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Ivan Granatino, ‘Ingranaggi’ è il nuovo disco: “Basta pregiudizi, chapeau è libertà!”

Ivan Granatino è una delle voci più interessanti e originali di Napoli, capace di accostare rap, r&b, dance, pop e rock alle melodie e alle radici della tradizione napoletana. Il 23 giugno uscirà il suo nuovo disco “Ingranaggi”, un lavoro in cui Ivan canta tutte le facce dell’amore senza mai però dimenticare di rivolgere un grido d’attenzione su temi sociali. Un lavoro nato da una sua autoproduzione, l’etichetta “Napule Allucca”, da cui sono stati estratti già alcuni singoli tra cui “Chapeu”, in gara per Sanremo Giovani 2017 e negli ultimi giorni “A’ guagliona d’o core”.
Togliamoci qualche curiosità parlando con l’artista, del suo percorso artistico e del suo ultimo lavoro.

Ciao Ivan, parliamo un po’ di te. Hai dichiarato di fare musica dalla tenera età di 12 anni, figlio d’arte di padre artista che ha girato il mondo cantando Napoli. Adesso di anni ne hai 33, la gavetta non possiamo dire che tu non la conosca…

Si, certo che la conosco, ne ho fatta tanta e non ti nascondo che tanta ne vorrò ancora fare. “Ingranaggi” è un album fatto di viaggi in altri generi, l’elettronica ad esempio, e anche questo mettermi in gioco è fare gavetta. Già il nome del disco è una sperimentazione “Ingranaggi da I(va)N-GRANA(tino)-GGI”.

Questo in uscita il 23 giugno – “Ingranaggi” – è il tuo terzo album, autoprodotto dalla tua etichetta “Napule Allucca”, ma il tuo percorso discografico ha anche visto una produzione della “Cuore Nero Project” del grandissimo Franco Ricciardi, un artista che ama Napoli ed i giovani. Quanto è stato determinante il suo incontro per la tua carriera?

Ricciardi è stato molto importante nella mia carriera, un sodalizio musicale che è durato dieci anni. Franco per me è stato importante perchè mi ha dato popolarità e io sono stato importante per lui perché ne è uscito rigenerato nello stile. Come ti dicevo, dieci anni di collaborazioni, adesso però mi sentivo maturo abbastanza da poter iniziare a lavorare da solo e ho sentito la necessità che queste nostre due strade iniziassero a separarsi. La “Cuore Nero Project” di Franco con cui ho collaborato per anni, non era mia, era di Franco, ed anche a livello decisionale io non potevo decidere per qualcosa non mio. Così si è fatto largo in me anche un altro progetto che avevo già iniziato a fare con Ricciardi, quello del talent scout, così ho deciso di autoprodurmi e lanciarlo con la “Napule Allucca” che oltre al mio disco che uscirà il 23 giugno e che vedrà la produzione di altri due album in settembre, uno di cantautorato e uno di base rap.

Con Ricciardi hai anche scritto un brano che è subito diventato una hit – “A storia i Maria” – colonna sonora del film “Reality”, che vi ha portati a Cannes. Questo brano non smette di sorprendervi e diventa il mood di apertura della prima puntata di Gomorra la serie, sbarcando ben oltre Napoli e l’Italia, sconfinando anche in America. Grandi soddisfazioni eh?

Grandi soddisfazioni. Questa è una storia che non finisce mai, tutti vogliono sapere chi è Maria, dove sta Maria, ma Maria è Napoli. E’ una canzone che è nata nel 2009 quando i media e la politica avevano ridotto Napoli in cenere e pregiudizi. “Napule Allucca” prende proprio il nome da questo, dal fatto che Napoli è l’arte a 360 gradi, è la terra di Totò, di Pino Daniele, come si fa a parlare solo di camorra e “munnezz”?

 

Parlando di Napoli e di gavetta, hai fatto i provini per “Amici”, le selezioni per “Sanremo Giovani” ed hai partecipato a “The Voice of Italy” nel team di J-Ax. Pensi di essere stato penalizzato in alcune occasioni e/o partecipazioni per essere napoletano?

 A “The Voice” sono stato sicuramente penalizzato perché a luci spente ho vinto, con milioni di visualizzazioni, ma quando è venuto fuori da dove venissi (Napoli appunto), Ax ha pensato bene di cacciarmi in una battle preferendo il mio concorrente, prodotto poi dal suo batterista, perchè a suo dire “voleva dare una chance a un emergente” mentre io a Napoli avevo già un seguito aggressivo, mi ero già fatto un nome e un pubblico. In realtà questo ricordo mi lascia ancora l’amaro in bocca perchè avere un seguito nella tua città non ti deve precludere altre possibilità di fare cose più in grande. Io avevo partecipato a “The Voice” proprio per allargare gli orizzonti del mio pubblico, e avere già un pubblico non può essere un alibi. Però se mi fermo e rifletto, penso che l’arte e il talento in un modo o nell’altro vinceranno sempre.

