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Isao Takahata: L’anima realistica dello Studio Ghibli

Isao Takahata, giapponese classe 1935, nato nella prefettura di Mie, si laurea nel 1954 in letteratura francese, studiando e traducendo il poeta Jacques Prevert. È così che scopre anche l’animatore Paul Grimault, con cui il poeta aveva creato il film d’animazione “La Bèrgere Et Le Ramoneur”, in cui si scorge una prepotente virata dai modelli classici di Walt Disney, allora dominanti anche in Giappone.
Nel 1959 Takahata entra come allievo regista nello studio Toei Doga. Storicamente, il decennio che stava per cominciare fu caratterizzato da una produzione massificata di serie animate, condotta a ritmi di lavoro molto impegnativi. Sono gli anni, prima fra tutte, della serie “Astroboy” del maestro Osamu Tezuka, e Takahata si inserisce in questo clima con la direzione di alcuni episodi di “Okami Shonen Ken” (“Ken Il Ragazzo Lupo”), serie prodotta dalla Toei.
Risulta quindi difficile per gli autori riuscire a sperimentare. Takahata, però, con la collaborazione di Hayao Miyazaki, che qui si occupa del character design e dei fondali, riesce a creare e dirigere un’opera visionaria rivolta non esclusivamente al pubblico infantile, dal titolo “La Grande Avventura Del Principe Valiant” (altrimenti conosciuto come “Il Segreto Della Spada Del Sole”). Nonostante un enorme successo di critica, la pellicola si rivela un disastro dal punto di vista commerciale.
L’esito non inficia però il sodalizio artistico di Takahata e Miyazaki, che si rimettono immediatamente al lavoro con “Gli Allegri Pirati Dell’Isola Del Tesoro” e, successivamente, passando alla A Production, casa di produzione affiliata della Tokyo Movie, con la direzione, tra il 1972 e il 1973, dei due mediometraggi “Panda Kopanda” (“Panda Piccolo Panda”), incentrati sul simpatico mammifero, allora molto il voga in Giappone.

Insieme con il collega Miyazaki, Takahata partecipa inoltre al progetto World Masterpiece Theater della Nippon Animation, con cui vengono portate sul piccolo schermo le opere di letteratura per l’infanzia più celebri, da “Heidi” (1974) a “Anna Dai Capelli Rossi” (1979).
Nel 1982, Takahata fa il proprio ritorno sul grande schermo con ben due lungometraggi intitolati “Sero hiki no Goshu” (“Goshu Il Violoncellista”) e “Yarinko Chie” (“Chie La Piccola Monella”). Emerge qui lo stile più personale del regista giapponese, fatto di introspezione e attenzione per la vita quotidiana: uno stile, insomma, che ben si adatta ai gusti di un pubblico adulto e che troverà sempre più conferme con i film successivi.
Dal 1984 in avanti, anno di uscita del lungometraggio “Nausicaa Della Valle Del Vento”, prodotto da Takahata e diretto da Miyazaki, la storia dei due registi giapponesi segue le vicende dello Studio Ghibli, fondato nel 1985 e sotto la cui egida sono stati pubblicati tutti i loro film.
Takahata, meno prolifico del collega dal punto di vista registico, propone, nel 1988, il crudo “Una Tomba Per Le Lucciole”, storia di due orfani alle prese con la sopravvivenza durante i mesi conclusivi della Seconda Guerra Mondiale. Il 1991 è invece l’anno di “Omohide Poro Poro” (“Ricordi Goccia A Goccia”), seguito nel 1994 da “Heisei Tanuki Gassen Pompoko” (“La Guerra dei Tanuki Dell’Era Heisei”, conosciuto all’estero come “Pom Poko”), incentrato sul tema ecologista – costante dello Studio Ghibli – e premiato al festival di Annecy dello stesso anno. L’ultima pellicola diretta da Takahata è “Houhokekyo Tonari No Yamada-kun” (“I Miei Vicini Gli Yamada”), del 1999, in cui il regista abbandona lo stile realistico dei disegni per abbandonarsi a un tratto grezzo, simile agli schizzi di un bambino sulla carta, ma in realtà molto avanzato dal punto di vista tecnologico, dal momento che si tratta del primo film realizzato interamente con l’ausilio della computer graphic.

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