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James Labrie: In cerca di una consacrazione personale

Il tour solista di LaBrie è passato dagli USA in Europa; ho potuto così avere l’occasione per un’intervista nel suo camerino del Qube a Roma, qualche ora prima del concerto. LaBrie si è mostrato disponibile, paziente e decisamente di buon umore.

Ciao James, come va? È un piacere per me poter fare la tua conoscenza.
Ciao Francesco, piacere mio. Sto molto bene, grazie.

Bene, allora iniziamo; per prima cosa ci vuoi parlare del tuo ultimo lavoro solista, “Elements Of Persuasion”?
Be’, sono veramente soddisfatto di questo lavoro. Io e Guillory abbiamo lavorato in perfetta sintonia alla composizione dei nuovi pezzi; quello che cercavo era un sound più heavy, graffiante, ed il risultato ottenuto è proprio quello che volevo. L’album risulta fluido ed i brani lenti s’innestano alla perfezione del quadro complessivo dell’opera. Per quanto concerne la produzione, ho affidato la registrazione ed il mixaggio di “Elements Of Persuasion” a Richard Chycki, chitarrista dei Winter Rose con cui avevo già lavorato nell’omonimo album del 1989. Ci conosciamo da moltissimi anni ormai ed ha fatto un gran lavoro! Sì, sono davvero soddisfatto.

Quella di stasera a Roma sarà la quinta data di questo tour, dopo tre concerti negli States e quello di ieri a Treviso. Come giudichi la risposta del pubblico? Sei soddisfatto del successo che “EOP” sta riscuotendo?
Certamente! Sono entusiasta. I nuovi pezzi in sede live rendono moltissimo e la gente ha risposto alla grande. Quelli fatti finora sono stati concerti davvero coinvolgenti ed esaltanti.

Quest’ultimo disco presenta delle differenze strutturali rispetto ad i suoi due predecessori, “Keep It To Yourself” e “2″, primi fra tutte il cambio di monicker (da “MullMuzzler” a “James LaBrie”) ed il cambio di label (da “Magna Carta” a “InsideOut”). Ci puoi parlare di queste scelte?
Vedi, le due cose sono correlate fra loro. Quando ho firmato il contratto con l’InsideOut, furono loro a propormi di cambiare il monicker. Benché mi piacesse “MullMuzzler”, francamente non ho avuto problemi a fare del mio nome il nuovo monicker della band. Fra l’altro il sound di “EOP” si discosta nettamente da quello proposto dei primi due album e considerando che è anche avvenuto un cambio nella lineup, con l’inserimento di Marco Sfogli alla chitarra in sostituzione di Mike Keneally, possiamo a tutti gli effetti considerare quest’ultimo lavoro come frutto di un nuovo progetto. Dunque, l’idea del cambio è partita dalla label, ma posso dirti tranquillamente che non avuto nulla da obiettare.

Ecco, mi porgi l’assist perfetto per la prossima domanda; infatti la terza differenza strutturale è proprio la presenza di un nuovo chitarrista, il nostrano Marco Sfogli. Ci puoi parlare di questa scelta?
Dunque, Mike (Keneally ndr) ci aveva comunicato di non poter prendere parte a questo nuovo lavoro, così avevamo la necessità di trovare un nuovo chitarrista. Ho affidato a Matt (Guillory ndr) il compito di scovarlo. Abbiamo iniziato a sentire molti bravi chitarristi un po’ da tutto il mondo. Un paio di californiani, un australiano, un canadese; erano tutti bravissimi, tutti perfettamente in grado di suonare i nostri pezzi. Ma quando ho sentito alcuni mp3 e demo di Marco sono rimasto folgorato. Mi è bastato sentirlo per cinque minuti per decidere. Mi sono detto: “Fantastico!!! È lui il chitarrista che fa per noi”. Di guitar player tecnicamente preparati se ne trovano, ma Marco ha un’espressività, una sensibilità che sono davvero una dote innata e rara. Se si aggiunge a questo la sua tecnica eccelsa devo dire che lui è davvero uno dei chitarristi più talentuosi che abbia mai sentito. Ha solo 25 anni, ma dimostra la maturità e la capacità di chi calca i palchi da 40 anni. E vi dirò di più, John Petrucci è un fan di Marco Sfogli! (Ed è certamente vero anche il contrario, conoscendo bene l’ammirazione di Marco per Petrucci nrd). Marco è assolutamente esaltante. Sono veramente entusiasta della sua scelta!
[PAGEBREAK] James, tu sei universalmente conosciuto come “la voce dei Dream Theater”. Mi pare chiaro che per un musicista completo come te ciò non può soddisfarti al 100% e questo solo-project che ormai prosegue dal 1999 sta a dimostrare il tuo desiderio di espressione e la tua volontà di dare spazio alle tue doti compositive.
Hai perfettamente ragione. È proprio per questo che ho intrapreso anche un progetto solista e mi sta dando delle soddisfazioni; è importante per me.

