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  • Jack and the Cuckoo-Clock Heart

    Diretto da Stéphane Berla, Mathias Malzieu

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Nella sezione Generator + 13 del Giffoni Film Festival abbiamo visto il primo film d’animazione ufficialmente in concorso della storia del festival.

L’ idea parte da una novella scritta ed illustrata da Mathias Malzieu, “Jack et la mècanique du coeur”, pubblicata insieme ad un album del gruppo Dyonisus (di cui Malzieu è il leader) che ne narrava la storia in musica. Quest’operazione ha affascinato Luc Besson che ha deciso di produrne un film d’animazione.

Jack è un bambino nato ad Edimburgo, nella notte più fredda di tutti i tempi. Viene portato via dall’eccentrica balia Madeleine che gli salva la vita: il suo cuore è un pezzo di ghiaccio e, per farlo funzionare, gli viene impiantato un orologio a cucù, cosa che lo renderà estremamente fragile.

La buona ed apprensiva Madeleine si prende cura di Jack, tenendolo lontano da un mondo che sicuramente lo considererebbe come un freak, per via del suo vistoso handicap, impartendogli un codice per impedire al suo fragile meccanismo di fondersi (non giocare con gl’ingranaggi, non arrabbiarti, non innamorarti). Ma arriverà anche per Jack il giorno in cui scoprirà il mondo esterno, e l’amore per la cantante di strada Miss Acacia lo trasporterà in un incredibile viaggio.

È una fiaba “Jack and the Cuckoo-Clock Heart“, e in quanto tale il soggetto è abbastanza semplice. La balia Madeleine rappresenta quel senso d’iperprotettività che tutte le madri hanno provato, quando cercano, inutilmente, di tenerci il più possibile lontani dai mali del mondo. Quella di Jack è una vera e propria educazione sentimentale, che passa per lo struggimento, la ricerca, e finalmente la conquista dell’amore tanto agognato.

Ma c’è di più, questa pellicola è una vera e propria elegia alla potenza e alla magia del sogno: Jack, durante la sua ricerca, incontrerà, a mo’ di novello Virgilio Georges Méliès in persona, il primo grande sognatore della storia del cinema, che individuerà nel cuore meccanico di Jack, l’ultimo componente per portare a funzionamento la sua macchina da presa, ovvero lo strumento con cui è possibile far materializzare le sue visioni.

Dal punto di vista tecnico il film è eccellente, con alcune idee visive assolutamente originali (il treno-fisarmonica), ed alcuni momenti che sfiorano la poesia (lo struggente finale nella neve). Tuttavia, a parte questi pochi sprazzi, il tutto risulta molto derivativo e porta la firma Tim Burton quasi ad ogni fotogramma, nella parte in Andalusia si citano Rodriguez e Leone, e l’idea di utilizzare Méliès come metafora della potenza immaginifica del cinema lascio a voi indovinare dove l’abbiamo vista non molto tempo fa…

Discorso a parte per la magnifica colonna sonora, in cui le canzoni hanno una funzione narrativa (proprio come in “Nightmare Before Christmas”) e che, anch’esse, prendono le mosse da nomi illustri (Nick Cave e Tom Waits soprattutto, con qualche coretto alla Elfman).

Pro

Contro

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