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Italia Wave: Controtendenza e diversità culturale

È arrivato anche quest’anno il momento dell’Arezzo Wave, dal 2007 Italia Wave, le cui finali quest’anno per la prima volta non si terranno in Toscana, regione d’origine del festival, ma in Puglia. Mauro Valenti, fondatore e organizzatore del festival, ci parla del passato e del presente della manifestazione.

Come si è evoluto l’Italia Wave Love festival dal periodo iniziale (’87-’93) a oggi?
C’è un Dna che è sempre lo stesso ed è la voglia di cercare nuove cose e di promuovere la diversità culturale, la ci importanza è sancita anche dall’Unesco La diversità culturale è espressa anche da chi ha difficoltà a far arrivare al pubblico le proprie proposte, quindi vi rientra anche la creatività giovanile. Noi dal 1987 a oggi abbiamo continuato a ricercare e a dare spazio a più di 30.000 gruppi che hanno chiesto di partecipare. Solo l’anno scorso 2.300 gruppi hanno chiesto di venire a suonare. Le nostre selezioni toccano tutte le regioni italiane, 120 serate dove suonano 400-500 gruppi dai quali esce poi il gruppo che andrà a suonare su uno dei palchi del nostro festival. Questo però trova dei limiti nella mancanza di interesse delle istituzioni.

Perché?
Cose simili in Francia vengono supportate in quanto formative di nuovi mestieri artistici che portano opportunità lavorative, e questa portano loro volta rinnovamento di repertorio, introiti economici alla Siae e a tutte quelle società che raccolgono entrate per conto di autori ed editori.

Guardandosi indietro cosa vede?
Dal 1987 a oggi sono 25 anni, di soddisfazioni ne abbiamo avute e potremo finirla qui! Quando due anni fa Michael Lang, che è stato uno degli organizzatori di Woodstock, scelse noi per celebrare i 40 anni di Woodstock ho pensato di aver toccato l’apice! Sono stato con lui la mattina e ho bevuto l’acqua calda perché mi sono dimenticato la bustina del the per l’emozione! La nostra linea è sempre stata quella di unire passione e professionalità. Abbiamo persone molto giovani che lavorano alla struttura e lo fanno certamente per passione non certo per le precarie entrate economiche ma abbiamo tante soddisfazioni come quando al decennale di Emergency del 2004 abbiamo raccolto 80.000 euro per aprire una sala operatoria in Afghanistan o come quando è venuta Miriam Makeba per celebrare la fine dell’Apartheid in Sudafrica: cose che al grande business non interessano ma a noi si! Quest’anno si celebrano i 25 anni di Dylan Dog e si fanno in anteprima le tavole dei 300 numeri. Insomma siamo sempre soddisfatti dei nostri disastri!

Quali sono le maggiori difficoltà che si è trovato ad affrontare?
In questa edizione sicuramente la distanza! È stata una scommessa andare a fare il festival in Puglia, in una città come Lecce che nel raggio di 400 km non ha grandi città, mentre noi in Toscana nel raggio di 400 km avevamo 40 milioni di persone perché c’erano Milano, Roma, Firenze, Genova, Torino. La Puglia è una scommessa ma ci piace pensare che siamo il primo festival che si sposta verso il sud e questo coincide proprio con l’anno in cui si festeggiano i 150 anni di unità d’Italia. C’è una vitalità e una voglia di fare che ci ha contagiati anche se i problemi sono tanti: spostare i camion, spostare i gruppi, costa tutto di più! È fantastico aver avuto un contatto con la regione Puglia e con Vendola che sta facendo un gran bel lavoro dal punto di vista di proposta culturale all’interno del territorio. Siamo un po’ come Colombo che parte…speriamo di trovare qualcosa!

Come nasce la scelta di spostarsi dalla Toscana alla Puglia?
Questa scelta dipende anche dalla mancanza di feeling col nostro territorio perché, anche se abbiamo un ottimo rapporto col presidente della regione Toscana, ad Arezzo c’è stata una gestione politica con la quale non abbiamo avuto la possibilità di interagire e questo ci ha portato a valutare la possibilità di spostamento. Ovviamente, essendo aretini, avremmo preferito non spostarci ma abbiamo già fatto iniziative a New York, Sudafrica, a Lecce, Londra, abbiamo portato in giro per il mondo i Negramaro, Subsonica, Afterhours, Avion Travel, Capossela, Tiromancino, Carmen Consoli e molti altri.

