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A new summer record

Mettendo insieme un catalogo di tutto rispetto e assicurandosi uscite dal livello mediamente molto alto, la Sub Pop quest’anno non ha sbagliato un colpo.

I Jaill vengono da Milwaukee e debuttano sull’etichetta americana con “That’s How We Burn” in cui l’attitudine smaccatamente power guitar pop e garage ha il sopravvento in tutti i brani di questo brevissimo e godibile disco. Non mancano eccezioni come la opener “The Stroller”, che richiama all’agressività wave di molti gruppi in voga negli ultimi anni.

Quando la band si scontra con l’indie pop con echi sessantiani il confronto con gli Shins, maestri del genere, è abbastanza impietoso nonostante i ragazzi di Milwaukee possano vantare una buona padronanza degli strumenti e della voce, riconoscibile, di Vincent Kircher.

“That’s How We Burn” è un disco fresco, godibile e attraente, ma non decolla.
I Jaill non hanno l’appeal e i singoli di band come Best Coast, The Pains Of Being Pure At Heart, Voxtrot, Hatcham Social ecc. per sopravvivere all’etichetta di gruppo derivativo e passeggero. Impressione che rimane forte anche dopo numerosi passaggi del disco che, probabilmente, sarà ascoltato in modo assiduo solo dagli indiekid più convinti o dagli appassionati della celebre etichetta di Seattle.

Pro

Contro

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