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Ira Green: “Resto alternativa, nonostante i talent show”

Che lo si accetti oppure no, i talent show sono diventati ormai da più di dieci anni una componente essenziale nella costruzione di un palinsesto televisivo, oltre che una vetrina fondamentale per ogni artista emergente sul quale produttori e discografici non riescono più a concedersi il lusso di poterci investire sopra tempo e denaro.

Lo sa bene anche Ira Green (all’anagrafe, Arianna Carpentieri), voce grintosa e indiscutibilmente hard rock classe 90 che nell’ultima stagione di The Voice of Italy è riuscita ad accaparrarsi un secondo posto (dietro a Fabio Curto, #TeamFacchinetti) ottenuto a colpi di Ac/Dc, Black Sabbath, Led Zeppelin e Nirvana (più un singolo inedito, “Il tuo No”) sotto la guida vigile e sapiente di Piero “El Diablo” Pelù.

Con un nuovo inedito in rotazione (“Mondo Senza Regole”) e un nuovo tour autunnale in preparazione, Ira ha trovato il tempo di raccontarci idee, impressioni e progetti che continuano a fare di lei un’alternativa dall’anima rock al di là dei soliti preconcetti e stupidi idealismi.

Innanzitutto, come ti senti alla fine di questo tour estivo che ti ha portato anche in Svizzera e Repubblica Ceca?

E’ stato divertentissimo e molto stimolante. Ora stiamo costruendo questo tour autunnale e quanto prima pubblicheremo le nuove date, quelle di settembre le avevamo già prese. Ci siamo lasciati trasportare e vogliamo impegnarci sempre di più. L’estero l’ho voluto scegliere perché non nascondo che mi piacerebbe puntare anche al mercato internazionale: è un contesto diverso diverso, e l’’hard rock  in Italia non lo si conosce così bene, se non grazie a quello dei Litfiba (niente arruffianate, sia chiaro!)

Beh i Litfiba soprattutto nei loro primi anni sono stati molto prog!

È vero. Purtroppo il mercato musicale italiano è un po’ in stallo, sembra di avere sempre una radio degli anni trenta a portata di mano. Da un po’ di tempo a questa parte sento sempre le stesse cose e anche le stesse lamentele, la stessa lagna e le stesse canzonette.

E quindi i talent quanto contano oggi?

Io prima ero un’idealista, e mettici pure che fondamentalmente sono una sfaticata, non mi piace andare a lavorare, fare la barista (con tutto il rispetto, per carità!), svegliarmi presto. Sono cose che no so fare! Io voglio fare la musicista come lavoro, soprattutto per gli altri.

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Personalmente vedere un artista come te dopo che la scorsa edizione in cui abbiamo assistito al talento indiscusso di Giacomo Voli è stato quasi entusiasmante. Ti sei cimentata in tante prove, e anche in molti video presenti su Youtube ti si vede continuare ad esprimere la vera forza del rock!

Sesso, droga e pastorizia! Ahahahah!

Ti sei anche confrontata con gli altri ragazzi di The Voice sul tema dei Talent?

L’ho fatto con poche persone in realtà, perché nonostante ridessi e scherzassi con tutti sono anche molto riservata e non mi aprivo facilmente. Ma con Andrea Orchi (#TeamNoemi) per esempio mi sono aperta tanto, ci sentiamo tutt’ora ed è rimasto un grande amico. Anche se quello di Andrea è un genere differente dal mio pensiamo entrambi la stessa cosa: il talent è una vetrina che oggi serve. Se vuoi fare questo lavoro funziona così, devi andare in televisione. Sfondare nella musica oggi è diventato difficile, in condizioni normali ci metti il doppio del tempo e della fatica, diventi pazzo. Fare un album da solo costa tantissimo e senza una spinta come quella dei talent show è davvero dura.

Quindi The Voice of Italy doveva essere il classico trampolino di lancio. E ora come ti stai muovendo per il tuo primo album?

Non sono sotto nessuna casa discografica perché ho scelto di fare così. Per questo primo disco mi sto muovendo con il mio ragazzo e col sostegno della “crew” di fan che si è creata intorno a me in questi ultimi mesi. Avevo bisogno di sentirmi libera, non è per questione di essere alternativa. Per ora va così, questo album deve nascere piano piano e fa parte di tutta una serie di esperimenti come girare il mio primo video e cantare in italiano per “Mondo Senza Regole” (che poi alla fine mi piace molto!)

Sbaglio o in questo pezzo sei incazzata nera?

Un bel po’ direi, ma più con me stessa che con qualcun altro. Sai quando si accumulano tante piccole cose che non ti vanno e poi esplodi? E magari ti capita di farlo con chi non c’entra nulla?  Queste sono le sensazioni che volevo esprimere in questo pezzo quando l’ho scritto.

Qual è allora un mondo senza regole?

È quello che appartiene a ciascuno di noi. Viviamo in una società piena di regole, e quindi sentiamo il bisogno di crearci il proprio mondo dove essere liberi di pensare quello che vogliamo, anche se poi davanti a una folla avresti difficoltà a esprimerlo perché ci sono le maledette regole. Abbiamo sempre paura di fare la mossa sbagliata di fronte agli altri, ma se qualcuno comincia  a pensarla come te e sa comunicarlo nel modo giusto allora si crea qualcosa di più grande. Oppure ci si scontra o meglio ci si confronta.

MONDO SENZA REGOLE - CoverSui social sei molto attiva: con i tuoi fan invece che rapporto hai?

Loro sono il fulcro di tutto: l’artista ha bisogno di fan che apprezzano quello che fai. Io parlo dalla mattina alla sera con chiunque, soprattutto perché magari ci si sfoga anche, e con un estraneo ti riesce sempre meglio. Non ti senti giudicato in quel momento, ti dai a qualcuno a ruota libera, e diventa molto bello.

Che tipo di lavoro stai progettando per il tuo primo album?

Parto comunque da un percorso che esisteva già prima di The Voice, e poi naturalmente inizi a scrivere diversamente dopo una simile esperienza. Mi piacerebbe fare un concept album, però è sempre molto difficile collegare le canzoni tra di loro. In questo senso mi lascio ispirare da Queens of the Stone Age, Pink Floyd, Pain Of Salvation. Strano perché il poi rock prog l’ho sempre seguito a fatica.

Pensi di basarlo solo su testi in italiano?

Ancora non lo so, però mi piacerebbe  scrivere e cantare sia in inglese che in italiano.

E la tua passione per l’hard rock come nasce?

Grazie ai miei genitori. A casa si è sempre sentita musica buona e mio padre inoltre faceva il deejay negli anni 70. Era tutta un’altra musica all’epoca, sono cresciuta ascoltando i Dire Straits, Deep Purple, Led Zeppelin, Alan Parsons Project. Sono partita dal rock classico fino ad altre sonorità. Per dire, io sono stata probabilmente l’ultima ad ascoltare i Nirvana, all’età di vent’anni (da brava alternativa!). Però posso dire di averli apprezzati in maniera più matura rispetto chi magari li ha ascoltati durante l’adolescenza: capisci veramente la rabbia e la ribellione nascosta nei testi di Kurt Cobain.

Oltre all’album ci sono altri progetti?
Per ora mi voglio concentrare sull’album. È meglio restare con i piedi per terra, le cose devono procedere bene e con i giusti tempi. L’estero è sempre un obbiettivo, non voglio mettermi dei paletti: è importante per me sentirmi libera in quello che faccio.

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