Quali sono i criteri di scelta in base alla quale si decidono i partecipanti e i vincitori?
Noi siamo rigidissimi al riguardo perché non c’è niente di peggio di fregare chi ha un sogno. La gente si fida di noi perché, dopo 25 anni, se pensassero che siamo una fregatura avrebbero smesso di seguirci. In Italia di fregature ne girano tante! Le nostre selezioni sono sempre state improntate alla professionalità a all’attenzione verso l’altro quindi chi già lavora con noi non può iscriversi perché altrimenti ci sarebbe un conflitto di interessi, nella giuria ci sono solo persone che non ricoprono ruoli che possono influenzare il giudizio come etichette discografiche, ecc. C’è un regolamento strettissimo per permettere che vinca il migliore: noi siamo credibili e questo è l’unico capitale che possiamo spendere. Io credo che la gente lo possa sentire questo.
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E per gli ospiti del festival?
Per quanto riguarda gli artisti più affermati si cerca di promuovere la diversità culturale. Quest’anno noi portiamo Oudaden, il più grande gruppo che viene dal Marocco e qui è sconosciutissimo così come Emel Mathlouthi, una cantante tunisina, c’è Emergency che parla di quello che succede a Misurata nel loro ospedale. La programmazione cerca di coniugare il tentativo di offrire qualità e spazi di riflessione e quello di attirare la gente. Lou Reed non è certo uno sconosciuto, e ci sono Paolo Nutini e Kaiser Chiefs in data unica per l’Italia, i Sud Sound System piuttosto che una serata italiana gratuita con Paolo Benvegnù, Marta sui Tubi, Cristina Donà, Modena City Ramblers, Daniele Silvestri o anche Giovanni Lindo Ferretti che si esibisce all’alba sul mare.

Nel ’95 nasce radio Wave, diventata poi International come web-radio, come ha avuto questa idea e come si è sviluppata?
Il 1995 è un anno storico per il Festival: in una sola sera hanno aperto La Crus, poi Dave Matthews per la prima volta in Italia, Ben Harper, The Roots, e la nascita di Radio Wave, che non è altro che il rinnovamento di radio Torre Petrarca, dove io ho iniziato a lavorare: il primo evento che ho organizzato è stato nel 1985 quando ho portato 200 persone con quattro autobus a vedere Bruce Springsteen a San Siro. La radio ancora oggi è la voce ufficiale del festival e ha creato un circuito, Radio Wave Italia, dove ci sono una quarantina di radio e web-radio, è nel circuito di Popolare network ed è una cosa che mi dà tanta soddisfazione!

Quali sono le differenze tra la musica dal vivo e un festival?
Il festival dovrebbe creare una condivisione intorno alla sensazione che il mondo potrebbe essere migliore. Il festival ha un’anima e il protagonista è chi ci và. Se sei il Rototom vorrai dare messaggi legati al reggae, alla libertà, ecc. Se sei Italia Wave trovi nei dibattiti Caselli che parla di rock e costituzione con Boosta piuttosto che quest’anno Damiano Tommasi che è il presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, che parla di quello che succede nel calcio dei piccoli club. Il festival vuol dire proprio condividere degli ideali, delle sensazioni che vanno aldilà dello stare sotto al palco in quarantamila per Bon Jovi o i Metallica.

Durante un corso universitario che hai tenuto a Parma ha affermato che c’è correlazione tra la storia delle musiche e dei media, come si intreccia il festival con i mass media italiani?
Io meno esco e meglio è perché faccio solo danni come la grandine! Arezzo Wave è come una porta ma per alcun è come quella di un saloon: chi si trova bene con noi passa la porta senza neanche farci caso ma per altri è come la cassaforte di Fort Knox, fatta di cemento e acciaio inossidabile. Quindi il rapporto coi media è: chi ci vuol bene ci segua!

Perché si dovrebbe venire a Lecce?
È il festival più economico d’Italia al punto che gli inglesi ci vengono perché anche col biglietto aereo gli conviene economicamente visto che possono vedere Nutini e Kaiser Chiefs con soli 23 euro, Lou Reed coi Verdena costa solo 25 euro e tutti insieme vengono 50 euro. In più ci sono 50-60 concerti gratuiti. Il posto è bellissimo e con questo caldo si può rimanere qualche giorno in più e andare al mare. Insomma musica, mare, movida, persone simpatiche e prezzi bassi: vi aspettiamo in Salento!

“In Italia e nel mondo è bene trovare una forma che ti possa veicolare meglio. Noi purtroppo siamo puro contenuto e questa è una cosa controtendenza” (Mauro Valenti)

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