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  • Jack Foster III: Evolution Of Jazzraptor

    Jack Foster III

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Evoluzioni eclettiche

Jack Foster è un chitarrista e cantante californiano che, dopo vari anni di sforzi e tentavi, vede finalmente oggi ripagate le sue fatiche attraverso la pubblicazione del suo debutto discografico, “Evolution of a Jazzraptor”. Un disco che gode della collaborazione di musicisti del calibro di Trent Gardner (Magellan) e dal session man Robert Berry (Three, Hush, The December People) e che fa di un accentuato eclettismo stilistico una delle sue armi più affilate.
Difficile infatti dare una catalogazione sempre vera ed effettiva a quest’opera, perché se è vero com’é vero che esso si apre con il prog rock elaborato ma sempre piacevole di “Bohemian Soul” (la cui prima strofa pare scritta da Roine Stolt dei The Flower Kings), per la seconda traccia ci si tuffa nelle atmosfere fortemente influenzate dal folk americano di “Cat’s Got Nine”. Non bisogna poi dimenticare l’hard progressive di alcuni momenti di “Lucifer’s Rat” (che rivela inoltre un ritornello piuttosto easy e un sax che interviene sui tre minuti abbondanti) o di “Tiger Bone Wine”, che si fa forte di una certa vena modernista. Non mancano nemmeno gustose incursioni in territori jazz-fusion, disseminati qua e là lungo lo svolgimento del lavoro e che non si esauriscono soltanto nel break della già citata “Bohemien Soul”, ma trovano spazio anche in “The Shy Ones”, che non lesina richiami ai Genesis di Peter Gabriel (e neppure ai coretti polifonici che oggi fanno tanto Shadow Gallery) o la conclusiva e poliedrica “Nirvana In The Notes”: un pezzo basato su atmosfere acustiche un po’ à la Spock’s Beard di “Snow” e buone melodie. Melodie, appunto: ottime quelle di “Every Time You Smile”, così come quelle di “Dream With You”, in cui echeggiano i Pink Floyd (ottenendo un risultato che, sebbene sia notevolmente meno cupo, potremmo mettere accanto a “Damnation” degli Opeth).
In mezzo a questo cocktail di generi, stili e riferimenti, “Evolution Of A Jazzraptor” sembra trovare un suo denominatore comune nella sensibilità artistica di Jack Foster, il quale, in questa sua opera prima, dimostra notevoli doti di songwriter, riuscendo a proporre pezzi intricati, interessanti e degni anche di lodi accademiche, che però si fanno ascoltare con il massimo piacere, senza alcuna fatica e tenendo sempre ben lontana la noia.
Il che non è affatto dire poco.

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