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Semplicemente una tappa

Aaron Turner stretto tra mille progetti: boss della Hydrahead, grafico, guest su decine di dischi. Ma continua a credere nella propria creatura musicale e a distanza di un anno è pronto il secondo EP degli ISIS. “The Red Sea”, forse perché maturato più in fretta, risulta meno focalizzato rispetto a “Mosquito Control”, contiene il primo demo uscito solo in cassetta e tre nuovi pezzi che non impressionano. Inizia quel tragitto di dispersione sonora che scompone e dilata i pezzi con l’intenzione di creare pattern ipnotici, strutture possenti e monolitiche, basate sull’impatto e sulla potenza più che su giochi dinamici o climax. I pezzi nuovi in realtà sono solo due, ma il demo ’98, incluso come “bonus” anche se superiore in durata rispetto alle tracce nuove, fa un’ottima figura e risolleva le sorti di un EP altrimenti poco incisivo. Senza le pause melodiche e gli stacchi atmosferici, agli ISIS sembra ancora mancare quel “qualcosa” che li rende davvero unici; il riffing c’è già, con distorsioni esagerate, frequenze basse e ritmiche cadenzate per cercare di far più male possibile, ma un disco intero con bordate di questo tipo rischia di diventare troppo indigesto per chiunque. Ammirevole comunque la prolificità musicale della band, che dimostra ancora una volta di avere un’abbondanza impressionante di idee; solo con il tempo riusciranno a valorizzarle meglio rinnovando il proprio stile ed entrando in una dimensione che gli appartiene pienamente.

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