In tanti anni di carriera hai avuto la possibilità di lavorare con moltissimi artisti e musicisti assai diversi fra loro; da Portnoy e Petrucci a Pauly e Lucassen, solo per citarne alcuni. Quanto è stato importante per te poter essere a contatto con queste multiformi realtà e personalità?
Sì, ho lavorato a moltissimi progetti, probabilmente troppi (ride ndr). In ogni caso lasciami dire che non ho mai accettato di lavorare o collaborare in opere di cui non amassi la musica. È solo l’amore per la musica che mi fa cantare. Non credo che lavorerò mai in un progetto che non riesco a sentire mio emotivamente anche se l’ingaggio fosse altissimo. Comunque, tornando alla tua domanda, be’, è importantissimo. Quando lavori da solo o sempre con le stesse persone puoi fare come vuoi, ma collaborare con persone diverse è un continuo e prezioso momento di scambio. In tutti i sensi, a livello umano e professionale, sia come musicista che come uomo è davvero arricchente.

Ascoltando “EOP” mi pare evidente che la tua voce sia in grandissima forma, districandosi alla perfezione su ogni tonalità. Personalmente però ritengo che tu riesca a raggiungere i massimi picchi della tua espressività vocale nelle canzoni più lente (come “Lost”, “Smashed” e “Slightly Out Of Reach”). Hai mai pensato di comporre o di cantare un progetto acustico?
A dire la verità no, ma potrebbe essere interessante. In ogni caso, essendo un album acustico particolarmente introspettivo, di certo sarei io stesso a comporlo. Ecco, in quest’ottica saprei già perfettamente chi scegliere come chitarrista: Marco Sfogli ovviamente. La sua carica emotiva risulterebbe fantastica anche in un progetto di questo genere. Lui sarebbe adatto più di ogni altro.

Tornando al sound del tuo ultimo album, si può sentire chiaramente un uso dell’elettronica e di voci filtrate abbastanza diffuso. Come mai questa scelta? L’album era stato già pensato così o gli effetti sono stati una soluzione approntata in un secondo momento?
I pezzi non erano stati pensati così come sono poi finiti sul disco; dopo un primo lavoro il sound era heavy, ma io e Matt abbiamo pensato che l’utilizzo di alcuni effetti avrebbe potuto esaltare ancora di più le soluzioni compositive dell’opera, donandole nel complesso un suono più efficace. E così è effettivamente stato.

Il 7 Giugno uscirà il nuovo album dei Dream Theater “Octavarium”. Come puoi immaginare l’attesa è grande per quest’uscita discografica. Puoi darci qualche anticipazione al riguardo?
Sì, “Octavarium” uscirà il 7 Giugno. I fans dovranno aspettarsi un mix tra “Scenes From A Memory”, “Awake” e “Images And Words”. Da un certo punto di vista “Octavarium” risulterà heavy, ma credo che nel complesso il risultato sarà di un sound particolarmente avvolgente. I fans non resteranno delusi.

Stasera saranno gli Evergrey ad aprire lo spettacolo. Che ne pensi dell’attuale scena progressive metal?
Io adoro gli Evergrey! Mi piacciono moltissimo, non a caso sono loro la band con cui sto intraprendendo questo tour. Stasera vi godrete un bello spettacolo. Apprezzo molto anche i Pain Of Salvation, ma li trovo a volte troppo introspettivi. Se però devo darvi un suggerimento, vi consiglio gli Ours con “Distorted Lullabies” (datato 2001 ndr). Sono davvero una band eccezionale.

Per concludere, hai qualcosa da dire ai tuoi fans italiani?
Siete tra i più caldi di tutti! L’Italia è un paese bellissimo e ci torno sempre con grande piacere.

Grazie James, sei stato davvero gentile e disponibile.
È stato un piacere. Ti aspetto stasera al concerto.

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