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Isole, laghi e arcipelaghi

C’è una ragione ben precisa per andare a vedere gli Shearwater dal vivo. Una ragione che nessun album registrato in studio o nessun video su youtube vi aiuterà mai a comprendere. Una ragione che non ha niente a che vedere col fatto che una volta gli Shearwater erano anche la band di Will Sheff, cantante e leader degli Okkervil River - con cui ormai, musicalmente parlando, non hanno più molto da spartire. Questa ragione risponde al nome di Thor.

Thor è il batterista degli Shearwater, ma sa trasformarsi in clarinettista, e in caso di necessità saltella per il palco e imbraccia xilofoni, dulcimer e percussioni varie. Thor, che razza di nome, pensa chi non l’ha mai visto. Ma Thor non potrebbe chiamarsi in nessun altro modo. Un incrocio fra un camionista texano, Terry Gilliam e l’amichevole serial killer Dexter, è la vera anima della band dal vivo, col suo look bizzarro e un po’ inquietante e l’energia da trascinatore che manca al pur sempre ottimo Jonathan Meiburg (ex tastierista dei già citati Okkervil River), che sotto l’aria da primo della classe cela però un grande talento come cantautore unito ad una voce eccezionale. In una decina di anni infatti gli Shearwater hanno sfornato una serie pressoché ininterrotta di album ed EP in continua crescita e maturazione artistica.

Venerdì sera a Milano – la loro prima e per ora unica data italiana – hanno presentato il loro ultimo LP, “The Golden Archipelago”, in uscita per l’etichetta discografica Matador a poco più di un anno di distanza dal precedente “Rook”. Le sonorità della band, che spaziano dal folk-rock acustico e raffinato a ballate solenni, dal pop più scanzonato al rock di stampo classico, assumono sul palco un sound più schietto e graffiante, capace di conquistare in un attimo tutti i presenti.

Lo show è un po’ sacrificato dalle dimensioni anguste del palco della casa 139 – cosa che si può sicuramente dire di un buon 70% delle band che passano di lì – ed impedisce loro di sfoggiare il consueto armamentario di stumenti musicali più o meno eccentrici cui ricorrono su disco. Il consiglio è quindi quello di correre (o tornare) a vederli alla prima occasione. Nel frattempo lasciatevi cullare dal suono delle onde che si infrangono sulle coste dell’Arcipelago Dorato.

Si ringrazia Marina Ravizza per le foto

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