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    Jaill

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It’s a trap

Se i Jaill abitassero accanto a voi rientrerebbero nella categoria di quei vicini molto silenziosi, che quando li incontrate per strada vi salutano con un gran sorriso e se vi vedono in giro col cane vi dicono “Forte!” con espressione un po’ assente. Insomma, quelli che sicuramente da qualche parte tengono una piantagione di Maria Giovanna.

Questo non è tanto per etichettare il trio come “DROGATI”, quanto per dire che tale mood si rispecchia nella sua musica e in particolare nel suo secondo album: rock psichedelico a tratti andante a rilento, con atmosfere a volte soffuse da arpeggi chitarristici, altre pompate dalle linee corpose di basso. In tutto ciò: liriche capaci di mettere d’accordo un po’ chiunque.

L’esperimento-droga dei Jaill ci piace copiosamente se guardiamo appunto l’effetto-botta fisiologico.
Si torna negli anni Sessanta/Settanta, ma senza pretese di emulazione (certo, i richiami sono presenti in modo palese) o di strafare.
Il punto debole è l’arrestarsi rispetto all’entusiasmo del 2010.

Pro

Contro

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