The Voice ti ha permesso di staccare un biglietto da visita dal respiro più internazionale, permettendoti di staccarti dall’appellativo di “neomelodico”. Il tuo stile è un rock/rap sempre con un occhio strizzato alla melodia. Che rapporto hai con questo termine con cui – ormai – vengono identificati quasi tutti i cantanti partenopei, a prescindere dal loro reale genere?

E’ una domanda che mi fa sempre sorridere. Neomelodico cioè neo=nuova / melodico=melodia, se mi affaccio e guardo la scena di questo genere penso che l’unico vero neomelodico sono io. Cerco di essere innovativo e quindi creo “nuove melodie”, quello che fanno gli altri lo definirei “old melodico”. In difesa a questo etichettamento di genere io rispondo facendo il gioco al contrario, quello che ci insegna Eminem nelle battle: prima che me lo dica tu sono io ad autodefinirmi “neomelodico”, così tu mi ascolti -per curiosità o solo per sfida – e ti rendi conto, con più semplicità rispetto al sentirtelo dire da me, che faccio tutt’altro genere.

Parliamo dell’album “Ingranaggi”, quale di questi diciassette brani è la canzone preferita di Ivan Granatino per Ivan?

Ogni canzone rappresenta per me un pezzo di cuore. E’ come chiedere a un genitore chi è il suo figlio preferito, però diciamo che ce n’è una con cui “sento di avere più feeling” (ndr:ride) ed è “Faciste Peccato”.

In una precedente intervista hai definito questo album come un mix di “Ingranaggi rossi” che sono le canzoni con i testi in italiano ed “Ingranaggi blu” quelle con i testi in napoletano (azzurro Napoli). Non temi il rischio di non riuscire a sfondare “oltre Tevere” a causa della lingua?

E’ il contrario: ingranaggi rossi sono le canzoni in napoletano, rosso sangue, rosso calore, come quello della mia città e della nostra gente, ingranaggi blu sono i testi in italiano, quelli per le persone che vivono con il naso all’insù per guardare il cielo e sognare.
Il campanilismo non lo temo, anzi io penso che il napoletano sarà quello che mi porterà anche fuori Italia, e non i testi in italiano, perchè il napoletano è una lingua con tutta la sua musicalità, non un semplice dialetto. Pensa che voglio giocarmi il pezzone a livello nazionale proprio con “Faciste peccato”, che uscirà come singolo a settembre.

Diciassette canzoni in cui canti l’amore e lo descrivi in tutte le sue sfaccettature, e affronti anche tematiche sociali. Il suo sottotitolo potrebbe essere tranquillamente “Centro sfumature di Ivan”?

 Assolutamente si. E’ fighissima questa definizione, grazie!

Ritorniamo un attimo alla tua etichetta, “Napule allucca”, anche brano dell’album. Un grido di denuncia contro i cori razziali, soprattutto da stadio. “Vesuvio lavali col fuoco” dicono gli ultrà di altre squadre e tu rispondi in questa canzone “O Vesuvio fa paura si se scet, stu criature pure vuje vata lavà! “. Un razzismo così esacerbato ancora nel 2017 come te lo spieghi e ce lo spieghi?

Penso che quello che ancora governa le menti di queste persone, che non sono solo quelli del Nord che dicono “Vesuvio lavali col fuoco”, ma anche i napoletani che scrivono “Giulietta è na zoccl” anche se meno grave di un auspicio così disastroso, è una forte ignoranza. La gente non si documenta. Io sono appassionato di mineralogia e fenomeni del sottosuolo per curiosità, e un po’ per deformazione ho fatto delle ricerche. Lo sapevi che prima che si svegli il Vesuvio, cioè quando inizierebbe, speriamo solo ipoteticamente, a riprendere la sua attività nel sottosuolo, si verificheranno una serie di terremoti che raderebbero al suolo l’intera Europa? E’ per questo che li invito a riflettere. Con la sua lava pure loro dovranno lavarsi, e fare i conti con essa.

“Chapeau”, altro brano di Ingranaggi, cioè togliersi il cappello. Davanti a chi pensi di dovertelo togliere, ad una città che ti ha dato tanto, ad un pubblico che ti circonda sempre di affetto..?

Chapeau è un inno alla libertà. Mi tolgo il cappello solo davanti a chi è veramente libero. Libero dal pregiudizio verso il diverso, verso i popoli e le discriminazioni di ogni genere. Basta pregiudizi, chapeau è libertà!

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