagliati”: tutte le esperienze che ti capitano ti inducono a pensare di esserti sbagliato nel fidarti di qualcuno, di aver amato qualcuno, di aver speso del tempo con quelle persone, di esser stato sempre rispettoso e corretto… e proprio in considerazione di questo forse è meglio essere sbagliati ed amare come i bambini, senza parametri di scelta e vivere senza piani seguendo il proprio istinto.

LOVE CAN STOP THE RAIN
La rappresentazione del “pregiudizio” in forma musicale. Ci preoccupiamo sempre di tutto. “Ma mi prenderanno in giro?” “Ma la gente cosa penserà di me” “Mia madre dirà qualcosa che ho deciso di sposare un musulmano?”, signori per me niente rappresenta il pregiudizio meglio della pioggia. Viene, senza preavviso e non c’è “meteo” che tenga, quando la pioggia ti cade addosso resti in una situazione che ti fa sentire anche il peso dei vestiti stessi sul corpo. Ti rende pesante e ti fa perdere il focus sulle cose che normalmente avresti. La risposta a questo può essere solo l’amore incondizionato.

I’M STILL CALLING YOU
Un brano al quale sono molto legata, nata come una ballad che credevo non avesse appiglio per dei perfetti arrangiamenti è diventata una delle canzoni più applaudite live. Parla dell’analisi del dolore ma non nostro, il dolore di chi sta soffrendo e alla quale cerchiamo di stare vicino. Col tempo mi sono accorta che parla del rapporto tra me e mia madre. Mi fa pensare sempre ai miei genitori che mi hanno tirato su con tutto l’amore possibile e la libertà di fare le mie scelte. Augurandomi di poter un giorno ricambiare con qualcosa che li faccia stare bene ripeto “Vi sto chiamando, qui, dove i sogni diventano realtà”.

YOU CAN’T CONTROL ME
Ecco l’urlo che tutti sognano di dare a tutte quelle persone del cazzo che provano a farti il lavaggio del cervello per inserire nella tua testa i propri voleri. Parla di come una persona deve riuscire a combattere con le proprie forze per i propri sogni, perché per quanto ci siano tanti aiuti all’inizio, alla fine ti ritrovi a fare tutto da solo e forse è la cosa migliore. Quindi priviamoci di persone che ci fanno solo un effetto logorante e cerchiamo sempre chi ci fa stare bene.

FALL ASLEEP
Per me è un brano struggente ma realistico. Con dei sound che ricordano il caos dei momenti più bui accompagna un testo che parla di morte. Quando perdiamo qualcuno sentiamo un peso allo stomaco come quello che si sente nelle cose non dette, si scoppia a piangere nel cuore della notte senza emettere suoni, si pensa a come andar via dal mondo senza lasciare alcuna traccia per non far soffrire i nostri cari, si fanno i conti con la coscienza quando c’è la morte. Il mio è un invito a riflettere. Non c’è tempo siate sempre pronti per un sorriso o un abbraccio, a volte può salvare una vita.

RE(be)LIGION
In una società dove le religioni e le istituzioni sociali non fanno altro che addormentare e allontanare le persone c’è bisogno di dimenticare le sveglie e rompere questo eterno sonno che ci sta portando a vivere la vita con talmente tanta pigrizia da non dare più importanza a nulla. Lasciate perdere tutto, da questa scritta fate venir fuori la parola “REBEL” e fate venir fuori il vostro universo dalla prigione mentale che ha creato il mondo odierno. BE REBELIGIOUS.

LIGHT FROM YOUT EYES
Invece descrive l’amore inarrestabile, quello che ti fa andare contro ogni vento ed ostacolo. Il mondo sa essere crudele ma alla fine il sentimento più autentico non ci verrà mai tolto. L’amore è l’unica cosa che può creare ponti tra mondi diversi…

MUSIC’S TRAMP
E’ un po’ diversa dalla versione italiana. È sempre un “vaffanculo” collettivo, ma ben impostato. Parla di una delusione, di persone che credevi amiche ed invece non erano che nuvole di passaggio. Parla di come io affronto la musica. Non ho padroni, sono un cane sciolto e per l’appunto non mi smentisco: io sono una vagabonda della musica. Non cerco la fama ma la comunicazione.

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