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Jaill: Indie in the sun

Siamo lieti di proporvi l’intervista a Vincent Kircher, caratteristica voce della new-sensation targata Sub Pop, i Jaill da Milwaukee, Wisconsin. Abbiamo parlato della attuale situazione del mercato indipendente, di cosa cambia a registrare per una delle più grandi indie/major del pianeta, e come sia bello stare in tour (nel sud della California).

Ciao, la prima cosa che vorrei chiederti è quale è stato il vostro primo approccio con la musica e quando avete deciso di cominciare a suonare.
Io ho cominciato a suonare il pianoforte quando ero abbastanza piccolo, poi mi sono spostato sulla chitarra. Anche Austin suonava strumenti quando era abbastanza giovane. Entambi i nostri genitori erano fanatici del rock n’ roll e erano entusiasti di avere bambini che imparavano le canzoni degli Herman Hermits.

“That’s How We Burn” vi sta dando molta visibilità, pensi che sia cambiato qualcosa rispetto a “There’s No Sky (Oh My My)” o pensi che dipenda semplicemente dall’importanza della Sub Pop?
La nostra visibilità dipende decisamente dalla Sub Pop. Il loro interesse nei nostri confronti ha portato a molte cose, come ad esempio avere un agente, che vuol dire show migliori, e quando fai serate migliori, la gente vuole intervistarti e roba del genere. Non avevamo idea di come si facessero queste cose per contro nostro. A Ottobre scorso, poco prima che firmassimo, abbiamo fatto un lungo tour mensile che aveva in totale meno gente di quanta è venuta allo show a Seattle con gli Hold Steady di un paio di mesi fa.

In questo disco abbandonate l’approccio lo fi, i testi nonsense e mi sembra che abbiate lavorato maggiormente sugli arrangiamenti. Per quale motivo avete fatto queste scelte?
Non penso che abbiamo abbandonato intenzionalmente l’approccio lo-fi perché sinceramente prima non abbiamo mai ricercato quel suono, semplicemente era il meglio che potessimo fare. Per quanto riguarda i testi, per me hanno significato ma mi rendo contro che per molti altri non lo avrebbero. Abbiamo approcciato questo disco semplicemente come: “Facciamo un album divertente, roccheggiante, pieno di hook e qualsiasi cosa verrà fuori sarà la naturale progressione dall’ultimo album”.

Il vostro sound sembra rientrare perfettamente nella moderna scena indie, molte recensioni vi accomunano a band di oggi come The Shins, Morning Benders, Best Coast etc. Pensi che sia vero e che idee hai di queste realtà?
Sicuro! Trovo molte somiglianze con molte realtà odierne, ed è molto meglio il confronto con band che sono nel “loop” piuttosto che se qualcuno dicesse “Oh, questa band mi fa pensare a un maiale spaziale”. Mi piacciono queste band, non mi sono completamente familiari, ma ciò che ho sentito è fico.

La scena indipendente sta diventando sempre più grande e sembra che alla fine si sia guadagnata il suo posto nel mainstream, pensi che questa nuova situazione sta cambiando il modo in cui i kids approcciano la musica pop?
Wow, domanda difficile, l’idea dell’indie nel mainstream mi ricorda quando ero un ragazzo e tutti dicevano che la musica alternativa era mainstream. Parole del genere sono repellenti. Però sì, la scena indipendente sta andando meglio, quanto meno ci sono tonnellate di band che mi piacciono adesso, e non era così cinque anni fa, quindi suppongo che si stia anche ingrandendo. La musica sembra cambiare prima che influenzare, è un caos così.

I gruppi di oggi sono spesso etichettati da un certo tipo di critica come: usa e getta, derivativi, banali ecc. Pensi ci sia qualcosa di vero in queste caratteristiche negative o forse sono solo stereotipi difficili da eliminare?
Sicuramente queste critiche sono legittime. Ci sono milioni di band, quelle che mi prendono totalmente le collego con la musica che considero bella, e sembra nuova, come se dovessi mostrarla a qualcun’altro. La musica che non mi piace la considero derivativa e banale, è la natura della bestia.

Avete fatto un grosso tour, qual è stata la città e il posto che avete amato di più?
Abbiamo cominciato il tour a Seattle e quello è stato il mio show preferito, eravamo super eccitati a suonare in un posto più grande e il pubblico è stato fantastico. C’erano anche tutti i nostri saggi e incredibili amici della Sub Pop, hanno reso la cosa molto divertente.
Anche tutti gli spettacoli nel sud della California sono stati meravigliosi perché abbiamo avuto modo di imbatterci nel Burger Records; Burger Sean e Burger Lee sono i tipi più fichi del pianeta, quindi è stato un bellissimo e lento weekend al sole.

Grazie per la pazienza, spero vi piacerà l’Italia questo Novembre

Vi segnaliamo che, per ora, sono previste in Italia due date dei Jaill in Italia: il 20 Novembre al Unwound di Padova e il 21 Novembre al Twiggy di Varese.

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