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Jack Savoretti: Written in Scars Tour 2015 a Roma, report live e scaletta

Martedì 28 aprile 2015, Jack Savoretti ha fatto tappa col suo “Written in Scars Tour” all’Auditorium Parco della Musica di Roma in una sala Petrassi gremita di un pubblico in fervida attesa. Il cantante italo-inglese fa la sua comparsa sul palco con un look casual, “fedele a se stesso” così come è il suo modo di porsi : simpatico, divertito e dai toni confidenziali a sottolineare quel legame che in fondo lo unisce alla nostra terra. Jack Savoretti, all’anagrafe Giovanni Savoretti, è genovese a tutti gli effetti proprio come il nonno e lui ci tiene a ribadirlo perchè “al sangue non si comanda!” e non è un caso se lo vediamo così spesso in Italia.

Ancora poco conosciuto al grande pubblico, Jack ha saputo incantare gli ascoltatori attraverso la sua semplicità e una carica emotiva da fare invidia, segno di un cantautore che vive e sente ogni parola come parte di se. Protagonista con lui della serata, la sua band multietnica composta da danesi, francesi e brasiliani, che conferisce senz’altro un valore aggiunto al suo indiscusso talento.

Il concerto si apre con “Written in Scars”, il brano che dà il titolo all’omonimo album, e la sua voce a tratti sporca e potente dà il via a una serata incandescente, seguono “Fight till the end” e “Breaking the rules” due canzoni che hanno già nel titolo il loro “manifesto” accompagnati dalle parole del cantautore stesso che ironicamente afferma “nella vita ci vogliono le palle per fare quello che si vuole fare e queste canzoni lo dicono apertamente!”. E’  la volta di “Vagabond”, e anche in questo caso Jack spiega quella che è la “filosofia” che permea i propri testi e il suo modo di concepire la musica noi non siamo abituati a suonare in posti così sofisticati perchè in fondo siamo dei vagabondi. Del resto, “Written in scars”, è un album intenso scritto “non a caso” con l’ausilio di nomi importanti come Sam Dixon (già al fianco di personalità del calibro di Adele e Sia) e di Matt Benbrook (in passato batterista dei Faithless) ed è una fortuna a sentire lo stesso Jack, perchè quando si è costantemente in tour la composizione riveste un ruolo alquanto marginale sballottati come si è tra una data e l’altra e la promozione del disco. E’ la volta di “Home” e il pubblico si infuoca, catturata dalle note di un singolo di sicuro ed inevitabile successo.

Giunti quasi a metà serata, Jack annuncia la “special guest” e lo è a tutti gli effetti…Violetta. La giovane song-writer sale sul palco accolta dagli applausi di un pubblico, caldo ed entusiasta, cambiano gli ingredienti ma il risultato rimane invariato : la capacità nell’incantare un pubblico “non suo” è fuori discussione come lo è del resto la sua bravura, accompagnata col solo ausilio dell’ukulele Violetta, con un look tipicamente retrò, intona l’intensa “Crazy fool” in un duetto con Jack dai toni surreali per poi stupire con le armonie country di “Mama look a Boo Boo”.

Violetta lascia il palco…e Jack presenta una cover di Bob Dylan, spiegandone le origini. Il brano venne “scovato” nello studio di Jackson Browne, noto collezionista di “chicche” Dylaniane da quando, anni fa, l’ha accompagnato in tour in Gran Bretagna. “Nobody ‘cept but you” è un brano inedito, mai inciso, e lo stesso Jack si stupisce della cosa affermando “non capisco come un brano del genere possa esser rimasto inascoltato. E’ una canzone che prende alla gola”. E ha ragione da vendere perchè bastano i primi versi per capirne il senso.

Il concerto prosegue con altri brani tratti da “Written in scars” per poi arrivare al primo break presto interrotto da un pubblico in fremitante attesa. Apre il secondo set,”Changes”, primo singolo estratto dal terzo album in studio “Before the storm” (2013) ed è una ballata in cui Jack tenta di “spiegare l’inspiegabile per dare conforto durante il viaggio della vita”. Segue un’altra preziosa cover ma questa volta in italiano, “Ancora tu” di Lucio Battisti, che lascia il pubblico estasiato e in religioso silenzio, una versione nata “quasi per caso” ma che è poi diventata la canzone d’amore tra se stesso e l’Italia, la sua (in termini scherzosi) “amante”. Jack si misura con un gigante del passato ma lo fa con estrema naturalezza e il risultato è senza dubbio notevole. La scelta cosciente e consapevole di non cantare in Italiano pur parlandolo, è ben chiara nelle sue parole “L’Italiano è una lingua meravigliosa, poetica che comunica in sè ma che mal si addice ad una musica più ritmica (come è nel mio caso) ma amo lasciarmi contaminare da cantautori come Fabrizio de Andrè o Lucio Battisti”. 

In chiusura di scaletta, Jack richiama sul palco Violetta per interpretare con la sua collaborazione il brano “Come shine a light”. Un’inevitabile “invasione di campo” è l’abbraccio che il pubblico di Roma riserva a questo artista dal futuro radioso.

 

Scaletta :

 

Written in scars

Back to me

Fight till the end

Breaking the rules

Broken Glass

Sweet Hurt

Vagabond

Home

Crazy fool

Nobody ‘cept you

Tie me down

Other side of love

Not worthy

Knock Knock

————————–

Changes

Ancora tu

Jack in a box

Come shine a light

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