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Jack Jasselli: “Vi presento Nonostante tutto” – Conferenza stampa

Il 19 marzo 2018 presso gli spazi dell’etichetta discografica Universal a Milano si è svolto un incontro di Jack Jaselli con la stampa in occasione della presentazione del nuovo progetto del cantautore milanese, il brano Nonostante tutto, scritto insieme alle detenute della Casa di Reclusione Femminile Giudecca di Venezia ed il documentario omonimo che racconta la storia di questa collaborazione.
Il singolo, già in rotazione radiofonica dal 16 marzo, è stato registrato per metà nei studi di Max Casacci e per metà all’interno del carcere.
Il primo incontro di Jaselli con le detenute è avvenuto grazie all’associazione Closer che si occupa della divulgazione della cultura là dove è più difficile. Ciò, che doveva essere solo un concerto e uno scambio di idee senza troppe aspettative si trasforma presto in un vero e proprio progetto a 76 mani (78 contando anche quelle di Casacci) in corso da ormai un anno e mezzo ed il frutto di questo progetto è Nonostante Tutto, la seconda canzone nella carriera di Jaselli scritta in italiano.
Durante l’incontro Jaselli racconta della diffidenza iniziale delle donne che poi con il tempo si è sciolta e trasformata nel loro coinvolgimento sia nella stesura del testo (riportato sotto con le parole scelte dalle detenute evidenziate) che nella registrazione. La canzone Nonostante Tutto nasce da 37 parole scritte dalle donne in risposta alla domanda che gli e stata posta: che cosa è la libertà?
Il cantautore presenta ai giornalisti anche il foglio originale con le parole scelte e racconta anche che tutti gli appunti del progetto verranno custoditi nel Museo dei Diari di Pieve Santo Stefano e mostra in anteprima alcuni frammenti del documentario.
Il documentario, che racconta la storia di questa collaborazione, intitolato sempre Nonostante Tutto, andrà in onda su Real Time il 21 marzo alle 23:10.

Nonostante Tutto

Bisogna usare la filosofia e la sopportazione
Metter l’infinito dentro una canzone
e volare via di qua
Bisogna respirare la speranza in mezzo alla tempesta
come il profumo di un giorno di festa
che ricordi solo a metà

E non mi importa chi mi ha condannato
se il giudice, la sfiga o un destino sbagliato
voglio sapere che mi hai perdonato
urlarti in faccia che tutto è cambiato

Lascia la porta aperta
dammi le ali che hanno messo via
la libertà non ha geografia
la libertà, qualunque cosa sia

Lascia la porta aperta
e tira fuori i sogni dal cassetto
che presto o tardi io torno da te
e ora so che un altro modo c’è

Si può provare ad essere felici anche per sottrazione
saper prendere a calci la disperazione
per resistere qua
Si impara in fretta che le spine fanno parte delle rose
esser leali al Dio delle piccole cose
spostare la tristezza un po’ più in là

E non mi importa chi mi ha condannato
se il giudice, la sfiga o un destino che ho amato
voglio sapere che mi hai perdonato
urlarti in faccia che tutto è cambiato

Un viaggio, un figlio, una cena al ristorante,
la noia calda di una giornata come tante
il sesso, un odore portato dal vento
la libertà d’espressione, il senso del tempo

una lettera, un segno, il cielo che tuona
addormentarsi senza il campanello che suona
le gambe che corrono, il cuore che respira

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