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  • Isabelle Urla: La Ballata Delle Mosche

    Isabelle Urla

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Rinascita autoprodotta

Non è per niente facile per un gruppo al giorno d’oggi farsi conoscere. È vero, esistono i vari social network, ma avere decine di profili musicali non necessariamente vuol dire far ascoltare la propria musica, soprattutto se si suona un rock d’autore come gli Isabelle Urla.

E di urlare questi ragazzi ne hanno tutto il diritto visto che dopo incomprensioni e alcuni flop iniziali finalmente rinascono dalle ceneri con un lavoro senza compromessi e che non cambia la loro anima. Rock riflessivo che a volte sfiora le tonalità di un ricordo chiamato Fabrizio De Andrè mischiato a chitarre elettriche e un violino.

Il risultato finale rende queste ballate un posto intimo dove tutti possiamo trovare conforto ogni volta che che il CD gira velocemente nel lettore.

“La Ballata Delle Mosche” potrebbe essere inteso come qualcosa di armonioso che riesce lo stesso a dare fastidio. Come le canzoni registrate per quest’album, che soprattutto con i testi smuovono verità che possono fare male.
Nella canzone che dà titolo all’album Riccardo Anelli continua a ripetere che vorrebbe una musica per il cervello, e come dargli torto in un periodo in cui la musica può quasi solo essere associata al portafoglio.
L’autoproduzione è il simbolo di quella musica perennemente in bilico. Potrebbe invece essere semplicemente il futuro musicale che ci aspetta. Bisogna solo sostenerlo, a maggior ragione se si chiama Isabelle Urla.

Pro

Contro

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