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  • Iron Maiden: Powerslave

    Iron Maiden

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Piena Maturità

“Powerslave” è un disco nel quale viene convogliata tutta l’esperienza maturata in 4 anni di loop pressoché ininterrotti studio/tour, che certamente possono affinare le capacità artistiche della band, ma anche parallelamente consumarne le energie a disposizione.
“Powerslave” è l’album della consapevolezza nei propri mezzi, di una line-up che finalmente stabile che si dimostra più affiatata rispetto a quanto aveva fatto vedere con “Piece Of Mind”, il precedente disco della band. “Powerslave” è poi l’album di “The Rime Of the Ancient Mariner” (Harris), una composizione di tredici minuti e rotti, tratta da una ballata di Samuel Taylor Coleridge (poeta inglese del periodo romantico, amico di William Wordsworth e con il quale scrisse “Lyrical Ballads”, raccolta di componimenti poetici di cui proprio “La Ballata del Vecchio Marinaio” costituiva il poema d’apertura). Epica ma dinamica, poliedrica e ispirata, dalle ambientazioni sonore sfaccettate e infine arricchita da una felice sezione centrale teatrale ed evocativa, in cui una parte del testo originale di Coleridge viene recitato dall’ottimo Dickinson.
“The Rime Of The Ancient Mariner” si pone come una delle migliori canzoni della band, se non addirittura la migliore, ma non è l’unico highlights degno di nota: “Aces High” e “Two Minutes to Midnight”, grintosa e quasi frenetica la prima, meno veloce e basata su un riff di chitarra che ha fatto storia la seconda, reclamano anch’esse il ruolo di prime attrici in questa rappresentazione. La quale prende titolo e concept di copertina da una canzone orientaleggiante, dall’andamento sinuoso e sinistro, scritta interamente da Dickinson, basata sul dubbio esistenziale di fronte alla morte di un uomo ritenuto un Dio, il Faraone.
Queste le composizioni più rilevanti di un lavoro che cerca sì di evolvere ulteriormente il discorso artistico del precedente album ma entro certi limiti di prudenza, riuscendo comunque ad infilare di nuovo almeno due o tre classici, di quelli che arrivano, stordiscono e rimangono.
Il resto del disco è ordinaria amministrazione, maideniana NWOBHM, di classe, dinamica e melodica, con le chitarre di Murray e Smith ad intrecciare riff, commenti e assoli quasi fossero sarti esperti alle prese con la tessitura di una veste regale, il basso di Steve Harris a tracciare i binari armonici e Nicko McBrain al drum-set a dettare il tempo. Degne comunque di nota, sono sia “Back In The Village”, stilisticamente non così lontana da “2 Minutes to Midnight”, che la veloce “Flash Of The Blade”, altro pezzo interamente accreditato al talento di Dickinson.
Un disco per la band significativo, sebbene il capitolo successivo della saga Iron Maiden, che arriverà nel 1986, comporterà una decisa sterzata stilistica.

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