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Irit Dekel e Eldad Zitrin debuttano al Blue Note di Milano: report live e scaletta

Ci sono luoghi evocativi che rianimano vecchie emozioni, sopite sensazioni; luoghi che paiono riportare in auge ere passate, forse dimenticate; luoghi che perdendo ogni attuale connotazione spazio-temporale per fissarsi in un attimo, in un momento, diventando così sine die, senza giorno. Il Blue Note l’altra sera era questo. Siamo a Milano, è mercoledì 4 Febbraio 2015. Ma quasi non importa: tra queste mura echeggiano la voce di Ella Fitzgerald, la tromba di Louis Armstrong, le note di Charlie Parker, l’orchestra di Miles Davis. Lo storico jazz club di matrice newyokese, ci riporta ora in altre epoche. Tutto il resto è noia e l’importante è essere qui, adesso.

La sala è gremita, a breve inizierà la diretta per Radio Monte Carlo Nights: si esibiranno Irit Dekel e Eldad Zitrin, duo israeliano che oggi promuove “Last of Songs”, prima fatica di quella che – posso dire a posteriori – si spera essere una lunga e proficua collaborazione.

Loro, artisti ancora poco noti nel panorama internazionale, promettono inconsciamente un live che sia all’altezza del palco che li attende. E non deludono. Sono le 21.15 quando Nick The Nightfly, storico speaker radiofonico, afferra il microfono per introdurre i poi non così novelli musicisti: “No More Blues” rompe il silenzio. Il giro iniziale di fisarmonica ricorda melodie che chiamano un tango e annuncia quello che sarà lo stile della serata: un’esplorazione fusion di atmosfere che si perdono tra jazz, folk e pop.

Lui, Eldad Zitrin, è un moderno gitano che se la canta e se la suona, letteralmente. Ha una strana e rumorosa cavigliera con cui da il ritmo, mentre passa abilmente dall’accordeon al piano, dai fiati alla voce. Fermo proprio non ci sa stare, è quasi irriverente e, in rapsodie musicali, segue lei, Irit Dekel, molto più posata e sobria, decisamente più accademica, che incanta con la sua voce calda e limpida. Ma ad accompagnare i due protagonisti di questa serata ci sono anche Adi Hartzvi al contrabbasso e Elad Cohen Bonen alla batteria e percussioni. Plauso generale.

Seguendo il filo dell’amore, i brani proposti attraversano melodie che ricordano ritmi balcanici, folklori quasi iberici, musicalità arabeggianti e motivi a volte sintetici ed elettronici. Il mix è di qualità: niente è lasciato al caso ed ogni variazione ed interpretazione conquista e coinvolge. “You don’t know what love is”, “The Rose”, “Skylark”, “Willow weep for me” guidano così i presenti nell’esplorazione di questa nuova sperimentazione.

Dodici tracce che spaziano in un repertorio di grandi classici, magistralmente riarrangiati in un’interpretazione di ineccepibile qualità.

Ecco la scaletta della serata:

No more blues

You don’t know what love is

Libertango

Get happy

Your my thrill

The rose

More than you know

Bye bye love

Skylark

Good morning heartache

Willow weep for me

Guess who I saw today

Bis:

No more blues

More than you know

 

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