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  • Jaded Heart: Helluva Time

    Jaded Heart

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Si riparte da capo. E si sfiora la perfezione

Innanzitutto partiamo da un punto fermo: il precedente “Trust” del 2004 non era stato all’altezza del passato di una tra le più famose band tedesche di glam metal. Ecco perché, dopo quasi un anno, arriva il tentativo di riscatto, con una diversa label ed un nuovo singer, a rimpiazzare l’ottimo urlatore Michael Bormann.
I Jaded Heart, guanto di velluto del metal, per anni sono restati ancorati ad un suono romantico che, in mano ai tedeschi, poteva sembrare affatto naturale e invece, da sempre, si sono dimostrati all’altezza di riprodurre in chiave europea ciò che band come i Bon Jovi o i Firehouse avevano proposto oltreoceano. Oggi, invece, i nostri battezzano “Helluva Time” con un rinnovato sound. Il soundwriting, non più in prostrata adulazione dei melliflui sentimenti, risulta più maturo e meno scontato ma, dall’altro lato, perde qualcosa in affabilità. La voce di Johan Fahlberg, al primo confronto con l’ingombrante passato di Bormann, appare meno acuta e forse più ordinaria. Ma è solo un’impressione: piuttosto le sue corde vocali suonano simili a quelle di Augeri dei Journey, ed anche lo stesso stile del quintetto sembra seguire gli spunti della storica band di San Francisco, prendendo le distanze dagli ambienti più marcatamente heavy, per accostarsi invece all’A.O.R.
“Helluva Time” pubblica ottime canzoni, meno lente e struggenti, sempre più rock. L’opening è forse uno dei migliori pezzi scritti dalla band e coraggiosa è la scelta di coverizzare il già difficile brano di Anastacia “Paid My Dues”. Anche la nuova etichetta compie il suo lavoro, regalando una produzione decisamente superiore rispetto al passato.

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