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iWorld 2016 a Roma con Orchestra di Piazza Vittorio e Mimmo Cavallaro

iWorld – Rassegna di Musiche Attuali, la due giorni dedicata alla World Music ospitata dall’Auditorium Parco della Musica di Roma, si chiude con successo il 6 febbraio 2016.

Come nella prima data, l’evento prevede nel pomeriggio un approfondimento teorico ed uno showcase al MUSA-Museo degli Strumenti Musicali di Santa Cecilia. Ciro De Rosa e Salvatore Esposito di Blogfoolk moderano Maurizio Agamennone, Vincenzo Santoro e Valerio Corzani nel workshop “Dalle registrazioni storiche alle musiche attuali”. L’incontro sottolinea l’importanza delle incisioni storiche: testimonianze di esperienze estinte, materiale di piacevole ascolto e soprattutto seme creativo. Partire da materiali locali è una via per la musica d’oggi, se l’artista ha sensibilità estetica e la giusta abilità per rielaborarli. Lo sa bene Giuseppe “Spedino” Moffa, polistrumentista ed autore molisano, ospite del dibattito e protagonista dello Showcase. Echi di cantastorie e filastrocche trovano spazio nel suo disco “Terribilmente demodé” (2015), del quale dà esempio con Alessandro D’Alessandro all’organetto e Gian Michele Montanaro al bufù (tamburo a frizione molisano).

Valerio Corzani conduce entrambe le serate nella Sala Petrassi e presenta Marina Mulopulos: padre greco, madre pisana, già vocalist degli Almamegretta, nel suo album “Distichòs” (“Purtroppo” – 2015), la cantante offre un percorso contaminato e Mediterraneo, ispirata dalla Grecia e da eventi personali. La accompagnano l’arrangiatore del disco Paolo Del Vecchio (bouzouki) e Luca Urciuolo (tastiere e fisarmonica). Musica moderna con risonanze tradizionali (Rebetiko, Fado, ma anche musica araba), arrangiamenti perfetti nella loro semplicità, suonati da musicisti straordinari e molto espressivi. La Mulopulos ha un timbro caldo, pieno, profondo e grande tecnica. Colpisce per l’intensa emotività impressa nel canto. Quasi tutti in greco i brani, come “Elpìzo” (“spero”), a parte la cover di “Cogli la mia rosa d’amore” di Rino Gaetano. Appassionata ed appassionante, l’emozione che comunica è tale da vincere qualsiasi barriera linguistica: lo prova l’accorato applauso finale, così lungo da lasciare la cantante quasi sorpresa. Non sorprende invece che abbia vinto la targa della critica al Premio Parodi 2015.

È il momento, atteso dal pubblico, dell’Orchestra di Piazza Vittorio, in formazione ridotta ad 8 elementi. Non tutti hanno gradito una scelta non facile ma necessaria, racconta il bassista Pino Pecorelli, tanto che il cantante tunisino, non selezionato, si presenta lo stesso per un brano. Vero simbolo musicale e visivo della Word Music italiana (considerato l’accostamento a prima vista arduo tra musicisti tanto diversi per origini, cultura e strumenti), la band propone una contaminazione eccellente: nessun elemento fuori posto, tutto perfettamente amalgamato, coeso, coerente. l’Orchestra accompagna gli spettatori in un viaggio unico. Un pianoforte rapsodico introduce canti, ritmi africani e l’ingresso della kora. Poco dopo, basso e oud intonano melodie vicine al Raï maghrebino. Alcune note di fiati andini ci portano in Sudamerica, e da lì lo stile R&B della cornetta ci richiama verso nord, dove l’assolo di un batterista strepitoso apre a coloriture jazz. Con il lungo spettacolo, scandito da cascate di applausi e dalla partecipazione del pubblico, la band annuncia per il 15 febbraio l’uscita del nuovo album “Credo”, una forma di oratorio interreligioso, nato dal pacifico confronto tra i musicisti durante gli spostamenti.

Chiude la manifestazione Mimmo Cavallaro, Maestro di ricerca sul patrimonio orale e di rivalutazione degli strumenti tradizionali, come la lira calabrese. Proprio il suo suono dai toni orientali introduce “Stilla Lucenti”. Il brano narra di una donna bella e crudele che strappa il cuore dell’innamorato e lo porta al suo nemico. Segue “Parrami di lu suli”, intensa canzone d’amore. Cavallaro usa strumenti tradizionali (chitarra battente, mandolino, ciaramella, marranzano), il tamburello accompagna seguendo la tarantella calabrese, eppure il sound è moderno, grazie alla perizia negli arrangiamenti, all’accostamento con strumenti come il sax (in “Passa lu mari”), ma soprattutto ai giri armonici e alla tecnica del basso, che dà spesso un tocco in più, per esempio accompagnando in tapping “U Massaru”. Il ritmo dei brani, sempre serrato, è un costante invito alla danza: “Comu si gira, comu si balla”, “Hjiuri di hjiumari” (poetica e forte descrizione della sua terra), finché in “Lu Cantu di lu Marinaru” il pubblico prende a battere il tempo spontaneamente.

iWorld – Rassegna di Musiche Attuali dimostra che è possibile fare musica popolare attuale, moderna, originale, godibile, mescolando e contaminando stili e strumenti, culture e tradizioni in modo omogeneo, partendo dalle radici senza tuttavia dimenticarsene e, soprattutto, senza necessariamente scadere nel “commerciale”.

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