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  • Irish Film Festa 2017 – Bobby Sands: 66 Days

    Diretto da Brendan J. Byrne

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L’Irish Film Festa da dieci anni porta il cinema contemporaneo irlandese a Roma e con esso condivide il compito non leggero di servire alla memoria storica dell’Isola di smeraldo. Una storia densa di momenti drammatici che è doloroso riesumare e che rimettono in discussione la nostra prospettiva, come esseri umani e persino come italiani.

La punta di diamante del programma festivaliero di quest’anno è il documentario “Bobby Sands: 66 Days“, presentato alla Casa del Cinema di Villa Borghese in anteprima italiana. Il film, come dichiarato nel titolo, si propone di scandire i sessantasei giorni di sciopero della fame dell’attivista nordirlandese (e terrorista e parlamentare) Bobby Sands conclusisi con la sua morte, all’età di 27 anni. La sua elezione alla Camera dei Comuni inglese avvenne proprio durante lo sciopero nella speranza che il suo nuovo status di parlamentare potesse servire a interrompere lo sciopero e a accogliere le richieste sue e degli altri detenuti dell’IRA (ovvero il riconoscimento di prigionieri politici). Ma, come il documentario illustra in maniera chiara e inequivocabile, la determinazione di Sands a morire e quella della prima ministra inglese Margaret Thatcher a non negoziare con i terroristi erano destinate a trascendere ogni appello.

Il film, che si avvale della consulenza di Alex Gibney, uno dei più apprezzati e coraggiosi documentaristi contemporanei, non si presta a accuse parziali anche se non teme di fornire un ritratto eroico del giovane Sands indipendentemente dalle sue posizioni politiche, suggerendo anzi che la sua stessa tribolazione fosse presto divenuta una sperimentazione artistica sull’uso e abuso del corpo umano e sulla potenza comunicativa della sofferenza. La testimonianza “evangelica” dei diari di Sands è affidata all’interpretazione del narratore fuori campo, Martin McCann (habitué della Festa e presente quest’anno anche con un cortometraggio da regista, ben più leggero).

Quasi tutte le interviste sono intrattenute con i “sopravvissuti”, i partigiani e gli amici di Bobby Sands, e da tutti sono tratte testimonianze essenziali, scevre da ogni commento e conclusione parziale. Una biografia onesta che vuole muovere a una riflessione sul lascito e sulle conseguenze dei Troubles nordirlandesi e del martirio di Bobby Sands, senza voler dare ragione né torto a nessuno in particolare. Allo stesso tempo il racconto di quei giorni, e del contesto storico che li precedeva e seguiva, non lascia agli spettatori margine per un distacco “giornalistico” pari a quello degli autori, e la compassione per la vita turbolenta di quell’isola e quegli isolani è invincibile.

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