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Irish Film Festa 2018 – I cortometraggi

È da poco passato il giorno di San Patrizio ma non smontiamo ancora i paramenti verde smeraldo, che alla Casa del Cinema a Villa Borghese, Roma, torna l’Irish Film Festa, il festival del cinema e della cultura irlandese diretto da Susanna Pellis. Una rassegna della produzione irlandese dell’anno precedente che non dimentica mai di mostrare anche i lavori di cortometraggio, in un programma che dà il vantaggio di una rapida visione d’insieme della direzione presa dall’industria cinematografica dell’isola.

Come ogni anno la Festa propone due concorsi: quello per i cortometraggi live-action e quello per i corti animati. Alcuni corti vengono combinati individualmente insieme a un lungometraggio (dal 21 al 25 marzo), mentre gli altri verranno proiettati in sequenza venerdì 23 marzo.

Cortometraggi in concorso: Animazione

Il programma animato è purtroppo carente rispetto all’altro, con soli quattro cortometraggi. Un ulteriore cortometraggio animato è fuori concorso (perché fuori formato), ma è interessante se lo consideriamo lo stesso insieme agli altri. Infatti, se visti in un certo ordine, questi cinque progetti formano una progressione verso un maggiore distacco dalla realtà. I progetti sono indipendenti fra loro, ovviamente, ma questa progressione ci può servire come cartina di tornasole del realismo/astrattismo dove spesso si collocano le produzioni irlandesi, sempre tese fra il richiamo storico (irrimediabilmente drammatico) e la dimensione mitologica peculiare di un popolo isolano.

All’estremo realistico di questo spettro troviamo “Coranna” (di Steve Woods), un’opera in costume dei tempi della Grande carestia irlandese (1845-46) su un giovane stalliere che tenta il riscatto sociale e la salvezza dalla fame partecipando a una corsa con Coranna, il cavallo del suo padrone, illuso dalle promesse del signorotto.

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Fotogramma da “An Béal Bocht / The Poor Mouth”

All’altro estremo collochiamo il fuori concorso “An Béal Bocht / The Poor Mouth” (di Tom Collins), trasposizione animata di 30 minuti dell’omonimo romanzo satirico irlandese (scritto in lingua gaelica da Myles Na gCopaleen, pseudonimo di Flann O’Brien, disponibile in Italia per Feltrinelli come “La miseria in bocca”): non siamo propriamente in ambito mitologico ma folcloristico, e il tono caricaturale dei racconti, unito alla centralità del ruolo della lingua gaelica, contribuisce a una sensazione surreale che, per chi non fosse genuinamente curioso della storia e della cultura irlandese, potrebbe risultare persino repulsivo. Gli va però riconosciuto di essere il film con il maggior impegno produttivo sul versante tecnico dell’animazione e dei disegni.

Fotogramma da "Late Afternoon"

Fotogramma da “Late Afternoon”

A metà dello spettro non possiamo non citare il cortometraggio degli studi Cartoon Saloon, l’ammiraglia dell’animazione irlandese, quelli di “The Secret of Kells” e “La canzone del mare”: “Late Afternoon” (di Louise Bagnall) dà vita ai ricordi elusivi di un’anziana signora apparentemente smarrita, finché tutti i tasselli non tornano al loro posto.

Late Afternoon” sarà presentato anche sabato 24 marzo in combinazione con “The Breadwinner”, l’ultimo lungometraggio di Cartoon Saloon recentemente nominato agli Oscar.

Cortometraggi in concorso: Live Action

Le opere in concorso nel programma Live Action sono invece di tutt’altro tono. Qui la selezione dell’Irish Film Festa evidenzia una serie di storie intime, sempre meno legate alla cultura locale (con qualche eccezione), e addirittura qualche azzardo formale (che ha ben ripagato).

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Fotogramma da “You’re Not a Man at All”

Dai dodici cortometraggi in gara emergono immediatamente i due azzardi che abbiamo appena accennato: “Lava Lisa” di Edward Cleary e “You’re Not a Man at All” di Pádraig Conaty si mostrano come due brevi documentari con protagonisti molto particolari: il primo indaga su una giovane donna incapace di uscire dal gioco del “pavimento di lava” e tappezza la casa di libri da guadare, con i suoi familiari che placidamente si adeguano alla sua mania; del secondo è meglio non dire troppo, se non che contiene un’intervista molto intensa anche se apparentemente inconcludente a un anziano allevatore, finché la conclusione non comincia a prendere forma, con grosse sorprese. You’re Not a Man at All” sarà proiettato all’Irish Film Festa anche sabato 24, prima del classico “Into the West” di Mike Newell (1992), e dello stesso regista del corto Pádraig Conaty è il film di chiusura domenica 25 marzo “No Party for Billy Burns”.

Non può mancare la quota nordirlandese, immediatamente riconoscibile dall’incomprensibilità dei dialoghi (almeno per quei disgraziati, fra cui il sottoscritto, che non hanno ancora familiarizzato con gli accenti dell’Ulster).

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Fotogramma da “Guard”

Con la benedizione dei sottotitoli, segnaliamo: “Guard” di Jonathan Harden con l’intensa Bronagh Taggart (moglie del regista) e gli immancabili esuli de “Il trono di spade” Michael McElhatton e Ian McElhinney (che dalla morte dei loro personaggi nella serie Roose Bolton e ser Barristan Selmy possono finalmente tornare a lavorare su altro), storia di una ragazza che si riavvicina, grazie alla boxe, al padre appena uscito di galera; “The Jar” di Carleton Rodgers, dove un bambino, cresciuto dal padre, sogna di fare l’astronauta (con tanto di casco-copertadilinus che richiama inevitabilmente il film del 2017 “Wonder”) e mette da parte nichelini in un barattolo, finché il padre si dà all’alcol e… che ve lo dico a fare; in “Listen” di David Moody troviamo l’unico accenno tradizionalista della selezione, dove un padre di famiglia si sente isolato dalla moglie e dalla figlia piccola perché queste fra loro parlano in gaelico, finché la moglie non scopre il suo sconvolgente segreto.

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Fotogramma da “The Date”

Concludiamo la rassegna citando altri due cortometraggi degni di nota e soprattutto di visione: il comico-quasi-horror “Gustav” di Denis Fitzpatrick & Ken Williams con protagonista un habitué della Festa, Seán T. O’Mailleagh (che porta alla Festa anche un altro cortometraggio di cui ha curato invece la fotografia, “Native”), a cui rimane in testa la melodia di “Jupiter, the Bringer of Jollity”, quarto movimento dei “Pianeti” di Gustav Holst; è agrodolce invece uno dei migliori cortometraggi del concorso, “The Date”, della regista teatrale Selina Cartmell al suo primo lavoro di ripresa: un bar/locanda sospeso fuori dal mondo, l’unità di tempo e d’azione, e due brillanti attori che sembrano improvvisare (Charlene McKenna e Rory Fleck-Byrne), sono gli ingredienti di questa piccola perla che scalda il cuore e merita tanta visibilità.

Il programma integrale dei cortometraggi in concorso è disponibile sul sito ufficiale della Festa.

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